Capitolo XIV

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Danielle aveva messo la solita cura nel prepararsi come ogni volta che doveva vedersi con Nicholas, le piaceva l'idea di farsi bella per lui, di scegliere la lingerie soprattutto.

Aveva preparato una borsa con gli effetti personali per stare via quella notte e aveva provveduto alla cura del gatto. Era emozionata perché doveva vedere Nicholas e non perché era il suo compleanno, sperò vivamente che lui non le facesse regali, mal sopportava quando li faceva senza un motivo figurarsi in quel giorno particolare. Alternava momenti in cui si pentiva di aver detto che sabato era il giorno del suo compleanno e altri in cui si autoconvinceva che non era importante.
- Auguri. – disse lui con il sorriso sulle labbra appena le si avvicinò sulla scalinata del portone e inaspettatamente le diede un bacio leggero sulle labbra.
- Sei di buon umore stasera? – disse lei lasciandosi condurre al veicolo scuro parcheggiato poco più avanti.
- Sempre, quando so che sarai mia. – disse lui maliziosamente e lei sorrise.
- Tu invece non mi sembri particolarmente entusiasta. Hai paura della vecchiaia Danielle? – chiese lui prendendola in giro.
- E' solo che non amo festeggiare il mio compleanno disse mentre lui le apriva la portella e prima che potesse sedersi notò un pacchettino nero sul sedile.
- Nicholas... - disse lei voltandosi di scatto ammonendolo con lo sguardo.
- Prendilo, lo sai come la penso sui regali. – disse incrociando le braccia al petto.
- E invece non ti importa cosa ne penso io sui regali. – ribatté lei seccata ma afferrò ugualmente il pacchetto e lo scartò fissandolo negli occhi con aria di sfida.
- Un foulard nero? Grazie Nick, mi mancava. – disse lei tirando fuori la seta costosa. "Nick", lo aveva chiamato con quel nomignolo senza neanche rendersene conto e l'uomo sorrise di fronte a quell'esternazione davvero straordinaria per lei.
- Sei davvero impossibile, Danielle! – esclamò lui fingendosi esasperato, poi le prese il foulard e glielo passò sugli occhi.
- Vuoi fare sesso sadomaso in camporella? – disse lei ridendo al pensiero di loro due avvinghiati goffamente nell'abitacolo stretto dell'auto sportiva.
- Attenta alla testa. – disse lui facendola accomodare nella Jaguar, poi finalmente si mise alla guida.
- Avrei dovuto prenderti anche un bavaglio, per la miseria! – e la donna cercò la sua mano sul cambio dell'auto.
- Spero vivamente che questo sia il tuo unico regalo. – disse lei ridendo e si rilassò sul sedile.
- Per la prossima mezz'ora si. – ammise lui e Danielle frenò l'impulso di gettare via la benda, se l'avesse fatto la punizione sarebbe stata davvero dura.
- Oddio Nicholas!  Avrei dovuto mentirti, una decina di sculacciate e me la sarei cavata. – disse in un misto tra il disperato e il divertito.
- Avanti, continua Danielle. La mia lista si sta allungando notevolmente. – disse lui beffardo.
- Lista di cosa? –
- Di tutte le torture che t'infliggerò stasera per la tua insolenza e ingratitudine. – disse prima di baciarle il dorso della mano. – una decina di schiaffi... cosa mi tocca sentire. –
- Sul serio Nicholas, non avresti dovuto... non mi piace festeggiare. – disse lei facendosi seria.
- Posso chiederti perché? – chiese lui guardandola anche se sapeva di non poter essere ricambiato.
- Perché non l'ho mai festeggiato da piccola. Quindi a meno che tu non mi abbia organizzato una festa con tanti palloncini, un pony, coriandoli e che duri almeno trentuno anni... beh non credo possa cambiare il fatto che odio il mio compleanno. – la benda sugli occhi forse fu un bene, sostenere il suo sguardo sarebbe stata una vera sfida che ovviamente avrebbe perso miseramente.
- Nulla di tutto questo ma spero che ti possa piacere lo stesso. – disse lui celando lo sconcerto che quella sua rivelazione aveva suscitato in lui.
Circa mezz'ora dopo erano finalmente giunti alla villa, Nicholas aveva dato disposizioni per una cena fredda in modo che potessero servirsi da soli e a parte Julie che dormiva nella sua stanza in un'ala opposta della villa e un guardiano della sicurezza notturna che vegliava l'esterno della struttura, erano soli, liberi di girare anche nudi se lo desideravano.
- Attenta... - disse lui vedendola muovere passi incerti sul selciato e decise che la cosa migliore era prenderla in braccio da vero cavaliere.
- Come sei premuroso stasera. – disse lei scherzando mentre si lasciava avvolgere dal suo corpo solido.
- Non vorrei avere una delle tue bellissime caviglie sulla coscienza. Mi servi intera stasera. – disse sbeffeggiandola e per tutta risposta Danielle si mise a canticchiare "Like a virgin" di Madonna.
- Perché proprio questa canzone? – disse ridendo e Danielle con lui subito dopo.
- Perché mi sento una sposa innocente che varca per la prima volta la soglia di casa. Touch for the very first time. – concluse con il motivetto cercando di imitare la voce della cantante.
- Andiamo. – disse lui mentre la conduceva sulla soglia della sala da pranzo e solo quando la varcarono la adagiò per terra e le slegò il foulard.
- Nicholas... - mormorò lei incapace di smettere di guardare l'elegante sala da pranzo addobbata per l'occasione. Ovviamente non c'erano pony o palloncini ma era uno spettacolo davvero raffinato e di classe, senza contare che per sino il cibo era stato posto in complesse composizioni da sembrare quasi coreografici.
- Ma sono veri? – chiese indicando tutte le pietanze sul tavolo.
- Certo, non sono come me. "Guardare ma non toccare" – disse lui avvicinandosi al cestello dello champagne, Danielle lo seguì e lo vide iniziare a togliere il sigillo.
- Aprilo tu. – disse porgendole la bottiglia.
- Oh no Nicholas, rischieresti di vedere il lampadario in mille pezzi sul tavolo. – disse lei divertita.
- Avanti, sei la festeggiata. – la incoraggiò lui mettendosi dietro di lei e la guidò nei movimenti. Con un sonoro schiocco la bottiglia venne aperta senza nessun danno.
- Visto? Nessun ferito. – disse lui tenendola ancora fra le braccia.
- Che cafonata da formula 1. – disse lei scoppiando a ridere e l'uomo con lei.
- Siamo completamente soli? – chiese lei dopo aver brindato.
- A parte il guardiano notturno all'esterno e Julie nell'ala opposta, siamo solo io e te. – disse intensificando lo sguardo e se non fosse stato per il forte appetito, Danielle si sarebbe già inginocchiata ai suoi piedi, smaniosa di obbedire ai suoi ordini.
- Grazie per tutto quello che hai fatto. – disse a metà cena addolcendo per la prima volta il suo sguardo.
- Mi piace verti felice, lo meriti. – disse lui accarezzandole una guancia. Danielle ripensò per un attimo ai compleanni passati con Bruce, a volte neanche lui se lo ricordava e per lei era un sollievo, quelle poche che decideva di fare qualcosa era il solito giro al centro commerciale e una notte fatta di alcool e sesso.
Maximilian era il classico tipo da ristorante di lusso, gioielli, viaggi e sesso quasi coniugale, come sempre desiderava che tutto svanisse presto.
Quella volta fu diverso, Nicholas le stava cercando di dimostrare qualcosa e ne fu spaventata, non era normale che un uomo con cui ci fai solo sesso organizzi una serata quasi magica come il più innamorato degli uomini. Innamorato. Il tarlo del dubbio le divorò la ragione, poi si disse che era impossibile e che era nello stile di Nicholas fare le cose in grande.
Cullata dall'alcool e della spensieratezza della serata, lasciò che l'uomo la conducesse ai piani superiori dove aveva in serbo per lei altre piccole sorprese.
- Vorrei che lo indossassi subito. – disse lui porgendole una nuova confezione, più grande della prima e Danielle lo guardò incuriosita prima di sollevare il coperchio.
- E' un articolo artigianale fatto in Italia. – disse mentre si appoggiava al grande comò di fronte al letto e si godeva la faccia di Danielle.
- Io sono senza parole... - disse lei sollevando dell'elegantissima lingerie blu scuro in pizzo e seta.
- Prometto che non te la straccio. – disse avvicinandosi a lei lentamente e Danielle alzò lo sguardo nel suo.
- In questo momento... in questo esatto momento vorrei essere diversa e vorrei che tu fossi diverso. Vorrei lasciarmi andare e pensare che possa essere possibile immaginarti al mio fianco come qualcosa di più del mio master, del mio amico e del mio amante premuroso. Lo sto desiderando così ardentemente... - disse cercando di mantenere a freno le emozioni, Nicholas la fece alzare dal bordo del letto e la strinse a sé, il suo corpo era imponente e la sovrastava quasi completamente, la baciò con dolcezza per suggellare quel momento, conscio dello sforzo che stava costando alla donna ammettere di essere colpita e riconoscente di tutte quelle attenzioni.
- Lo so bene. Lo so perché anche io in questo momento vorrei essere diverso. E' da quando ho organizzato tutto questo che mi chiedo se ho fatto la scelta giusta, se non fosse troppo o se tu potessi fraintendere i miei gesti. Ancora una volta mi sorprendi Danielle... ci riesci sempre. – le rivelò tenendole il viso fra le sue grandi mani.
- Pensi ancora che avresti dovuto imbavagliarmi? – chiese lei quasi in una risata nel tentativo disperato di ristabilire i ruoli e le loro personalità, cosa che non sfuggì all'uomo che resse il gioco.
- Mi serve libera, la tua bocca. – disse con malizia e Danielle tirò un sospiro di sollievo. – cambiati adesso. – disse mentre le indicava il bagno in camera.
Decise di cambiarsi molto velocemente per evitare di restare da sola con i suoi pensieri, sarebbe stata la fine se si fosse fatta sopraffare dal tumulto di emozioni che provava.
Nicholas si era liberato di giacca e cravatta, sul letto erano già state fissate le corde di canapa e le estremità libere giacevano sul copriletto come serpenti pronti ad avvolgerla nella loro morsa lussuriosa. Altri oggetti come il vibratore, il frustino e il flagello erano stati messi in fila sul comò, pronti ad abbattersi su di lei senza nessuna pietà. Vide Nicholas in piedi accanto ad una sponda del letto, le braccia incrociate sul petto gonfio, le gambe leggermente divaricate e le maniche della camicia bianchissima sollevate fino ai gomiti, era semplicemente maestoso.
- Avvicinati Danielle. Vorrei dirti di non avere paura e che non ti mangio mica, ma ti mentirei. – disse vedendola imbambolata sulla soglia della porta, era una visione erotica ed elegante capace di provocargli un'erezione immediata.
- Ma a te piace avere paura di me, vero? – chiese girandole intorno quando la donna si avvicinò a lui con la testa bassa.
- Mi piace tutto di lei, signore. –
- Oggi non sarò buono, lo so che è il tuo compleanno ma vedi, piccola sfrontata, ti sei comportata da vera capricciosa prima e tu lo sai quanto mi dia fastidio essere contrastato. – disse piazzandosi dietro di lei e le sfiorò le spalle con i polpastrelli.
- Accetterò ogni sua punizione, signore. – disse rabbrividendo sotto il suo tocco.
- Hai un profumo così buono. – si lasciò sfuggire prima di lambire il punto più sensibile del suo collo e Danielle si abbandonò contro il suo corpo.
- Ti ho detto che potevi rilassarti? – chiese afferrandola per un braccio e voltandola bruscamente verso di sé.
- Perdono mio signore... - disse lei aggrappandosi alle sue spalle per non cadere e si rese troppo tardi del suo azzardo.
- Non vedevi proprio l'ora di mancarmi di rispetto? – chiese abbassandole le spalline del reggiseno.
- Mi vedo costretto a prendere seri provvedimenti. Infilandoti il plug per esempio. – disse dirigendosi verso il comò ma si rese presto conto di averlo dimenticato.
- Sei fortunata Danielle, devo averlo lasciato della mia stanza. – poi un'idea l'illuminò il volto.
- Direi che possiamo passare direttamente alle maniere forti, del resto è dal nostro ultimo incontro che desidero piantartelo dietro. – disse avvicinandosi nuovamente a lei e infilando un dito sotto l'elastico delle mutandine di pizzo.
- Se mi permette signore, potrei andare io a prendere il plug. – disse abbassando lo sguardo. Il dolore sarebbe stato troppo forte e non aveva nessuna voglia di gridare "Berlino" e interrompere i loro giochi.
- Va pure, ma non credere che non terrò fede alle mie parole. – disse conducendola alla porta, poi le sussurrò all'orecchio di cercare nel secondo cassetto dell'armadio.
Danielle si avviò quasi di corsa per il lungo corridoio, nonostante fosse quasi buio, eccetto per le luci di cortesia, la villa non le trasmetteva nessun senso di inquietudine. Finalmente raggiunse l'ala dove Nicholas aveva la sua stanza e facendo attenzione a non far troppo rumore per svegliare Julie, si introdusse nella camera dell'uomo e si diresse verso l'armadio.
Aveva detto il secondo cassetto, frugò tra diversi oggetti ma del cofanetto nessuna traccia, stava per richiuderlo quando sollevando alcuni fogli notò un nome scritto sopra. Il suo per la precisione.
Afferrò i fogli con il cuore in gola e lesse velocemente cosa vi era scritto, erano tutte ricerche condotte sul suo conto, sembravano scaricate da internet e c'erano informazioni sulla sua vita privata o almeno su quello che era reperibile sul suo conto, così come anche sulla sua carriera.
Sempre più sconcertata sfogliò le pagine fino ad imbattersi nel nome di Maximilian Sanders, su di lui c'era anche meno ma la cosa la spaventò. Perché Nicholas stava indagando sul suo conto? Si chiese se avesse scoperto qualcosa circa la sua identità o sul suo passato e si sentì stupida ad essersi svelata così tanto a lui.
Con la testa che le girava e i fogli stretti al petto tornò verso la stanza dove Nicholas la stava attendendo.

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