Capitolo 3.

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"Grazie Gualtiero. Ti prendi un caffè?"

"Scherzi? È già arrivato il PM e ha un diavolo per capello! Se sa che ti ho fatto sbirciare questi documenti sono cazzi!"

Agosti allora prese commiato dall'amico e si concesse un caffè amaro. Sedette quindi su una poltroncina accanto al distributore e lo assaporò chiudendo gli occhi. Si sbottonò la camicia per respirare meglio. Passarono quaranta minuti buoni, poi rivide il gruppetto incrociato sulle scale dirigere verso gli uffici del quarto piano, seguiti velocemente da Gualtiero. Avevano facce che non promettevano nulla di buono. Girò con lo stecchetto di plastica il fondo del caffè e attese. Altri dieci minuti e venne giù uno dei tre incravattati, un uomo tozzo e grassoccio, sulla cinquantina, semi calvo e dall'aria incazzata. Si piazzò davanti a Paride.

"Paride Agosti?", chiese arrogante rivelando un accento meridionale. Agosti annuì tirandosi in piedi.

"Io sono Tonino Caruzzi, vicequestore aggiunto, gestisco questa pratica."

"Pratica?" domandò Agosti senza scomporsi.

"Si, la vicenda Dasaniev. Sto andando via, mi chiedevo però se lei sia quel Paride Agosti e cosa faccia eventualmente qui!" aveva un paio di denti otturati che brillavano innaturali alla luce artificiale. Sembrava una bocca malmessa. Agosti non rispose.

"... ma si, quello che a Milano chiamano The Genius, Il Genio. Beh, a me non servono i geni, ispettore Agosti, ma solo poliziotti che sappiano fare bene il proprio dovere. Perché è in questo commissariato?"

"Avevo delle questioni di cui discutere con il commissario Toselli."

"Mi dicono che è qua a bighellonare da ieri pomeriggio, immagino avrà avuto tutto il tempo per affrontare queste faccende. Ergo... "

"Cosa vuole da me, Caruzzi?"

"Io? Proprio niente, ispettore! Solo non mi piace vederla girovagare se non ha niente da fare; lei ha uno stato di servizio per ciò che concerne la disciplinare lungo da qui al cesso, e mi ha dato fastidio vederla che mi cascava in braccio proprio in un momento così difficile! Mi domando come si sia permesso di scendere ad interrogare il medico legale, visto che è a ottocento chilometri dal suo commissariato, e chi cazzo l'abbia portata sul luogo del delitto! Qui non siamo abituati a fare come minchia ci pare e piace, capito? Faccia un favore a tutti: risolva la sua questione e riprenda l'aereo per Milano." Caruzzi si allontanò trotterellando. "... e con tanti saluti alla Madonnina, ovviamente!"

Quando il dirigente fu scomparso oltre le rampe di scale, Agosti gettò il bicchiere di carta nel secchio.

"Pezzo di merda... ", sussurrò.

Gualtiero gli si avvicinò dalle spalle.

"Ho appena conosciuto Caruzzi." Lo informò Paride.

"Don Tonino? Vedessi come s'è incazzato per la storia della Jacopetti! Le hanno fatto uno shampoo che non finiva più! Quando riparti?"

"Ancora non lo so. M'ha legato le mani quello stronzo, Gualtié!"

"Va bene, ma cosa intendevi fare? Toselli può sentirti per un parere, ma il tuo ruolo sull'omicidio finisce qui, non può spingersi oltre."

Agosti guardò lontano, oltre l'ampia finestra del commissariato. "Questo lo vedremo."

"Beh, io prendo servizio, ci sentiamo più tardi?"

"Si... "

"Ciao, allora! E non fare stronzate!"

Appena Gualtiero scese le scale, il telefonino di Agosti vibrò.

L'apostolo nel buioLeggi questa storia gratuitamente!