Capitolo XI

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Danielle aveva il brutto difetto di rimuginare sulle cose senza darsi pace, anche se sapeva che non sarebbe arrivata ad un conclusione e anzi avrebbe solo contribuito a farla stare peggio. Nicholas si era messo in una posizione di comodo dove chiedere qualsiasi tipo di chiarimento avrebbe significato farla esporre e soprattutto far credere che lei fosse interessata a lui da un punto di vista che non fosse puramente sessuale. Era sparito fino a lunedì, evidentemente aveva portato il conto dei giorni di ciclo e la cosa le diede fastidio. Perché elogiarla come persona e affermare che si trovava bene in sua compagnia se poi spariva quando sapeva che non poteva farci sesso? La cosa avrebbe dovuto rassicurarla sui sentimenti dell'uomo e invece la irritarono. Aveva sempre immaginato che Nicholas fosse un uomo diverso ma alcuni suoi comportamenti contrastanti la facevano ricredere e rivalutarlo ogni volta. E poi c'era il mistero di Julie. Ancora non aveva ben chiare le ragioni della loro lite, né avrebbe dovuto interessarle ma era curiosa per natura e Nicholas era un soggetto troppo interessante per essere ignorato, così come il mondo e le persone che lo circondavano.

Erano circa le sette e aveva appena finito uno scambio di mail con l'addetto alla supervisione del suo articolo quando il telefono squillò, ovviamente era Nicholas.
- Posso salire o c'è la tua segretaria? – chiese senza quasi salutarla.
- Sali pure, ti lascio la porta dello studio aperta. – disse lei senza distogliere lo sguardo dal monitor del pc.

Poco dopo Nicholas entrò nel suo studio, era elegante come al solito e non aveva un'espressione troppo cupa. Danielle si alzò in piedi per salutarlo e la faccia dell'uomo nel vederla tutta intera non ebbe prezzo, perplessa e divertita, la donna posò un bacio sulla sua guancia ricoperta di barba.
- Da quale dormitorio è fuggita signorina? – chiese lui scrutandola partendo dai mocassini bordeaux lucidi modello collegiale, i bobby socks neri e risalì le gambe snelle velate dai collant scuri, si soffermò sulla gonna ampia anch'essa nera fino ad arrivare al maglioncino. Danielle rise e incrociò le braccia al seno.
- Non ti piace? – chiese con una vena di apprensione, in fondo ci teneva che lui la trovasse bella anche se quel giorno aveva scelto un look decisamente giovanile ma molto in voga.
- Vederti vestita quasi in uniforme collegiale anni sessanta mi crea uno strano effetto. – ammise lui tirandola a sé.
- Del tipo? – chiese lei maliziosa e per tutta risposta lui le premette il bacino contro la sua intimità eccitata, afferrandole le natiche.
- Questo tipo di effetto, Danielle. –
- Le donne vestite da scolare sono un'altra perversione? – chiese lei accigliandosi appena.
- Le ragazzine non sono il mio genere. Ma vederti con quest'aria innocente mi fa venire voglia di fare il preside cattivo. – disse lui alzando le sopracciglia mentre una mano si insinuò lentamente sotto la sua gonna.
- Male, male! – esclamò lui scoprendo che i collant non erano autoreggenti.
- Ho fatto qualcosa di sbagliato signore? – chiese lei aggrappandosi a lui e recitando la parte che le piaceva tanto.
- Credevo avessi capito che mi piacciono le autoreggenti. – disse lui facendosi serio e quasi minaccioso.
- Ma signore, la gonna è corta... -
- E non è una buona scusa per non compiacermi. Andiamo adesso, se resto chiuso altri cinque minuti con te, posso garantirti che non faremo mai in tempo per la cena. – disse allontanandosi da lei.

Nicholas aveva scelto un ristorante decisamente più intimo, era un locale abbastanza centrale a conduzione familiare da diverse generazioni, i proprietari erano di origine italiana e un po' per marketing e un po' per reale attaccamento alle tradizioni, avevano conservato uno stile molto casereccio che comunque non infastidiva, anzi.
- Vuoi giocare a Lilli e il vagabondo? – chiese lei divertita dopo essersi accomodata.
- No, ma devi assolutamente provare le penne all'arrabbiata! Nessuna schifezza precotta o surgelata, niente di quello che fanno vedere nei programmi di cucina. – disse lui facendosi coinvolgere dall'allegria della donna.
- Come sta Julie? – chiese lei con non curanza mentre sfogliava il menù e quando alzò lo sguardo vide l'espressione di Nicholas completamente mutata.
- Perché me lo chiedi? –
- Perché sono tua amica e ti ho visto particolarmente scosso. Sono convita che ti sei tenuto tutto dentro e Julie non mi è sembrata una tipa remissiva, anzi mi ha ricordato molto te. Ci ho parlato qualche secondo ma diamine, è peggio di te. – ammise lei.
- Avrei voluto che prendesse il carattere di mio fratello o di mia cognata e invece... Comunque non mi va di parlarne. – disse chiudendo il menù con uno scatto secco.
- Certo che ti va. Non vuoi ammetterlo però. – disse lei imitandolo.
- Danielle, per favore. – disse lui sospirando e mostrando un piccolo segno di cedimento.
- Quando avevo quindici anni fumavo di nascosto e andavo al centro commerciale da sola, non potevo comprare quasi nulla ma mi piaceva il senso di libertà che mi dava. – Danielle sapeva che per metterlo a suo agio e farlo aprire avrebbe dovuto svelare un po' del suo passato, cose banali e innocue ma che lo avrebbero aiutato.
- Julie non si è limitata a fumare. – disse lui irrigidendosi.
- Nicholas essere genitori non è un compito semplice, tu ti sei ritrovato a gestire una ragazza nel pieno della sua adolescenza, è normale non essere perfettamente in grado di gestire la situazione. –
- Non farmi il discorsetto da perpetua, vorrei vedere te al mio posto. – disse senza pensarci e subito dopo si pentì di quella frase.
- Ah tranquillo, grazie al cielo non lo scoprirò mai. – disse lei sorridendo e cercando di smorzare la situazione. Come al solito Danielle era stata in grado di tirarlo fuori da una situazione imbarazzante senza scomporsi e senza dar segni di fastidio.
- Scusami, non avrei dovuto dire quella frase. –
- Nicholas Wulfugar che chiede scusa... avrei dovuto dirtelo subito che ero sterile! Dobbiamo festeggiare, hanno lo champagne qui? – chiese lei ironica ma lui non rise e le afferrò la mano.
- Oh ti prego, non trattarmi come una povera disgraziata. – disse lei infastidendosi e tirando via la mano dalla sua stretta.
- Non è compassione quella che ti sto offrendo, non essere sempre diffidente. – disse lui addolcendo lo sguardo. – E comunque Julie si diverte a farmi saltare i nervi. –
- Hai un'idea del perché? – disse lei tornando seria.
- Forse perché abbiamo caratteri troppo simili. Forse non ha mai superato la morte dei genitori. La verità è che io non avrei mai dovuto diventare genitore. L'unica cosa su cui io e la mia ex moglie eravamo d'accordo era: Niente bambini. –
- Hai mai pensato che reagisca così perché si sente sola? –
- La vado a trovare spesso ed è circondata da amiche. – si giustificò lui.
- Non è la stessa cosa di tornare a casa e trovare qualcuno che ti aspetti. Entrare nella tua stanza sapendo che puoi appendere tutti i post che vuoi. O magari cenare con te che sei la sua unica famiglia, chiederti aiuto nei compiti... Sono piccole cose che fanno stare bene e ti fanno sentire amato. – disse lei
- Non cambierebbe nulla, io sono fuori quasi tutto il giorno, inoltre viaggio spesso per lavoro. Alcune volte soggiorno fuori per due o tre settimane... chi si occuperebbe di lei in mia assenza? – disse rabbuiandosi.
- Quando ero piccola credevo che la normalità fosse quella che vivevo in casa, ogni giorno. Poi ho scoperto che le madri cucinano, badano alla famiglia, lavorano e amano i propri figli. E mi ha fatto anche più male di quanto ne facesse prima che ne prendessi consapevolezza. Julie ha la fortuna di avere te che la ami... una soluzione si trova sempre per le persone care. – nonostante avesse fatto centro si pentì di aver rivelato troppo di sé stessa.
- Hai ragione, me ne rendo perfettamente conto ma ogni volta che si presenta il problema rimando la soluzione. In fondo credo che la quotidianità con un'adolescente mi spaventa. – ammise e Danielle restò sbalordita, era la prima volta che Nicholas si mostrava vulnerabile.
- Dovresti parlarne con lei. –
- Danielle, parlare con lei significa aprire vecchie ferite e non credo di essere pronto. – disse mentre si sistemava il tovagliolo sulle gambe.
La cena proseguì tranquilla e l'argomento Julie era stato archiviato, sapeva di essersi comportata più da psicologa che da "amica" ma poco importava, l'uomo sembrava più rilassato e lei aveva iniziato a scorticare almeno un po' la sua corazza.

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