PROLOGO

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Sono in una stanza al buio, almeno credo. Sento tanto freddo. Provo ad aprire gli occhi ma tutto quello che riesco a vedere è il buio totale, fin quando uno spiraglio di luce mi abbaglia. Sento Erika che piange, riconosco perfettamente il suo pianto anche tra mille. Mi alzo di scatto e mi dirigo in fretta verso lo spiraglio che sembra allontanarsi ogni volta che provo ad avvicinarmi. Inizio ad urlare il nome di mia figlia a vuoto e scoppio in lacrime. Il cuore batte forte, ho paura che possa essere in pericolo.
Corro sempre più veloce. Cado a terra sfinita senza essere riuscita a salvare Erika. La mia piccola...

Mi risveglio nel mio letto al sicuro da tutto. Per prima cosa mi alzo di scatto e controllo la culla di fianco al letto notando con gran sollievo che Erika dorme profondamente. Faccio un sospiro di sollievo e mi sdraio nuovamente.
Jamie sta dormendo con lo sguardo verso di me. Sorrido guardandolo dormire per qualche secondo realizzando di non essere più ai tempi del liceo quando ero perseguitata da Nathan Morris. Adesso sono con mio marito.
Gabriel entra nella stanza in punta di piedi strizzandosi gli occhi dalla stanchezza. Sembra sia triste.
Mi alzo dal letto e mi avvicino verso di lui.
<<Ehy, tesoro! Come mai sei sveglio?>> gli chiedo.
<<Mamma, ho fatto un brutto sogno!>> dice piagnucolando.
Lo abbraccio e lo prendo in braccio.
<<Vuoi dormire con Mamma e Papà?>>
Lui annuisce e poi poggia la testa sulla mia spalla. Appena lo metto nel letto matrimoniale è già nuovamente nel mondo dei sogni. Sono quasi le sei del mattino. Ho definitivamente perso il sonno. Fra poche ore devo andare a lavoro, quindi preferisco dedicarmi alla colazione per Jamie.
Appena raggiungo la cucina preparo l'impasto per i pancake mentre scaldo il latte per Gabriel ed Erika.

Porto Gabriel all'asilo e decido di passare da mia madre per lasciarle Erika per qualche minuto, devo sbrigare delle commissioni. Jamie è già andato al lavoro.
Parcheggio l'auto, slaccio le cinture del seggiolone di Gabriel e lo prendo in braccio. Metto le chiavi in borsa ed entro nella scuola materna.
La maestra sorride alla vista di Gabriel e lo affido subito a lei. Saluto l'insegnante e mi dirigo in macchina.

Ho deciso di portare i fiori a Nathan e Millie questa mattina, poi passerò anche da mio fratello adottivo: Adam... Finalmente adesso ha il suo vero nome sulla lapide, perché un tempo il suo corpo era stato spacciato per quello della mia migliore amica Clare...
Metto piede nel cimitero e mi dirigo in fretta verso la tomba dei Morris. Ho preso un paio di mazzi di fiori assortiti per entrambi.
Mentre cammino noto una cosa davvero strana... C'è qualcuno davanti alla tomba di Nathan, indossa un cappuccio nero. Ma chi sarà? Per quanto ne so nessuno si è degnato di avvicinarsi a quella tomba fino ad ora. Mi avvicino ma lo strano tipo deve aver sentito i miei passi perché scappa via. Lo seguo con lo sguardo per pochi istanti con espressione perplessa ed interrogatoria. Decido di lasciare stare e poggio i mazzi di fiori sulle tombe.
Faccio una preghiera come sempre e poi mi allontano.

Improvvisamente sento delle urla provenire dal cimitero, mi giro intorno per capire chi possa essere fin quando noto un gruppo di persone intorno ad un paio di fosse scavate.
Inizio a muovermi verso la grande folla.

Oh mio dio!

Le tombe della Dottoressa Harris e di sua figlia, Mia, sono state profanate ed i corpi riesumati. Le fosse sono scavate e le bare aperte, ma non presentano i corpi delle donne.
Butto un urlo straziato e mi copro la bocca con la mano tremante. Non mi reggo neanche in piedi dal terrore così cado sul prato. Ma perché? Chi può avercela così tanto con la Dottoressa Harris e con Mia?
La Dottoressa Harris era una psicologa, ricordo di averla vista solo una volta in tutta la mia vita, fu anche fatale per quanto ricordo. Solo Nathan poteva avercela tanto con lei, ma non c'è più da anni ormai.
Noto solo adesso che le lapidi sono state distrutte, i nomi si possono ancora leggere.
Dei signori mi aiutano a rialzarmi, devono avermi riconosciuta, ormai tutta la città mi conosce dopo ciò che è successo dodici anni fa, quando Nathan Morris era il dominatore della città.
La polizia arriva subito dopo e chiede a tutti di allontanarsi dalla zona.
Mi alzo subito in piedi e corro via verso la mia auto respirando affannosamente.
Entro e metto in moto in fretta ed il panico inizia a prendere possesso di me.

Credevo fosse finito tutto con la morte di Nathan, ma evidentemente mi sbagliavo.

I crimini non avranno mai veramente fine.

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