~32~

102 7 0

Una volta qualcuno mi disse che anche tra le nuvole più grigie c'è un filo d'argento. Io rimasi un po' perplessa da quella affermazione.

A differenza di altri, che come la recepirono la scordarono, io rimasi giorni a rifletterci su. Era una mia virtù, quanto un mio difetto il continuo riflettere sugli eventi o sulle parole che sentivo ogni giorno.

Da quel giorno continuai, anche se con molta fatica, e spesse volte non riuscendoci, a cercare quel filo d'argento di cui mi avevano parlato.

Per la maggior parte della mia vita, fino a quel momento l'argento non l'avevo mai visto. Ci avevo provato all'inizio ma ogni volta finivo con una lametta tra le mani e il sangue che fuoriusciva imperterrito dai miei polsi.

Dopo aver incontrato Alex e la sua famiglia, però, forse riuscii a vedere quello spiraglio.

Una pomeriggio qualunque, mentre mi dirigevo a casa nella mia nuova città, forse vidi quel filo d'argento che tanto aspettavo.

Erano passati ormai circa tre mesi dal mio trasferimento. Vivevo dai miei nonni, anche se mi consideravano poco niente. Passavano la maggior parte del tempo fuori casa come Grace, l'unico lato positivo era che al contrario di prima vivevo come una signora in casa mia.

C'era la domestica, Rita, che si occupava dei pasti e della pulizia della casa e a me non lasciava da fare praticamente nulla. A volte mi capitava di sentirmi inutile, perché io stavo seduta ad un tavolo e lei lavorava al posto mio, altre invece ero grata di quell'opportunità.

Nella nuova scuola, invece, per la prima volta in tutta la mia vita, avevo trovato un'amica. Sandy, questo era il suo nome. Non so come fosse capitato ma il giorno prima mi sono seduta di fianco a lei a biologia, il giorno dopo percorravamo la strada verso casa insieme.

Era una ragazza solare, divertente e, soprattutto, molto gentile e paziente. Nonostante fossi stata molto restia e riservata nei suoi confronti non sembrava intenzionata a scappare e questo mi fece sentire per la prima volta accettata.

Con il mio Alex, invece, la situazione non era delle migliori. All'inizio ci vedavamo quasi tutti i weekend, poi però con il passare delle settimane gli impegni di uno andarono a sommarsi agli impegni dell'altro e finimmo spesso per non vederci. Una volta lui doveva uscire con i suoi amici, altre dovevamo studiare. Insomma, la nostra relazione risentì molto della lontananza. Sì, perché avevamo deciso di restare insieme nonostante non vivessimo più nella stessa città.

Mi mancava, su questo non c'erano dubbi ma per la prima volta dopo tanto tempo, sentii di potermela cavare da sola, senza l'ausilio di nessuno.

L'unico problema era quando mi chiamava. Lì sì che avevo un crollo emotivo.

Mi mancava la sua voce, che nel periodo di permanenza a casa sua era diventata un suono quotidiano. Mi mancavano i suoi abbracci, le sue carezze, i suoi baci, le sue coccole. Forse queste ultime erano quelle che mi mancavano maggiormente.

Sentirmi amata, nonostante tutto ciò di nuovo che possedevo, era qualcosa che solo Alex riusciva a darmi. Nessuno di coloro che avevo conosciuto in quella città, riusciva a farmi sentire come mi sentivo con lui.

Le sue labbra che ogni mattina, per quanto pesante fosse, si aprivano in un sorriso diretto a me e a nessun altro per augurarmi il buongiorno. I suoi occhi che riuscivano a leggermi l'anima anche solo osservandomi per pochi istanti.

Tutte queste sensazioni al telefono non potevo percepirle. Nonostante ci provassi, non averlo accanto era più dura del previsto.

Ogni volta che chiudevo la chiamata con lui, scoppiavo in un pianto disperato. Ogni volta che veniva a trovarmi per poi andarsene era come ricevere una pugnalata dritta al petto.

Per quello cominciai a diminuire le viste sia le sue da me che le mie da lui. Non riuscivo a sopportare il dolore che provavo talvolta che ci salutavamo.

Anche sentirlo al telefono era diventata dura. Quasi sempre finivo con il piangere al sol sentire la sua voce. Alex cercava di consolarmi ma non avendolo vicino, pronto ad abbracciarmi non riuscivo a calmarmi.

Le sue braccia, le sue spalle erano diventate una parte importante della mia vita. Avevo bisogno del suo sostegno e non potevo riceverlo se lui non era con me.

Mi mancava il sapore delle sue labbra ma quando potevo averlo lo evitavo per non stare male dopo.

Ero un'eterna contraddizione ma non potevo farci nulla.

Litigammo davvero tante volte per motivo talvolta futili per poi finire a piangere attaccati al telefono.

Quella era una di quelle volte. Non ricordo neanche il perché avessimo litigato ma ero rimasta tutta la settimana con il fiato sospeso incapace di chiamarlo per capire come risolvere la situazione.

Avevo paura che mi dicesse che tra noi fosse finita perché, nonostante litigassimo spesso, non volevo perderlo. Dopotutto era il mio sole.

Stavo tornando a casa a piedi, accompagnata da Sandy, che in quei momenti non mi lasciava mai sola e le ero grata. Le avevo raccontato di Alex siccome avevo bisogno di sfogarmi e lei si era dimostrata un'ottima ascoltatrice.

<<Vuoi che venga da te?>> chiese con quella vocina bassa ma dolce che la contraddistingueva.
<<No, tranquilla. Ho bisogno di rimanere un po' sola>> mentii cercando di rassicurarla. Non volevo che si preoccupasse così tanto per me.
<<Sicura? Tanto domani è sabato, non ho nulla da fare>>.
<<Non ti preoccupare, sto bene>>.
<<Non ci credi neanche tu!>> mi rimproverò la mia amica quando arrivammo davanti casa mia.

Era una piccola villetta in un quartiere tranquillo della città. Molto accogliente e molto frequentato a differenza di dove vivessi prima.

<<Sandy, rilassati io sto...>> ma le parole mi morirono in gola quando vidi un'auto terribilmente famigliare.

Non poteva essere lui, non veniva a trovarmi da settimane ormai.

Ma quando la portiera si aprì, mostrando un ragazzo moro con un sorriso smagliante, ebbi quasi un colpo al cuore.

Era ancora più bello di come lo ricordassi. Si era tagliato i capelli, si era fatto crescere un po' di barba ed in quel momento stava venendo proprio verso di me.

In un istante mi liberai della pesante borsa che portavo in spalla e cominciai a correre verso di lui, sotto lo sguardo perplesso della mia amica.

Appena lo raggiunsi gli saltai praticamente in braccio e lui mi prese al volo senza perdere neanche per un momento l'equilibrio.

<<Che ci fai qui?>> chiesi in un sussurro con le labbra a contatto con il suo orecchio. Ero appiccicata a lui come un koala, con le gambe intrecciate dietro la sua schiena e le braccia allacciate al suo collo.

<<Non posso venire a trovare la mia ragazza?>> domandò ironico emettendo una risata roca.
<<Quindi stiamo ancora insieme?>>.
<<Certo sciocca! Perché vuoi lasciarmi?>>.
<<No, mai>> dissentii con voce da bambina, <<mi sei mancato>>.
<<Tu di più piccola>>.

Dopo essermi sufficientemente inebriata del suo dolce profumo, slacciai le gambe dal suo bacino e rimisi i piedi a terra. Appena gli fui di fronte però Alex non aspettò neanche un secondo e si fondò sulle mie labbra.

Dio, se mi era mancato.

Il suo sapore, le sue mani sui miei fianchi che mi attiravano sempre più a sé.

<<Ti amo Alex>> esclamai a fiato corto a pochi centimetri da lui.
<<Allora non ti dispiacerà se rimango un paio di settimane, la mia scuola è chiusa per lavori di ristrutturazione>> sorrise dolcemente avvolgendomi il bacino con un braccio.
<<Davvero?!>> chiesi incredula.

Sarebbe rimasto per più di un paio di giorni ed io me lo sarei potuta godere per un po'.

<<Sì, se mi vuoi>>.

Senza aggiungere altro lo presi per il colletto e feci scontrare nuovamente le nostre labbra.

Mi era mancato, forse troppo.

Over And Over Again, Un Passato Che RimaneLeggi questa storia gratuitamente!