Quando si svegliò e si rese conto che niente di quel giorno sarebbe stato speciale come negli anni passati, o come aveva sperato sarebbe stato negli ultimi mesi. Aveva sognato un ristorante in un grattacelo a Dubai, una stanza con vista, un bacio a mezzanotte, ma Dio... tutto ciò non era fondamentale, ed ora avrebbe fatto qualunque cosa pur di avere una sola cosa: suo marito. Punto.

Avrebbe voluto avere Harry, solamente accanto a lui, senza pretendere altro. Se gli avessero proposto una carezza da parte di Harry in cambio della sua vita, sarebbe morto volentieri.

Ma, ahimè, nemmeno il più estremo dei sacrifici sembrava avrebbe potuto ridargli la gioia di sentire il profumo del marito.

E poi... E poi lo uccideva la consapevolezza che nonostante avesse concluso la collaborazione per il numero speciale del LonDay il giorno prima, Harry non avrebbe comunque con tutte le probabilità passato del tempo di qualità con lui. Nemmeno quella notte. Nemmeno ora che ne avrebbe avuto il tempo.

E perché? Perché assieme avevano rovinato tutto. Perché era evidente che entrambi avessero delle colpe, ma era anche ovvio che tutto fosse nelle mani di Harry. Solamente lui avrebbe potuto decidere di non buttare via tutto, ma Louis era ormai sicuro che suo marito stesse solamente aspettando la fine delle festività per cominciare a cercare casa altrove e... compilare alcune carte.

Louis fece ciò che si era ritrovato a fare milioni di volte negli ultimi giorni: si coprì il viso con le mani e fece di tutto per cacciare indietro le lacrime, riuscendo a malapena a fermarsi dopo la decima.

Andava sempre così. Lacrime, naso tappato, mal di testa, mal di stomaco da ansia, malinconia generale. Scosse il capo. Sarebbe mai finito quel periodo? Sarebbe mai riuscito ad andare avanti senza Harry?

E quando Harry l'avrebbe lasciato ufficialmente... cosa sarebbe successo? Quant'era stupido a chiederselo, davvero. Cosa pensava sarebbe successo? Ovviamente nulla. Harry avrebbe semplicemente continuato ad ignorarlo, proprio come già stava accadendo. Niente di nuovo.

In sintesi, la sua vita era già cambiata, e Louis non voleva viverla. Non così. Inconsciamente, aveva pensato che fosse un periodo di transizione, che magari sarebbe passato per tornare a qualcosa che assomigliasse alla loro normalità, ma Dio, era un idiota. Forse avrebbe dovuto cominciare a pensare come un individuo e non più come uomo sposato.

Doveva trasferirsi. Era giusto che Harry tenesse la casa, la loro casa, forse. La colpa è di entrambi, ricordò a se stesso, per poi aggiungere anche che, nonostante tutto, il danno più grosso l'aveva combinato lui e non suo marito. Ma poco importava, perché era tutto finito.

"Finito," mormorò, senza nemmeno curarsi delle lacrime. Alla decina precedentemente versata si addizionarono copiose gocce salate, che gli offuscarono la vista quando decise finalmente di abbandonare quel letto, chissà, forse per l'ultima volta nella sua vita.

Si vestì, e senza far troppo caso a cosa stava afferrando dalla sua frazione d'armadio, riempì una vecchia valigia di vestiti. Si rese conto che fosse giusto lasciare una valigia anche a Harry, e decise di mettere il resto delle sue cose dentro delle buste di plastica. Era giusto così.

Annuì, e finalmente uscì dalla camera ancora con gli occhi bagnati. Si avviò verso la cucina e recuperò delle buste – quelle brutte, quelle per la spazzatura. Gli sembrarono perfette per le sue cose –, proprio mentre Harry apriva la porta della camera degli ospiti, assonnato ma apparentemente tranquillo. Beato lui, che probabilmente già si era abituato all'idea di questo nuovo stile di vita... Louis non riuscì nemmeno a salutarlo. Deglutì e fece per tornare nella loro vecchia stanza, le buste arrotolate strette sotto il braccio.

Harry le osservò con la fronte corrugata e, sorprendentemente, gli parlò. "Stai buttando le mie cose?" gli chiese, ed il suo tono suonò così triste e deluso che Louis sgranò gli occhi.

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