Capitolo IX

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Riaccese il telefono solo quella sera stessa e trovò solo tre chiamate di Nicholas, a quanto sembrava si era arreso subito, ciò andò a confermare solo che avrebbe fatto il "paraculo" e non aveva voglia di stare ad ascoltare le scuse o le invenzion...

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Riaccese il telefono solo quella sera stessa e trovò solo tre chiamate di Nicholas, a quanto sembrava si era arreso subito, ciò andò a confermare solo che avrebbe fatto il "paraculo" e non aveva voglia di stare ad ascoltare le scuse o le invenzioni dell'uomo per giustificarsi. Gli uomini della sua vita l'aveva sempre ferita in un modo o nell'altro, a partire dal padre biologico che non aveva mai conosciuto, ma forse quel poveraccio non aveva neanche tutte le colpe, probabilmente neanche sapeva della sua esistenza, con molta probabilità era uno dei tanti partner occasionali della madre. Poi c'erano stati gli innumerevoli compagni della madre, poi quell'uomo, e ancora il suo primo ragazzo, infine il secondo e ultimo uomo che aveva avuto. E a quella lista si aggiunse anche Nicholas, per sino in una relazione di solo sesso era stata ferita e presa in giro, era troppo anche per lei che aveva strisciato nella merda degli altri per tanto tempo e aveva sempre trovato il modo e la forza di riscattarsi.



In lingerie, la stessa che aveva scelto per lui, e vestaglia di seta abbinata si era seduta sul divano del salone con una tazza di thè al limone per calmare i nervi, in televisione non trasmettevano nulla di interessante e alla fine si era rassegata a vedere "la donna che visse due volte". Sul più bello squillò il citofono, dentro di sé sapeva già chi era, ma si sforzò ad andare a controllare chi fosse per scrupolo di coscienza.
Il video citofono le tolse ogni dubbio.
- Apri. – disse lui con lo sguardo nero.
- Se credi che ti farò salire per sentirmi rifilare le solite scuse allora puoi anche andare via. – disse lei seria.
- Allora scendi tu. – disse appoggiandosi al muro e massaggiandosi il setto nasale.
- Addio Nicholas. – disse riattaccando ma lui suonò di nuovo con insistenza.
- Vuoi che chiami la polizia? – sbottò lei infastidita.
- Vuoi, per favore, comportati da adulta matura? – disse lui visibilmente arrabbiato.
- Scendo. – disse lei e si mise un maglione largo e un jeans, recuperò il cappotto e le chiavi e uscì di casa con calma.
- Molto furbo da parte tua non dare il distacco di un'ora tra un appuntamento e un altro. – disse lei sarcasticamente senza neanche salutarlo.
- Si può sapere cosa ti è preso? – chiese lui infastidito dal suo atteggiamento.
- Hai anche il coraggio di chiedermelo! Io e te non siamo nulla, ma avresti dovuto dirmelo che ti vedevi con un'altra, non credi che avrei avuto il diritto di scegliere se continuare oppure no a fare sesso con te? – disse lei sottovoce a qualche centimetro dal suo viso.
- Julie, mia nipote si chiama Julie ed è la ragazza che hai visto questa mattina. – disse lui serio.
- E ti aspetti che io ci creda? Veramente mi credi così stupida? – disse lei assottigliando lo sguardo e incrociando le braccia. Poi uno strano rumore, simile ad un miagolio li interruppe, Danielle lo ignorò e si concentrò sulle parole di Nicholas.
- Ma l'hai vista bene in faccia? Credi che possa farmela con le diciassettenni? Dannazione Danielle! – disse aprendo le braccia esasperato e il miagolio si fece più acuto.
- Va bene. Facciamo finta che sia così. – disse chiudendo gli occhi e prendendo fiato e Nicholas sbuffò irritato – perché ci hai messo così tanto a venire da me? – chiese con fare inquisitorio.
- Perché non corro dietro alle donne e soprattutto non dovevo alcuna spiegazione a te! – disse come se stesse spiegando una cosa banale.
- Certo! Scusa. Dimenticavo che siccome io e te scopiamo e basta hai tutto il diritto di non darmi nessuna spiegazione. – disse lei girandosi verso il portone ma lui la fermò trattenendola per un braccio a quel punto i lamenti si fecero più insistenti.
- Smettila di fare la bambina e affronta la realtà! Sei gelosa e questo è un male per il nostro rapporto, io non ti appartengo. – disse indurendo lo sguardo e Danielle fu trafitta da una sensazione di disagio.
- Sbagli Nicholas, non ero gelosa e non lo sono, mi ha solo ferito vedere che mi stavi prendendo in giro. Avevamo un patto e credevo che l'avessi rotto. Non mi parli mai veramente di te, come potevo sapere che quella ragazza era tua nipote? – disse lei riacquistando il controllo, ma furono interrotti da quei rumori strani.
- Li senti anche tu? – chiese lui girandosi verso la sua automobile parcheggiata proprio davanti al portone.
- Si, sembra un gatto. – disse lei allontanandosi da lui e andando verso la vettura sportiva, si chinò e cercò di guardare sotto.
- Fai luce con il telefono. – disse lei e Nicholas la seguì, attivò la pila sul suo Iphone e illuminò il punto dove lei aveva indicato.
- Eccolo! – esclamò lei indicando lo spazio fra la ruota e gli ammortizzatori e quando il fascio di luce illuminò quella regione, lo scintillio di due occhi verdi li colpì.
- Ma che diamine? – esclamò lui spazientito. – anche il gatto incastrato ci mancava. – ma non esitò a dare il telefono a Danielle e infilarsi sotto l'auto per cercare di salvare quella povera bestiola, il tutto sotto gli sguardi curiosi dei passanti.
Con non poca fatica e dopo almeno venti minuti, Nicholas riuscì a tirare fuori il gatto dalla sua prigione, era tutto sporco e tremolante e non la smetteva di miagolare, Danielle lo controllò scoprendo che era solo spaventato.
- E adesso cosa ne facciamo? – disse lui tenendo il micetto fra le mani con evidente imbarazzo e disagio.
- Li darò una casa e un nome. – disse lei prendendolo fra le braccia senza preoccuparsi di sporcarsi il candido maglione.
- Vieni, hai bisogno anche tu di una ripulita. – disse invitandolo a salire.

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