Capitolo I

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La mattina dopo il suo primo incontro con Nicholas Wulfugar, Danielle si svegliò di buon umore, era sorpresa per sino lei. Quella mattina aveva solo due appuntamenti in tardo orario e quindi decise di fare colazione alla caffetteria vicino il suo studio. Indossò il costoso dolce vita di lana beige, un paio di pantaloni stretti verde militare e i comodi stivaletti neri con il tacco. Si truccò come al solito, pettinò con cura i lunghi capelli e uscì con passo deciso fuori di casa.

Tutto sommato era una mattinata abbastanza calda, non aveva neanche infilato il cappottino scuro, si era limitata ad appoggiarlo sulle spalle mentre camminava per le vie centrali di New York, ma apprezzò ugualmente il tepore del locale un volta che si accomodò al suo tavolino preferito. Ogni volta che ne aveva la possibilità, sedeva all'ultimo divanetto, spalle contro il muro e la piena visuale del locale e della strada che si mostrava nella sua vitalità attraverso le grandi vetrine della caffetterie.

Posò i suoi effetti personali e subito dopo aver ordinato una tisana ai frutti di bosco e una brioche alla crema si concentrò sui documenti che aveva nella borsa.

Danielle adorava la colazione, era uno dei momenti in cui aveva la mente sgombra dal lavoro e si rilassava non pensando a nulla, quella mattina però fu diverso, era smaniosa di leggere il fascicolo che il suo nuovo paziente aveva compilato e consegnato alla sua segretaria.

Erano domande standard messe nero su bianco, simili se non identiche a quelle che aveva posto lei nel suo studio, ma aveva voglia di rileggerle nel caso le fosse sfuggito qualcosa.

Nicholas Wulfugar era un imprenditore di appena quarant'anni, senza alcuna dipendenza, eccetto quella per le sigarette. Non era mai stato in analisi prima di allora, non aveva mai sofferto di depressione o altri disturbi di natura psicologica e alla voce "Motivazione di inizio terapia" aveva scritto con una calligrafia elegante e precisa la parola "Stress".

Non doveva essere un uomo incline alle relazioni sociali o uno che si lasciava andare, un po' come lei, pensò ma poi le venne in mente che il motivo per il quale lei era sempre rigida e sulla difensiva differiva sicuramente da quella dell'uomo.

Una cameriera grassottella di mezza età con le guance rosee le servì la sua ordinazione e lei la ringraziò con il sorriso sollevando appena lo sguardo dalle carte. Probabilmente si era resa antipatica, era una cosa che metteva sempre in conto quando si poneva verso le persone che non erano suoi pazienti. Danielle Lanford aveva sempre un'espressione dura dipinta sul volto che non dimostrava mai i suoi trent'anni. Non una singola ruga aveva ancora segnato il suo volto dalla pelle liscia e perfettamente truccata.

Il suo analista riusciva a capire il suo stato d'animo dal modo in cui si truccava, paradossalmente più era preciso il maquillage sul suo volto e maggiore era il suo stato di disagio. Era il suo modo di nascondersi e di compensare la sua fragilità. Ormai era quasi un anno che truccava sempre gli occhi con impeccabile precisione. Ombretto marrone ed eyeliner a definire il suo sguardo e tanto mascara a valorizzare le ciglia. Due occhi bellissimi quanto freddi e duri. Un anno da quando aveva trovato il coraggio di accennare alla questione che per anni l'aveva tormentata e che lei aveva ogni volta richiuso in un cassetto della sua mente con molta fatica.

Inspirò il profumo dei frutti di bosco che emanava la sua tisana e si rilassò contro lo schienale della poltroncina di pelle bordeaux, sorseggiò la bevanda e chiuse gli occhi per qualche istante. Quando li riaprì si ritrovò davanti l'ultima persona che mai si sarebbe immaginata di vedere li.

Nicholas Wulfugar era in piedi davanti al bancone dei dolci e sembrava non averla notata, con studiata lentezza, Danielle raccolse i fogli, li mise in ordine dentro la cartellina e li poggiò accanto alla borsa.

Mentre era impegnata a fare tutto ciò non si accorse che Nicholas si era avvicinato pericolosamente al suo tavolo e quando Danielle alzò lo sguardo era troppo tardi. Si ritrovò ancora una volta con la testa piegata verso l'alto a scrutare l'uomo e per un attimo le balenò per la testa una scena molto simile in un angolo della sua fantasia che detestava.

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