capitolo 17

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MATT

La mia pelle era cosparsa di brividi, la mia mente vuota, mi sentivo annegare, mi sentivo come se fossi in una camera buia e fredda, da solo, prigioniero di pensieri ed emozioni che mi stavano portando alla follia. Avevo giurato a me stesso che non sarei più stato così, che non mi sarei mai più sentito perso, ma era stato più forte di me. Quegli occhi, quelle parole, quel dannato viso, come aveva osato? Perché tanta spregiudicata sincerità? Perché non mi aveva più permesso di tenerlo a distanza? Altri brividi, altro dolore sulla mia pelle, infiniti coltelli invisibili mi trafiggevano da ogni parte ed erano solo bastate quelle parole a sconvolgermi tanto. Credevi di essere guarito Matt, di essere forte e sicuro, di essere un uomo, allora perché tremi come un bambino?

- Matt ... -

Fu la voce preoccupata di Kayle a farmi sollevare lo sguardo, avevo completamente perso il senso della realtà. Lui mi stava davanti, il viso teso e turbato, il caffè ancora fumante davanti a me, eravamo alla caffetteria del campus, dov'ero con la testa?

- Se non dici neanche una parola comincerò a preoccuparmi davvero – continuò.

Io mi scossi appena, imponendo al mio corpo di uscire da quel torpore vegetale – Scusami ... -

- Vuoi spiegarmi cosa succede? – il suo tono era esasperato – non posso aiutarti se non mi parli –

- Non mi serve nessun aiuto! – risposi stizzito.

A quel punto spostò lo sguardo, facendolo vagare per la sala – Per favore Matt, non farlo. Non chiuderti in te stesso come quando ci siamo conosciuti –

Mi sentii un verme, perché lo stavo trattando male? Non era lui il problema, non lo era mai stato.

- Mi dispiace – sospirai – è ... una giornata difficile –

- E' colpa sua, vero? – mormorò con voce cupa – il tuo ex, si è rifatto vivo? –

Io annuii, non avevo la forza di dirlo a voce alta, cominciavo a risentire le sue parole nelle mie orecchie, a rivedere quel viso bello e dannatamente sicuro di sé. Dove aveva preso tanta spavalderia? Tanta sprezzante sicurezza?

Il vecchio Nik non avrebbe mai fatto quella cosa, non avrebbe mai trovato il coraggio di affrontarmi, al vecchio Nik non piaceva sporcarsi le mani per risolvere le cose. Quel Nik restava in bilico, ci annegava dentro, annaspava maldestramente, ma adesso invece...

- Dimmi chi è! – esclamò, non era una domanda.

- Non serve che tu ci vada a parlare o roba del genere – mormorai – è l'ultima cosa che voglio –

- Lo decido io cosa è il caso che faccia –sbottò – non me ne starò qui a guardarti diventare un'ameba senza neanche sapere chi ti sta facendo questo! –

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