Capitolo 69

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Luminosa sentiva la luce delmattino penetrarle attraverso le palpebre chiuse. Non aveva dormitomolto, quella notte, eppure non si sentiva stanca nemmeno un po'.

Ogni singola fibra del suocorpo era in fermento, non riusciva a stare ferma ma allo stessotempo era come paralizzata.

Non aveva nemmeno la forzadi sollevare le palpebre.

Qualcuno bussò alla porta.

-Altezza, sono io, Flora.-disse la voce dolce della donna.

-Avanti.- mugugnò lei, conle labbra che si separavano a stento.

Sentì il rumore della portache si apriva e i passettini veloci e corti della donna ticchettarenella stanza.

-Siete ancora nel letto,altezza?- chiese lei, andando ad aprire le finestre per far cambiarel'aria -Oggi è il gran giorno.-

-Non me lo ricordare...-disse mesta la ragazza, portandosi una mano sullo stomaco.

-Non vi facevo cosìsoggetta all'ansia.- rise la donna.

-Nemmeno io...- Luminosa sigirò di fianco -Mi sembra tutto così surreale.- mormorò contro ilcuscino morbido.

-Vedrete che staretebenissimo.- Flora le venne accanto e le accarezzò la fronte -Avanti,aprite gli occhi. Io, nel frattempo, vi preparo un bagno.-

-Grazie.- Luminosa la sentìallontanarsi, e schiuse piano una palpebra.

Vide il pavimento chiarodella sua stanza e la porta chiusa, con la maniglia rilucente sottoil sole.

Si stopicciò il viso,mentre si tirava su, liberandosi con dei calci delle coperte.

Il rumore dell'acquascrosciante risuonò per tutta la camera, misto al cinguettio diqualche passero.

Luminosa posò i piedi aterra e barcollò leggermente. Poi si stirò per bene e ciabattòfino alla finestra.

Mise una mano sotto laguancia ed osserò il paesaggio mattutino che le si presentavadavanti. In quel lasso di tempo, dalla sconfitta di Marissa, lecreature erano tornate ad abitare nel bosco e, quello, era pian pianoguarito. Le fronde erano tornate verdi e rigogliose, i tronchi nonerano più marci, ma di un bel legno forte, e l'aria era di nuovofresca e pulita. Anche la Città delle Quercie era come rinata,innanzitutto Benedict l'aveva liberata dalla cupola che laproteggeva, ed erano state tagliati gli arbusti che la coprivano. Siera ricollegata alla via principale, rilastricata di bei mattoncinibianchi splendenti, a cui era stata unita anche la vecchia viacommerciale. Non vi erano più leggi sul passaggio nel bosco echiunque era ben accolto. Bosco delle Quercie, e con lui tutta lafamiglia elfica, stava riacquistando la vecchia stima man mano che iltimore scemava. Inoltre, si stavano riportando alla luce i campiagricoli che circondavano il bosco, compresi i villaggi annessi.

Adesso si che Luminosariconosceva il ridente regno di cui aveva tanto sentito parlare.

Un rumore di ruote di carrosi aggiunse al vociare che veniva dalla città, che si stava pianpiano ripopolando. I soldati avevano lasciato il castello per tornaredalle proprie famiglie, anche se il re li convocava ancora. Non c'erapiù necessità imminente, ma il pericolo poteva essere sempre dietrol'angolo.

Luminosa sorrise. C'eraodore di pesce nell'aria, doveva essere giunto il carico fresco dipesca per il mercato mattutino.

Finalmente era completamenteimmersa nella vita vera, nei suoi colori, sapori ed odori.

-Qui è pronto, altezza. Sevolete entrare.- disse Flora, uscendo dal bagno.

-Grazie.- disse laprincipessa, staccandosi dalla finestra -Hai messo i sali allalavanda?-

Luce, Ombra e Magia - I Cavalieri della Speranza (In Revisione)Leggi questa storia gratuitamente!