33|| Fiducia e lealtà

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Il mattino seguente, quando aprì gli occhi al nuovo giorno, il sole era già sorto da un pezzo e Perla si sentì stranamente rilassata e ben riposata. Erano settimane che non dormiva così bene e, soprattutto, così a lungo. Passare la notte stretta a Tyler era stato un vero e proprio toccasana, perché solo tra le sue braccia poteva sentirsi davvero protetta e al sicuro.

Sospirò profondamente e si girò supina. Non si stupì nel trovare l'altro lato del letto vuoto; ricordava di essersi svegliata quando ancora il sole non era sorto e di aver sentito Tyler sfiorarle la fronte con le labbra e sussurrarle dolcemente che sarebbe tornato presto. Il pomeriggio precedente le aveva accennato che lui e Rayen sarebbero usciti presto per fare delle commissioni importanti, e Perla aveva dato per scontato che fossero andati a parlare con quanti più Bianchi possibili per metterli al corrente di quello che stava succedendo - proprio come avevano fatto a San Pedro de Atacama prima di partire per la Nuova Zelanda. Il che stava a significare che, nel giro di un paio di giorni sarebbero ritornati a Stamford.

Perla non vedeva l'ora di tornare a casa, riabbracciare suo padre e rivedere tutti quanti i suoi amici, ma il pensiero di lasciare Wellington senza Zion la intristiva parecchio. Ora che sapeva il motivo per il quale l'uomo si rifiutava di combattere al loro fianco, era ormai certa che niente e nessuno sarebbe riuscito a fargli cambiare idea. Si era resa conto di essersi prefissata di portare a termine un obiettivo senza però tener conto degli ostacoli che le si sarebbero potuti presentare, e non saper cosa fare per superarli le faceva credere di aver fallito.

Fece un lungo e profondo respiro e si passò una mano sul viso, poi scese dal letto decisa a tornare in camera sua per farsi una doccia. Fortunatamente il corridoio era deserto, evitando così di fare imbarazzanti incontri mentre usciva dalla stanza di Tyler. Raggiunse la sua e vi entrò rapidamente; prese la biancheria intima e dei vestiti puliti e si fiondò sotto l'acqua calda. Dopo una decina di minuti uscì dalla doccia avvolta in un telo di spugna bianco, si asciugò il corpo e i capelli bagnati e si vestì. Sistemò tutto l'occorrente che aveva usato per lavarsi e uscì dalla stanza, decisa a mettere qualcosa sotto i denti. Non appena raggiunse il soggiorno capì che non sarebbe stata sola, poiché dalla cucina arrivarono le voci di Scott e Delia.

«Ahi! Joder, Delia!»

«Così impari, brutto idiota.»

Perla si morse il labbro inferiore per celare il sorriso ed entrò in cucina, trovando i due seduti intorno al tavolo. Si sedette e mormorò un saluto, ma loro erano talmente presi da quella discussione che si accorsero a malapena della sua presenza.

«Ed è un buon motivo per infilzarmi con la forchetta?» esclamò il ragazzo, massaggiandosi il dorso della mano destra.

«Certo, volevi rubarmi il pancake.»

«Perché te ne sei mangiata tre, mentre io solamente uno.»

Particolarmente divertita da quel battibecco, Perla prese una fetta di pane tostato e spalmò un lato con della marmellata all'albicocca in completo silenzio, decisa a gustarsi appieno quella scena.

Delia sbuffò sonoramente e scosse la testa. «Dovresti fare il gentiluomo e lasciarmi tutte le frittelle.»

A quelle parole le labbra di Scott si incurvarono in un ghigno malefico, mentre con il corpo si sporgeva sempre di più verso di lei. «Sai, Delita, io starei attento se fossi in te. Quella roba» disse poi, indicando il pancake dell'amica con la testa. «finisce tutta sui fianchi.»

Con una velocità sorprendente, allungò una mano e le rubò il piatto da sotto il naso. Tagliò un enorme pezzo di pancake e se lo mangiò; poi, con fare quasi teatrale, socchiuse gli occhi e gemette di piacere. Perla si portò la tazza di caffè che si era preparata poco prima alla bocca per tentare di celare il sorriso divertito che aveva stampato in faccia, mentre Delia continuava a guardarlo con il fuoco negli occhi.

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