Non credevo di poter mai sentire una sensazione di vuoto, come se il mio corpo si fosse svuotato. Vuoto.

Come quando vomiti e senti lo stomaco svuotato, privo di qualsiasi forza per lo sforzo. Davvero non credevo di poter sentire quella leggerezza e quella debolezza di cui parlano tanto le persone che sfidano il vuoto. Tipo quelle che si buttano dagli aerei e aprono il paracadute. Io ho sentito più o meno quello, ma stavo cadendo senza paracadute e l'adrenalina era ancora di più. Forse sarà stato questo a lasciarmi in vita, l'adrenalina del vuoto.

Forse il freddo. Ricordo il freddo in quei 10 minuti, si, lo ricordo. Del resto non ricordo molto. L'acqua bollente. Stavo soffocando, o forse già ero svenuta? Non ricordo. I punti quando li avranno messi? Quando la lavanda gastrica? Quando mi hanno portata qui? La mia memoria mi sta lasciando. Ritorno al momento del non sentire più aria nei polmoni. Poi? La porta è stata aperta, ma non vedo, il rumore ovattato dall'acqua.

Poi una mano forte mi ha tirato fuori, si, questo lo ricordo, mi stringeva i polsi. Papà? Mio padre ha le mani cosi forti? Non ricordo. Non ricordo il suo tatto. Poi? Vuoto. Il buio più totale. Manca tutto un pezzo. Una volta ho letto che può capitare di perdere i pezzi di memoria quando subiamo momenti traumatici. Non pensavo fosse vero. A volte ho dei flash, tipo la faccia dell'infermiera. Quanto ho dormito? Neanche questo ricordo, ma forse è meglio cosi.

Ho sfiorato la morte mi hanno detto. Sono due settimane che sono ricoverata e non parlo con nessuno. Nessuno vuole parlare con me, tranne la psicologa, che sembra non volerci rinunciare. Non mi piace parlare, è inutile. Loro non capiscono e non capiranno mai.

-Lei è Michelle, non parla molto, ma è una brava ragazza. Vuoi parlarci un pò di te?-

Siamo nella stanza delle chiacchierate, ossia quando facciamo terapia di gruppo. Non sopporto questo momento, è inutile per me. Come la maggior parte delle sedute qui. Scuoto la testa e Martina, la psicologa, assume un aria delusa, forse triste. Ci tiene proprio a sentirmi parlare. Passiamo alla mia compagna di stanza Serena, che di sereno non ha niente. Come al solito racconta la sua storia, bulimia dall'età di sedici anni, in ricovero e in cura da due anni, Dca, anoressia, sto meglio ora, vorrei andare via, non vedo l'ora di stare meglio e andarmene.

La verità è ben altra, a noi piace il male, lo stare male, il sentirci perennemente nelle cure di qualcuno. La verità è questa. Fanculo il voler dimagrire, fanculo l'anoressia,fanculo la depressione. La verità è che ci piace stare al centro dell'attenzione. Perchè? Perchè è così, facciamo "oh sto male" e subito qualcuno ci viene a coccolare e a dirci che andrà tutto bene. Le attenzioni, questo ci manca. Questo ci è sempre mancato, nessuno ce l'ha dato, e ora lo pretendiamo e lo facciamo in modo che si noti, aggressivo.

Noi anime tristi, questo volevamo, amore. Nessuno se ne è mai accorto, e ora? Eccoli i risultati. In media nei paesi industrializzati come l'Italia, 8-10 ragazze su 100 tra i 12 e 15 anni di età, soffrono di disturbi alimentari, di queste 1-2 nelle forme più gravi. in Italia fanno tre milioni di persone e nel novanta percento dei casi le donne non riescono a guarire del tutto. Una statistica così enorme, o solo numeri?

Fa così male che la gente non se ne accorga, ancora peggio quando se ne accorge e ignora. "è solo l'età poi ti passa crescendo. Noi tutti ci siamo passati." Ma cosa stra cazzo avete nel cervello? Tutti chi? Tutti cosa? Noi siamo tutti uguali? Questo è il fatto, non siamo tutti uguali. Ci sono i forti e ci sono i deboli. Perchè vi fermate solo alla fascia dei forti? Perchè? Ah giusto, siamo solo statistiche, numeri.

-Michelle, è ora di andare. -

Con un sobbalzo mi accorgo di essere rimasta solo io nella stanza. Annuisco e mi alzo. Martina mi guarda e sorride.

-non hai sentito una parola di quello che hanno detto gli altri, vero?- annuisco.

-bhe, è stato al quanto noioso. Non ti sei persa nulla, tranquilla.- mi fa l'occhiolino ridendo e se ne va. Sorrido mentre se ne va.

________

Nelle cuffie con il volume a mille ascolto la canzone dei Nickelback, How you remind me. Non so, ma c'è qualcosa di speciale in questa canzone. Fortunatamente non è collegata a niente e nessuno. Rimango a fissare il soffitto per tutta la durata della canzone, finché non mi accorgo che sono le tre passate. Serena dorme profondamente, solo grazie ai farmaci. Vorrei dormire anche io, ma non ci riesco, sono troppo in ansia. Per cosa non lo so, ho solo ansia. Vorrei così tanto ricordare quello che è successo dopo, e invece niente. Nebbia. I punti sui polsi si stanno rimarginando, pizzicano sempre, ad ogni ora. Un agonia.

Il display del telefono si illumina, svogliatamente lo sblocco e leggo il messaggio. Mi viene da ridere e allo stesso tempo vorrei piangere. Viktor mi scrive e mi chiede come sto. Non saprei proprio come rispondergli. Decido di spegnere e che ci avrei pensato il giorno dopo. In quel momento sento il bisogno di toccarmi i fianchi e le ossa, o meglio, quello che ne è rimasto delle ossa. Ormai sento solo grasso.

Un orrenda obesa. Come al solito.

Come sempre, come sarà per tutta la vita.

Wonderwall.Leggi questa storia gratuitamente!