Hogwarts, sto arrivando!

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Che palle svegliarsi la mattina presto.
Soprattutto se devi andare a scuola.
E se quella scuola inizia il primo settembre.
Ma poi cambi idea ricordandoti che quella scuola è Hogwarts.
Appena quel pensiero mi affiora in mente spalanco gli occhi e mi alzo di scatto, urtando contro il soppalco.
Dopo aver sbraitato, mi alzo, stiracchiandomi.
Cerco gli occhiali e li inforco.
Mi chiamo Stefano Lepri e ho 11 anni.
Abito con i miei genitori a Godric's Hollow, un paesino molto carino a parer mio.
Mi dirigo verso il bagno, portandomi i vestiti.
Dieci minuti dopo sono pronto e aspetto i miei genitori. Mi hanno sempre parlato di questa scuola ed ora non vedo l'ora di arrivare.
Mi hanno anche parlato delle quattro Casate: Grifondoro, Tassofrasso, Corvonero e Serpeverde.
Da quanto ho letto sui libri, l'ultima è la peggiore. Tutti i maghi cattivi erano Serpeverde. Papà dice che non devo sottovalutate una Casa definendola migliore di un'altra, ognuna ha i suoi pregi e i suoi difetti.
Spero di capitare in Grifondoro. Non voglio essere Serpeverde. Papà dice che il Cappello Parlante tiene conto delle tue scelte.
Spero sia vero.
Dopo un po' i miei genitori si fanno vivi, uno più assonnato dell'altro.
-Gin, per favore, prendi le chiavi della macchina e inizia a caricare la roba, intanto penso ad Erl-
Ogni cinque parola mio padre sbadigliava.
-Ma caro, Erl è pronto- dice mia madre prendendo la gabbietta della civetta.
-Bene, allora possiamo andare-
Dopo un po' arriviamo alla stazione di Londra.
-Mamma, ho paura-
-Oh caro, non ti preoccupare, non devi fare altro che correre dritto, tra il binario nove e dieci- il dolce sorriso della mia mamma mi tranquillizza.
Prendo un respiro profondo ed inizio a correre. All'improvviso tutto cambia.
C'è l'Hogwarts Express davanti a me. È bellissimo.
Mi guardo intorno. Tutti sorridono.
Rimango a bocca aperta. È tutto così magico. 
-Chiudi la bocca che ti entra il vapore in gola, idiota-
Un ragazzo con i capelli corvini mi passa davanti, sbeffeggiandomi, seguito da due ragazzi uno più idiota dell'altro. Mi chiude la bocca con l'indice della mano.
-Ci vediamo, Lepri-
Cosa?
Come fa a sapere il mio cognome?
-È Sascha Burci, figlio di Lucius Burci, lascialo perdere, è un cretino- mio padre mi appoggia la mano sulla spalla.
Già, un cretino...

Da puro odio a magico amore||Saschefano[IN REVISIONE]Leggi questa storia gratuitamente!