Capitolo II

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Danielle desiderò vivamente che il materasso la inghiottisse

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Danielle desiderò vivamente che il materasso la inghiottisse. Stesa a pancia all'aria con indosso il costoso completino da notte nascosto appena dalla vestaglia di seta aperta, rifletté su tutto ciò che era accaduto quella sera. Era vivido in lei il tocco dell'uomo sul suo corpo, il modo in cui l'aveva stretta e l'aveva guardata.

Lo sguardo di Nicholas prometteva il più lussurioso dei peccati senza risultare volgare e senza farla sentire sporca, a volte le sembrava che riuscisse a vedere sotto i vestiti, sotto la sua pelle e fra i suoi pensieri.

Era arrabbiata con sé stessa perché credeva fossero ormai lontani i tempi in cui un uomo le togliesse l'appetito e il sonno, quella volta però era diverso, lei bramava Nicholas Wulfugar, era inutile negarlo o girarci intorno. Guardò il lato positivo, avrebbe avuto ancora tre giorni per prepararsi un bel discorso da rifilare al suo paziente per liquidarlo dalla sua vita. Danielle conosceva i propri limiti e Nicholas la stava spingendo oltre una soglia che aveva impiegato anni per costruire.

Il venerdì pomeriggio era arrivato lento e inesorabile, Nicholas era come al solito l'ultimo paziente di quella giornata e di quella settimana. Seduto in sala d'attesa, leggeva una rivista non molto recente, rigorosamente trattante argomenti di psicologia e benessere. Avrebbe voluto fumare una sigaretta prima di sostenere l'ennesimo scontro-incontro con la sua deliziosa dottoressa. Aveva pensato a lungo a lei, al suo atteggiamento altezzoso e fiero, al suo modo di tenergli testa, alle sue labbra e a quel corpo snello e sinuoso. Si era reso conto che non aveva adottato una condotta molto ortodossa e sapeva che rischiava di allontanarla anziché farla cadere fra le sue braccia. Danielle Lanford gli ricordava una gatta selvatica e diffidente, avrebbe dovuto fare un passo indietro e tendere la mano verso di lei, sapeva che si sarebbe avvicinata da sola, un passo alla volta. Certo era che aveva captato segnali positivi dal suo comportamento, Danielle, era sicuro, lo desiderava quanto lui.

Sentì un rumore di passi leggeri, alzò lo sguardo dalla rivista e incrociò quello di Danielle. Accanto a lei marciava silenziosa una ragazzina di appena sedici anni, smunta e dall'espressione provata, Danielle la teneva stretta a sé come se potesse crollare da un momento all'altro. Si guardarono per una frazione di secondo, l'espressione della dottoressa fu dapprima sorpresa poi si tramutò nella solita maschera fredda. Quando tornò a rivolgersi alla ragazzina il suo sguardo mutò ancora, era dolce e comprensivo, la vide sussurrarle qualcosa e poi lasciarla andare oltre la pesante porta blindata dello studio, il tutto sotto lo sguardo indifferente della sua vecchia segretaria.

Allora Danielle Lanford aveva un lato umano.

Di norma avrebbe aspettato cinque minuti, il tempo di rinfrescarsi le idee ma quella volta fu diverso, non vedeva l'ora di chiudere il suo rapporto professionale con Nicholas Wulfugar.

- Salve Signor Wulfugar, mi può seguire se vuole. – disse mantenendo quell'aria impassibile e a Nicholas non restò che alzarsi e seguirla oltre il corridoio che li avrebbe portati nella stanza della dottoressa.

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