Capitolo XII

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- Ti prego non dirgli nulla. - Danielle trasse un profondo sospiro di sollievo.

- Ti va di dirmi cosa ci fai qui? - chiese lei sedendosi accanto a lei.
- Ti prego Danielle... se lui lo scopre... - disse portandosi il viso alle mani gemendo per il dolore al polso.
- Julie, sei al sicuro adesso, raccontami cosa ti è successo. - disse spostandole le mani dal viso.
- Siamo usciti, io e Alex, il mio ragazzo... la sua auto, la pioggia... Dio mio adesso è in sala operatoria. - disse stringendosi nelle spalle prima di ricominciare a piangere.
- Tu stai bene? - chiese preoccupata.
- Ho solo una contusione e qualche livido... Alex invece... -
- Conosco i medici, sono bravissimi! Sta tranquilla. Adesso dobbiamo avvertire tuo zio. - Julie la guardò disperata e tradita.
- No! No! - gridò facendo voltare gli altri pazienti verso di loro, a la donna non se ne curò.
- Julie, lo verrà a sapere prima o poi, sei una minorenne... è meglio che lo sappia da te che dalla polizia. Sii ragionevole. Adesso lo chiamiamo. -
- Mi odierà... - disse singhiozzando.
- All'inizio sarà molto arrabbiato ma gli passerà, vedrai. - disse mentre estraeva dalla borsa il cellulare e lo porse alla ragazza, ma quella scosse la testa.
- Ti prego... -
- Julie se non lo fai tu lo farò io! - ma vedendo che la ragazza era troppo scossa per fare la telefonata prese in mano la situazione e sperò che Nicholas rispondesse.
Il primo tentativo andò a vuoto, scrisse un sms dove diceva chiaramente che la telefonata riguardava sua nipote e qualche istante dopo fu proprio lui a richiamarlo.
- Cosa significa che c'entra mia nipote? - disse bruscamente.
- Nicholas, mantieni la calma, tua nipote Julie sta bene ma è al pronto soccorso, ha avuto un incidente in auto e... - ma lui non la fece finire.
- Come in ospedale? Cristo santo, quale? - urlò quasi e Julie notò l'espressione della donna.
- Presbyterian. - disse e lui riattaccò.
- Ora mi ammazza. - disse lei rassegnata e sconsolata.
- Figurati! - disse lei abbracciandola e lei si lasciò cullare, furono interrotte dall'arrivo dei genitori del ragazzo che quasi si scagliarono contro la ragazzina incolpandola dell'accaduto e Danielle dovette gestire quella situazione da sola, che comunque non la riguardava. Quietate le acque i medici si fecero vivi, Alex era fuori pericolo ma avrebbe necessitato di almeno due settimane di ricovero. Poco dopo anche Nicholas fece il suo ingresso, la sua presenza bastò per intimorire anche i medici. Julie restò rigida e ancorata alla vita di Danielle, una scena quasi buffa se si considerava che la ragazza era più alta di una spanna di lei.
- Sei nei guai fino al collo! - disse minaccioso per poi spostare la sua attenzione su Danielle in un chiaro segno di ammonimento.
- Andiamo a casa. Ora. - disse inflessibile dopo aver chiarito la situazione dopo un'ora tra medici, genitori del ragazzo e polizia.
- Nicholas è ancora sotto shock... - cercò di dire Danielle ma lui non volle sentire ragioni.
- Levati dai piedi Danielle. - disse velenoso e la donna assottigliò lo sguardo e indurì il tono della voce.
- Permettiti ancora una volta a parlarmi così e giurò che finisce male. -
- Danielle non ho tempo per badare al tuo risentimento! - poi allungò un braccio verso la nipote per afferrarla ma questa si ritrasse terrorizzata.
- Mi fai paura... - disse con le lacrime agli occhi e Danielle sussultò nel vedere quella scena, troppo simile alle tante che aveva vissuto.
- E fai bene. - disse lui serio. - avanti, andiamo. -
- Vieni con noi, ti prego. - disse la ragazza stringendole un polso e Danielle si sentì morire.
-  Julie... sono cose troppo personali. - disse lei ma Nicholas si intromise.
- Avanti non fare la bambina, assumiti le tue responsabilità e non nasconderti dietro una sconosciuta! -
- Nicholas, vieni. - disse lei alzando la testa e afferrandogli la mano, quel contatto fu come una scossa elettrica.
- Non capisci che è terrorizzata da te? Sii più comprensivo, tu non l'hai vista prima, era sola e piangeva. Dimostrale che le vuoi bene e che non le faresti mai del male. Fallo per lei. Ha sbagliato e lo sa benissimo ma non farle altro male psicologico adesso. - disse mettendo da parte il suo orgoglio ma l'espressione dell'uomo restò dura e glaciale.
- Non avresti dovuto metterti in mezzo! Ti ha contattata lei? -
- Si, con la telepatia. - disse incrociando le braccia al petto. - Ci lavoro qui. Ho due giornate in cui mi occupo dell'assistenza psicologica ai malati terminali, stavo uscendo e l'ho vista. -
- Avresti dovuto farti gli affari tuoi. - disse tornando verso la nipote.
- Julie dobbiamo andare a casa adesso. - disse addolcendo la voce e chinandosi verso di lei, li vide discutere prima di avvicinarsi di nuovo a lei.
- Accompagnaci almeno a casa. Chiamerò D'Arby per farti riportare in città. - disse lui serio e Danielle accettò solo di fronte allo sguardo della ragazza.

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