Capitolo 20

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Esistono tre tipi di persone al mondo: quelle che si incazzano subito, quelle che si vendicano in un lontano futuro e quelle che dimenticano intenzionalmente.

Beh io sono della quarta classe invece, unica nel mio genere penso. In poche parole io ignoro, come se niente fosse mai accaduto. O meglio è quello che ho sempre fatto fino ad oggi.

Shawn è in camera mia, tranquillo come se niente fosse mai successo, cosa che mi fa andare in bestia.

Prendo un bel respiro e mi avvicino alla scrivania per prendere le chiavi di casa ed i libri, fortunatamente Cam si è offerto di portarmi con lui in biblioteca per aiutarmi a fare la tesina  di quel pazzo di Dinckleberg.
Infilo dentro uno zaino a caso della Vans i block notes, l'astuccio ed il computer poi esco velocemente dalla camera.

Non mi ha mai guardata, nemmeno quando sono entrata. Sono diventata invisibile ai suoi occhi e non so perchè ma questa cosa mi fa più male del dovuto.

"mamma io vado in biblioteca" urlo mentre apro la porta d'ingresso.

"in biblioteca?" chiede facendo spuntare la sua testa dall'angolo della cucina a mo' di suricato.

"si"

"ma sai che cosa è?"

"mamma" sbuffo annoiata.

"okay scusa solo che non pensavo sapessi nemmeno pronunc- oh okay ciao tesoro" la sento dire prima di chiudere la porta alle mie spalle e lasciandomi andare ad un sospiro.

Prendo il cellulare non vedendo nei paraggi Cameron intenzionata a chiamarlo quando il rumore di un clacson mi fa perdere cinque vite peggio di quando ho scoperto che mia nonna Luise per il mio dodicesimo compleanno mi aveva comprato un vibratore per la Fernanda giustificandosi così:

"ho chiesto a alcuni ragazzini che mi sembravano molto a modo cosa avrei dovuto comprare ad una ragazza per farla divertire. Sai che se lo metti sotto l'ascella fa anche il solletico?!"

"allora bellissima pronta per quattro ore di studio intenso?" chiede non appena appoggio il mio culo regale sul sedile. Gli lancio un'occhiataccia, io non capisco perchè oggi sembrano avercela tutti con me.

"hei mi spiace io non volevo" cerca di scusarsi non appena vede che la sua battuta fa tutt'altro che ridere.
Lo sa benissimo che per quella ricerca ci impiegheremo si e no due orette scarse, è come se dicesse "hei so che sei troppo stupida rispetto a me quindi ci impiegheremo il doppio".

"no Cam" lo blocco non appena ferma la macchina a causa di un semaforo di rosso "non l'avresti detto se non fosse così"

Ora che ci penso ci dovrei essere abituata ad essere etichettata come la stupida di turno, fin dalle elementari dalle mastre a causa delle mia difficoltà con la matematica che tutt'ora non ho ancora risolto, alle medie poi sono iniziate le prese in giro dei compagni quando i professori mi chiedevano qualcosa ed io ero sovrappensiero così da non poter rispondere alla domanda. Ed infine il colpo più basso alle medie è stato alla fine quello di mia madre che dopo l'ennesima insufficienza in matematica ha detto "poverina più di così non ce la fa" e si sa a quattordici anni si è ancora molto legate alla figura materna e quindi tutto quello che dice è legge e da quel giorno ho iniziato a trascurare altamente la scuola, a volte mi capita di studiare proprio per non venire bocciata, ma questo è il mio massimo sforzo.

Ma una cosa che ho iniziato a capire da quando Shawn è entrato a fare parte della mia vita è che noi siamo quello che siamo, e non c'è nessuno che può giudicarci. Noi non siamo un numero su un pezzo di carta, una taglia su di un paio jeans o i quintali di fondotinta e mascara. noi siamo quello che pensiamo mentre guardiamo il tramonto in riva al mare, quando ridiamo veramente con gli amici e quando piangiamo in silenzio solo per sfogarci dallo stress accumulato.

Prisoner || Shawn MendesLeggi questa storia gratuitamente!