Capitolo VII

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Strinse le gambe al petto e poggiò il mento sulle ginocchia

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Strinse le gambe al petto e poggiò il mento sulle ginocchia. Sara, la sua piccola paziente le aveva confessato che prendeva in giro i genitori, faceva finta di mangiare con gusto e poi si infilava le dita in gola. I suoi genitori erano troppo impegnati con il lavoro per seguirla nei pasti o per accorgersi del suo malessere e lei era stata costretta ad accompagnarla quel pomeriggio in un centro specializzato.

La cosa che l'aveva scossa maggiormente era che la ragazzina si era aggrappata a lei e non ai genitori. Doveva riconoscere a se stessa che il suo comportamento era stato impeccabile, l'aveva tranquillizzata e le aveva assicurato che sarebbe andata ogni due giorni allo stesso orario a visitarla, avrebbero parlato come facevano sempre e che non l'avrebbe lasciata sola. Sara aveva solo bisogno di stabilità e di sapere che ci sarebbe stato qualcuno pronto ad aiutarla. La parte più difficile era stata contenersi con i genitori, due avvocati sempre indaffarati e sempre di corsa che credevano che scaricare la figlia da una psicologa avrebbe risolto tutti i loro problemi.

Sara si era impegnata a casa, per un certo periodo aveva anche rispettato la dieta ma vedendo nessun feedback dai genitori si era lasciata andare nuovamente. Danielle era arrabbiata con loro.

In ammollo nella vasca da bagno, più modesta rispetto a quella di Nicholas, rifletteva su tutte le sue azioni, era sola con il suo lavoro in quel momento. Lei sapeva benissimo cosa voleva dire essere adolescenti e sole, certo lei non aveva mai avuto problemi con il cibo, anzi le piaceva cucinare e aveva iniziato a farlo a otto anni. Sua madre era sempre troppo "fatta" per riuscire a prepararle la cena. Nonostante avesse imparato a gestire correttamente e con freddezza certe situazioni, a casa non poteva fare a meno di rimuginare. Si sa, la lingua batte dove il dente duole.

Di Nicholas aveva avuto poche notizie, l'aveva chiamata quando era atterrato e da allora tanti saluti, era sparito, ma non si stupì, lui era fatto così e in cuor suo sapeva che si comportava in quel modo per tenere sempre un certo distacco fra di loro. A lei andava benissimo così, le facilitava il compito di non pensare a lui come a qualcosa di serio. Le mancava, doveva ammetterlo a sé stessa ma era normale, in fin dei conti avevano instillato un rapporto molto intimo. Quella mattina aveva ricevuto una cartolina da lui, gesto molto vintage e simpatico ma non l'aveva chiamata. Aveva letto e riletto più volte le poche parole sul retro di quel magnifico paesaggio impresso sulla carta lucida.

" Spero tu non abbia trasgredito, lo sai che me ne accorgerei. Passerò a prenderti martedì sera alle otto e trenta.

Nicholas. "

Ermetico. Eppure quelle parole l'avevano stuzzicata, come era prevedibile aveva più volte portato la mano sul suo sesso umido ogni volta che ripensava alle loro volte insieme o che fantasticava su nuovi giochi, per poi ritrarsi e voltarsi nel letto fino a notte fonda. Aveva scritto che se ne sarebbe accorto, cosa alquanto improbabile, non poteva certo leggerle nel pensiero, così si convinse a sfidarlo. Aprì piano le gambe e portò una mano sul suo sesso massaggiando lentamente il clitoride, l'altra invece salì a stuzzicare uno dei suoi seni proprio come aveva visto fare a Nicholas e chiuse gli occhi.





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