Sto correndo per la scuola, più precisamente per il corridoio che sembra non finire mai.
Ma da quando è così lungo?
Non ricordavo che arrivare fino all'ultima aula impiegasse tre minuti della mia vita, per di più correndo.
E dulcis in fundo, sono in ritardo di ben venti minuti e ho un mal di gola pazzesco.
Penso che Jen me lo abbia attaccato, solo che lei adesso è sotto le sue calde coperte, mentre io sono qui, trasandata e già stanca.
Per di più, alla prima ora avrei anche tecnica con quella vipera della Brooks.
Prevedo già un lungo cazziatone e un ammonimento da far invidia.
Ho pensato di saltare l'ora, ma in fondo mancano ancora quaranta minuti e non voglio perdermi cose nuove, che lei sicuramente spiegherà e chiederà la prossima volta.
Appena sono davanti alla porta, prendo un respiro per riprendermi e busso.
La sua voce nauseante da vecchia strilla un 'avanti', così io giro la maniglia e metto un piede in avanti.
Cominci l'inferno.
«Signorina Everdeen, le sembra l'orario di arrivare a scuola? Sa bene le regole d'istituto e non accetto ritardi così sostanziali» strilla e io resto a guardarla in silenzio.
Non mi ha nemmeno dato il tempo di entrare completamente in classe.
«Mi scusi Professoressa, non capiterà più, ho avuto dei problemi con la macchina» mento spudoratamente e lei rotea gli occhi al cielo.
«Avanti si vada a sedere e che non ricapiti più, altrimenti sarà peggio per lei» si sistema meglio quegli orrendi occhialoni blu sul naso e va verso la lavagna.
Pensavo peggio, menomale.
Con passo fulmineo vado al primo banco libero e mi siedo vicino a Tobia, un ragazzo della squadra di calcio della scuola.
Penso sia un compagno di squadra di Nathan.
Li ho visti parlare alcune volte.
«Ciao baby Kat» mi saluta e io gli sorrido.
È carino come ragazzo.
Ha i capelli marroni e gli occhi chiari e anche un bel sorriso, piuttosto caloroso.
È strano che non sia un coglione come gli altri ragazzi che sono della squadra.
«Ciao Tobia» ricambio.
«In ritardo eh?» ridacchia, lanciando un'occhiata all'arpia.
«Sveglia non suonata. Non è colpa mia» alzo le mani in segno di resa.
«Certo, certo» ridacchia.
Per il resto della lezione stiamo in silenzio per non farci sbattere fuori da quella viperona.
Se Nathan chiama me vipera, allora non ha mai conosciuto lei.
Principiante.
Non parliamo di Nathan, altrimenti mi viene un istinto omicida.
Ricordo ancora le sue parole taglienti e mi maledico per non essere stata tanto forte da rispondergli.
Finalmente la campanella suona, così metto tutto nello zaino e mi alzo.
«Kat, aspetta» dice Tobia, afferrandomi per un braccio.
«Che cosa hai ora?» chiede affiancandomi.
«Storia, tu?».
«Chimica» fa una faccia buffa che mi fa ridere.
«Ti accompagno» propone ed io annuisco, anche se volevo passare a salutare Jake.
«Ci sei alla partita venerdì?» domanda, guardandomi con fare speranzoso.
«Ehm... non so» scuoto le spalle.
«Dai vieni» mi supplica guardandomi mentre intreccia le mani fra di loro.
Faccio una smorfia, «Non mi piace il calcio e poi per chi verrei?».
Odio stare su quelle sporche e sudicie panchine piene di pezzi di hot-dog e patatine.
Tutte le volte mi fanno venire il mal di schiena.
Mi riprendo dal pensiero schifoso e mi focalizzo su Tobia, «Verresti per me. Per il tuo caro amico Tobia» dichiara, facendomi ridere.
«Oh... e va bene. Contento?» cedo alla fine, ampliando il suo sorriso.
«Segnerò per te allora» sorride e ci fermiamo davanti alla mia classe.
«Certo, ci vediamo allora» lo saluto, dopodiché entro in classe e mi siedo vicino a Jo, che mi guarda e alza una mano per farsi vedere.
Essendo in cinque, di migliori amiche, quasi tutti i corsi li abbiamo in comune con almeno un fra noi.
È bello, perché almeno non sei mai sola.
STAI LEGGENDO
•Il fratello della mia migliore amica•
ChickLit•Completa• Nathan e Katniss si conoscono da una vita. Hanno festeggiato insieme il primo compleanno, così come il secondo ed il terzo e così via fino ad arrivare ai diciotto anni. Hanno fatto il primo bagnetto insieme, la loro comunione e si sono oc...
