Capitolo VI

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Durante il viaggio in auto verso la caffetteria di fronte al suo studio, Danielle aveva riflettuto sulla loro "relazione", aveva soppesato se confessargli o meno un suo segreto e alla fine decise di raccontarglielo, del resto era una situazione ch...

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Durante il viaggio in auto verso la caffetteria di fronte al suo studio, Danielle aveva riflettuto sulla loro "relazione", aveva soppesato se confessargli o meno un suo segreto e alla fine decise di raccontarglielo, del resto era una situazione che avrebbe giovato ad entrambi.

Si sedettero all'ultimo tavolino nelle stesse posizioni che prendevano di solito, ormai quella caffetteria era diventato un rifugio per loro.

- Continuo a sostenere che avremmo potuto fare colazione nella vasca. – disse lei afferrando il menù come se non lo conoscesse a memoria.

- Viziata. – disse lui sorridendole.

- Nicholas devo farti una confessione, ma prima devo essere sicura di una cosa. – disse lei sporgendosi verso di lui.

- Ti ascolto. – disse lui guardandola negli occhi.

- Io non posso avanzare nessuna pretesa su di te, come anche tu del resto, però voglio sapere se avrai sempre intenzioni serie in quello che è il nostro rapporto. Intendo di rispetto. – disse lei sperando che la cameriera non li interrompesse proprio in quel momento.

- Certo, credevo di aver già messo in chiaro le cose. – disse lui corrugando appena la fronte.

- Bene. Nicholas io non posso avere figli. – disse lei concisa e senza abbassare lo sguardo, non erano più il master e la sottomessa, in quel momento erano Nicholas e Danielle.

- Cosa stai cercando di dirmi? – chiese lui preoccupato.

- Dico che potremmo farci delle semplici analisi del sangue e smettere di utilizzare i profilattici. Per una questione di rispetto ti porterò anche le carte che testimoniano ciò che ti ho detto. – disse lei seria e Nicholas la guardò sorpreso, indeciso su cosa dirle.

- So che non vuoi sentirti dire frasi di circostanza sulla tua condizione. Non c'è bisogno che tu mi porti quelle carte, ti credo anche perché non avresti nessun motivo per "incastrarmi" con una gravidanza. Faremo le analisi. – disse serio e Danielle si sentì sollevata che non avesse detto frasi come: " oh mi dispiace " o  " saresti stata una buona madre ", anche perché lei non avrebbe mai voluto diventare madre.

- Grazie. – disse lei sorridente.

- E di cosa esattamente? – chiese lui prima di girarsi per chiamare la cameriera.

- Per non avermi trattata come una povera martire riguardo la mia sterilità. – la donna grassottella che serviva sempre a quell'ora prese le loro ordinazioni e si allontanò con discrezione.

- Ti conosco ancora poco, ma ho capito che non ami certe cose. E se mai avrai voglia di parlarmene, un giorno, io sarò sempre pronto ad ascoltarti. – disse prendendole la mano e accarezzandola dolcemente, sotto il suo tocco Danielle si rilassò.

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