34 || Colpire alle spalle

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Gli occhi della ragazza erano colmi di rabbia, odio e disperazione; vagavano sul viso di Perla senza sosta, mentre le labbra erano schiuse in un ghigno che avrebbe fatto rabbrividire chiunque.

Perla era pietrificata dalla paura: la gamba le doleva sempre più e il cuore batteva talmente forte da rimbombarle nella testa. Aveva paura, perché quella ragazza, sin dalla prima volta che l'aveva vista, aveva manifestato un profondo disprezzo e odio nei suoi confronti e dal modo in cui la guardava sembrava davvero intenzionata a farle del male. Cercando di mettere quanta più distanza possibile fra lei e quella ragazza, strisciò all'indietro fino a sentire la superficie ruvida del tronco contro la schiena, sebbene sapesse che non sarebbe servito a nulla.

«Chi sei?» domandò Perla con voce tremante.

«Alexandra, molto piacere» rispose lentamente, mentre il ghigno che aveva dipinto in viso si allargava sempre di più. «Ma sapere il mio nome ti servirà poco, dato che tra non molto morirai.»

Perla non poté fare a meno di tremare nel sentire quelle parole, poiché era più che certa che quella pazza avrebbe fatto davvero di tutto pur di portare a termine il suo piano – ovvero di ucciderla.

«Perché? Che cosa vuoi da me?»

Alexandra le si avvicinò a passo rapido e, quando l'ebbe raggiunta, abbassò il volto in modo tale da incastrare gli occhi glaciali in quelli della ragazza. «Cosa voglio da te e dai tuoi amici, vorrai dire.»

A quelle parole lo sguardo di Perla s'indurì; poteva pure avere in mente di uccidere lei, ma tutti gli altri dovevano restarne fuori. «E cosa vuoi?»

«Vendetta.» La ragazza assottigliò gli occhi, studiandola. «Avete ucciso i miei fratelli

Perla corrugò la fronte, non capendo a chi si stava riferendo. «Non abbiamo ucciso nessuno.»

Fu colpita da uno schiaffo talmente violento da farla cadere a terra ancor prima di rendersene conto. Un lamento le sfuggì dalle labbra, mentre si portava una mano sulla guancia arrossata.

«Non mentire!» le urlò a pochi centimetri dalla faccia. «Li avete uccisi, uno ad uno.»

«Non so di cosa tu stia par...»

Non riuscì a terminare la frase, poiché la ragazza le assestò un secondo schiaffo sull'altro lato del viso. Perla sentì il labbro tagliarsi ma non se ne curò; guardò nuovamente la giovane che aveva di fronte e non riuscì a trattenersi dal riservarle un'occhiata di fuoco.

«In questo stesso bosco, tu e i tuoi amici avete ucciso i miei fratelli» ripeté l'altra, inferocita, e Perla finalmente capì che si stava riferendo agli Oscuri che avevano affrontato qualche notte prima. «Io ero , sono stata io a dire loro che avrebbero potuto trovarvi in quel posto, a quell'ora.»

Perla trattenne il fiato e sgranò gli occhi: Alexandra era un Messaggero.

Spinta da quell'improvvisa consapevolezza, abbassò lo sguardo sul petto della ragazza alla ricerca di una conferma e vide infatti quello che non aveva notato prima: nascosto sotto la scollatura della maglietta, si poteva intravedere l'Arkayia.

«Vi ho visti farli fuori uno ad uno» continuò Alexandra, sempre più furiosa. «Anche tu ne hai ucciso uno, ricordi?»

«Siete voi gli assassini» rispose, mantenendo lo sguardo fisso in quello della ragazza. «Uccidete solo perché avete qualcuno più potente di voi che vi ordina di farlo. Uccidete persone innocenti.»

«Uccidiamo le persone inadatte a vivere nel mondo che Mavrikòs ha in mente di costruire. Un mondo in cui gente come me e i miei fratelli verrà considerata come davvero merita.»

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