Capitolo XVI

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Non aveva più pianto da quando Nicholas era andato via, era rimasta nuda sul letto a fissare il soffitto, era come se il mondo intorno a lei non esisteva più

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Non aveva più pianto da quando Nicholas era andato via, era rimasta nuda sul letto a fissare il soffitto, era come se il mondo intorno a lei non esisteva più. Per sino il ruolo di Nicholas era diventato marginale. Avrebbe dovuto restare delusa dal suo "abbandono"? Non lo sapeva e non le interessava.
Anche il gatto era sparito, probabilmente spaventato dalla loro discussione si era rifugiato in chissà quale angolo della casa. Il telefono squillò qualche ora dopo, ne sentì il debole suono da chissà dove, forse era rimasto nella borsa o nel cappotto. Non si sarebbe comunque alzata per rispondere, sapeva già chi era e non aveva voglia di parlarci, a dire il vero non aveva proprio voglia di parlare.Danielle non poté trovare molta consolazione nel suo lavoro, si era costretta da sola ad un'altra settimana di riposo. Per quanto avrebbe voluto buttarsi a capofitto nei problemi degli altri per dimenticare i suoi, sapeva bene quanto rischioso poteva essere anche un solo momento di non lucidità con un paziente.Era passata una settimana in cui era uscita di casa forse tre volte, aveva mangiato il minimo indispensabile per non svenire e aveva ignorato le dieci telefonate di Nicholas.Lui era un bel problema. Il rapporto con Nicholas aveva preso una direzione non ben definita, era un rapporto ibrido che la innervosiva, avrebbe di gran lunga preferito che lui la "scopasse" e basta, senza cene, regali, ricevimenti e tutte le attenzioni che lui le dava.L'incontro con sua madre non aveva interferito solo con il suo equilibrio ma aveva anche minato quello che c'era fra lei e Wulfugar. Tutte le sensazioni che aveva condiviso con lui e la confessione sul suo passato avevano finito per renderla vulnerabile e indifesa, lei non era più così e si era ripromessa che nessun uomo avrebbe conosciuto la vera lei. Invece Nicholas aveva tolto la sua corazza di indifferenza e freddezza strato dopo strato in un tempo brevissimo, questo fatto la spaventava. Era partita con l'intento di capire e svelare chi si nascondesse dietro l'uomo carico di fascino e mistero ma era finita lei invece a essere scorticata nell'animo. Questo Nicholas non avrebbe dovuto farglielo.





La vista di New York dalla terrazza di uno dei tanti grattaceli che si ergevano in pieno centro era sempre suggestiva. Nicholas buttò giù ciò che rimaneva del suo whiskey e abbandonò il bicchiere ormai vuoto sul davanzale. Per fortuna nessuno aveva avuto la sua stessa idea, del resto solo un folle o un gay si sarebbe allontanato dalla festa privata che si stava svolgendo dell'appartamento alle sue spalle.Aveva da poco acquistato una società a conduzione familiare, o meglio era il padre del Signor Remington ad aver tenuto ben salde le redini del suo impero, così come suo padre e il padre del padre prima di lui. Alla sua morte il figlio Reginald aveva deciso di disfarsi di quello che lui aveva sempre considerato un peso e aveva dato una festa per celebrare la tanto attesa libertà dagli obblighi familiari. Nicholas suo malgrado si rivide nel giovane Remington, anche lui aveva sempre considerato la Wulfugar farmaceutici come un peso, ahimè la vita non va mai secondo i piani e lo aveva imparato a sue spese, ma si era astenuto dal dare consigli a Reginald.Aveva accettato con riluttanza l'invito, ben sapendo come andassero a finire quei festini, alcool, belle donne e uomini sposati che cedevano alle loro avances. Solo qualche mese prima non avrebbe perso tempo ad appartarsi con una delle tante giunoniche bellezze presenti in quell'appartamento. Era cambiato, Danielle lo aveva cambiato.L'alcool lo aveva riscaldato abbastanza da impedirgli di sentire il freddo pungente di novembre, si beò della solitudine ben poco tempo però. Una donna bruna dal viso seducente e dal corpo formoso si era avvicinata a lui, non sembrava alticcia come le sue "amiche", ma Nicholas la considerò ugualmente una presenza molesta.- Signor Wulfugar, ho pensato di portarle un altro po' del suo preferito. – disse porgendogli un altro bicchiere colmo di liquore che Nicholas accettò ma senza bere un solo goccio.- E' stata gentile. – disse senza nessuna inflessione nella voce.- La festa non è di suo gradimento? – chiese ancora con il sorriso questa.- A quanto vedo a lei piace molto. – disse girandosi su un fianco per guardarla meglio. Era davvero bella, con le curve al posto giusto e valorizzate da un abito elegante.- E' una festa e nessuno dovrebbe essere triste ad una festa. – Wulfugar la guardò leggermente sorpreso e si chiese se sembrasse davvero triste, di certo non era l'anima della festa e non vedeva l'ora di tornarsene a casa ma risultare addirittura triste lo accigliava nel profondo.- Sono annoiato signorina... non conosco il suo nome. – disse bevendo finalmente un sorso del liquore.- Vivienne. – disse lei avvicinandosi maggiormente a lui.-Piacere di conoscerla Vivienne. – disse senza sorridere e posò il bicchiere ancora pieno accanto a quello vuoto.- Può darmi del tu. E poi questa festa non è il massimo. – disse gesticolando con la mano come per scacciare un insetto fastidioso.- Cosa si aspettava da una festa del genere? – chiese duramente e ignorando il tentativo della giovane di "attaccare bottone", Vivienne aveva scelto davvero un pessimo momento per fare la sua conoscenza.- E lei invece? E' qui anche lei. – ribatté esterrefatta come se l'uomo l'avesse colpita nell'orgoglio ma Nicholas era immune al suo broncio offeso, in quel momento voleva solo fare il critico e sfogare la sua frustrazione su quella povera ragazza.- Io sono qui a causa del mio lavoro. – - Perché non sotterra l'ascia di guerra? Un uomo con il suo fascino non dovrebbe trattare così una donna. – Nicholas la squadrò bene, più che donna era una ragazzina, dal volto pesantemente truccato e dalle forme generose ma pur sempre un ragazzina. Probabilmente lui aveva il doppio dei suoi anni, un mese prima non si sarebbe fatto alcun problema ad andarci a letto, ora invece il confronto con Danielle era istintivo e automatico. Danielle e il suo modo involontario di sedurlo. Danielle e il suo modo di controbattere. Danielle e la sua aria composta, la donna glaciale con lo sguardo d'acciaio. Vivienne non aveva nulla che la ricordasse anche solo vagamente.- Non le ho chiesto io di venire sulla terrazza. – disse serafico.- Gli uomini come lei mi hanno sempre attirata. – disse facendosi ancora più vicina, i loro corpi si sfioravano e le loro labbra erano a pochi centimetri di distanza. – Chissà perché noi donne siamo sempre attirate dal lupo cattivo. – disse a bassa voce mentre posava le sue mani sul petto ampio dell'uomo.- Lupo cattivo dice? Io credo di essere il cacciatore. – disse lui stando al gioco mentre il corpo sinuoso aderiva al suo provocandogli un cenno di erezione, una pallida eccitazione se messa a confronto con le sensazioni che Danielle era solita provocargli anche solo con uno sguardo.- Potrei essere la sua preda signor Wulfugar. – asserì la donna prima di posare le sue labbra su quelle dell'uomo.Nicholas se lo aspettava, dentro di lui iniziò una lotta tra la ragione e l'astinenza, per un attimo si abbandonò a quel contatto intimo e sensuale, la prese per sino fra le braccia e nella mente balenò il pensiero che forse quella ragazza sarebbe stata un'ottima distrazione per dimenticare Danielle anche solo per una notte. Ma più stringeva quelle forme, più approfondiva il bacio e più si rendeva conto di quanto Danielle gli mancasse. Si accorse di come desiderava sentire il suo profumo e non quello dolciastro di... Vivienne? Si chiamava così no? La sua Danielle avrebbe percorso le linee dei muscoli delle spalle e sarebbe risalita con una mano sul suo collo mentre l'altra l'avrebbe appoggiata su uno dei suoi pettorali, ad un certo punto gli avrebbe morso il labbro inferiore e avrebbe dischiuso gli occhi lentamente, un lampo di sfida ad illuminarli e allora lui le avrebbe ordinato di mettersi in ginocchio. Era così che Danielle iniziava a baciarlo.Si staccò piano della bruna combattendo con l'istinto di scostarla bruscamente, si ravviò i capelli all'indietro con una mano e si schiarì la voce.- Va tutto bene? – la ragazza lo aveva preceduto e lo osservava stupita per esser stata rifiutata.- Io non posso, Vivienne. – disse deciso guardandola dritto negli occhi.- Sei sposato? – chiese senza scomporsi.- No. – disse sempre più spazientito.- E allora cosa ti impedisce di passare una piacevole serata? – chiese con insistenza e Nicholas percepì che delle donne come Vivienne ne aveva piene le tasche. Arriviste sociali senza il minimo rispetto per se stesse. Come poteva biasimarsi? Aveva provato il paradiso ed era stato costretto a tornare sulla terra. Condividere il sesso con un'altra donna non sarebbe stato più lo stesso, ormai ne era consapevole.- Buona serata Vivienne. – disse prima di voltarsi.- E' molto fortunata. – disse lei d'un fiato richiamando la sua attenzione.- La donna che ti impedisce di venire a letto con me. – precisò lei quando l'uomo si fu voltato nella sua direzione, fu un attimo prima di vederlo sparire all'interno dell'appartamento.Si congedò velocemente dal proprietario di casa e si ripromise di non mettere mai più piede a feste come quelle, si chiese come avesse fatto per tutti quegli anni a divertirsi con donne che miravano solo ai soldi o al sesso, donne totalmente diverse da Danielle Lanford.





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