Capitolo III

15.1K 356 58

Avrebbe fatto di meglio. Avrebbe telefonato a Wulfugar e avrebbe insistito per incontrarlo a colazione, neanche lei poteva aspettare oltre.

Compose il numero con le dita tremanti chiedendosi come avesse fatto a recuperare il suo numero di casa, la situazione era inquietante.

Dopo soli tre squilli la voce calda dell'uomo le accarezzo l'orecchio.

- Danielle, mi spiace averti svegliata. – disse lui con tono sorpreso.

- Vediamoci alla caffetteria di fronte il mio studio fra un'ora. – disse lei senza neanche salutarlo.

- Vedrò se riesco a liberarmi... - disse lui sempre più spiazzato.

- Veda di esserci Wulfugar. Mi ha fatto perdere fin troppo tempo. – disse mettendo giù la cornetta, poi corse in bagno a prepararsi.

Erano solo le nove del mattino ma Danielle si sentiva già stanca, il tempo non aiutava, il cielo era grigio e cosparso di nuvole dense. Sedette al suo solito tavolo e ordinò un thè con latte, ovviamente non aveva fame ed era nervosa. Decise che il modo più efficace per allontanare l'uomo dalla sua vita sarebbe stato quello di essere sincera e spiegare almeno in parte perché rifiutava quel rapporto che si stava instaurando fra loro. Nicholas si fece vivo con dieci minuti di ritardo, non le importò se lo avesse fatto per tenerla sulla corda o perché aveva avuto davvero delle difficoltà a liberarsi dai suoi impegni.

Indossava solo un pantalone grigio scuro che metteva in evidenza la vita stretta e una camicia bianchissima con i primi bottoni aperti che lasciavano intravedere un sottile peluria scura. Abbandonò la giacca sul divanetto e prese posto di fronte a lei.

- Nicholas le devo chiedere di non contattarmi più. Ciò che è accaduto alla cena è stato a dir poco osceno. – disse guardandolo negli occhi.

- Non mi sembrava che la pensasse così in quel momento. – Danielle lo odiò per quella frase, così scontata e maschilista, ma non si lasciò distrarre.

- Mi comporterò da professionista, le ho portato alcuni biglietti da visita di alcuni miei colleghi che potrann... - ma l'uomo la interruppe.

- Lo vuole capire che io voglio solo lei? – disse conciso guardandola duramente.

- La mia carriera vale più di un rapporto sessuale, signor Wulfugar. – disse prima di sorseggiare il thè.

- Nessuno sa che lei è la mia psicologa, nessuno sa che io sono in terapia. – disse rilassandosi sullo schienale.

- Io si e questo mi basta. –

- Danielle non finga di essere indignata o dispiaciuta. Lei mi desidera quanto io desidero lei, perché non vuole ammetterlo? Perché non vuole ammettere che le piacerebbe diventare la mia amante. Ho capito perfettamente di cosa ha bisogno. L'ho percepito nel suo sguardo, dal modo in cui si è abbandonata fra le mie braccia... - disse sporgendosi verso di lei e Danielle arrossì, sorrise amaramente e capì che era giunto il momento di parlare seriamente.

- Quella è un parte di me che non posso accettare. Ci sono cose di me che lei non sa, Nicholas. Cose che fanno troppo male e io non sono pronta per un rapporto di quel genere. – disse, poi prese un bel respiro e staccò gli occhi dalla tazza. – La desidero, è vero. Ma ne sono spaventata perché per me non è un desiderio sano, non se considero la causa che lo ha generato. Mi creda Nicholas che mi sta costando una fatica immensa dirle tutto questo. – disse cercando di mantenere un tono lineare nella voce ma sentì che stava per cedere. Una parte di lei avrebbe voluto correre fra le braccia dell'uomo, ma non lo fece.

-La prego Nicholas, se prova anche solo un minimo di rispetto per me, mi lasci in pace. – disse prima di alzarsi e avviarsi a passo svelto oltre la porta del locale. Lasciandolo da solo, senza che potesse replicare.

Vizio Di FormaLeggi questa storia gratuitamente!