Capitolo 2

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Burt passò la domenica pomeriggio a rileggere svogliatamente le righe del codice Java dell'ultimo programma che doveva mostrare i dati dei partecipanti ad una importante gara internazionale. La sua azienda, fondata negli anni d'oro dell'informatica, a metà degli anni novanta, era principalmente amministrata da lui e da suo fratello.

Tra di loro non correva un buon sangue, dopo la nascita di migliaia di web agency generiche nell'onda della crescente richiesta di risorse nell'ambito del word web, la loro agenzia aveva subito un brusco arresto di fatturato che l'aveva costretto a ridurre il numero dei suoi collaboratori.

Nel contempo, lo stile di vita agiato dei due soci era radicalmente cambiato e mentre Burt si era rimboccato le maniche e aveva coperto molte competenze del personale licenziato, il fratello Robert aveva continuato a mantenere un atteggiamento di superiorità che non potevano più permettersi. Continuava a organizzare costose cene con i clienti non giustificate più dalla marginalità del lavoro stesso, inoltre spesso e volentieri si impegnava in lavori che non erano più in grado di garantire. Soprattutto per il fatto che la sua competenza tecnica era ad un livello molto più basso del fratello ingegnere.

Succedeva spesso che Burt lavorasse anche nelle festività e nel tempo libero, il confine lavoro-vita privata era ormai talmente sottile che non riusciva nemmeno più a rendersi conto che esisteva un "orario d'ufficio". L'unico stacco effettivo dal lavoro avveniva nel momento in cui si dedicava allo sport, lasciava il suo smartphone a casa e prendeva il suo iPhone privato - pieno zeppo di musica rap e la cui rubrica conteneva solamente pochi nomi...

Non avendo molto tempo a disposizione, la corsa a piedi e in bici erano gli unici sport che si poteva permettere. Non aveva mai praticato sport a livello agonistico ma aveva ottenuto comunque risultati incoraggianti.

Quella domenica i ragazzi erano da sua madre e il pomeriggio passò molto velocemente. Nel momento in cui lasciava lo schermo del suo iMac per prendere qualcosa da mangiare dal frigo, la calamite variopinte attaccate nel frigo le riportavano alla memoria la vita felice di pochi anni prima. Le decine di città che avevano visitato con la sua felice famiglia sembravano ormai un ricordo lontano.

Avevano viaggiato molto, visitato tutti i posti più belli della costa orientale, sino alla Florida e alla lussureggiante Los Angeles. Quando il lavoro lo consentiva, Burt era solito fare una bella sorpresa a sua moglie, presentandosi con un mazzo di fiori e una busta bianca che racchiudeva una romantica poesia d'amore con riferimenti alla destinazione scelta e i relativi biglietti aerei -  contenuta nell'impugnatura dell'omaggio floreale.

Nell'estate del decimo compleanno di Mark, la lettera che aveva dedicato a sua moglie citava un pezzo dell'opera di Shakespeare:

Io desidero quello che possiedo;
il mio cuore, come il mare, non ha limiti e il mio amore è profondo quanto il mare:
più a te ne concedo più ne possiedo, perché l'uno e l'altro sono infiniti.

Era tratto dal libro Romeo e Giulietta. Il gambo era avvolto da una busta rosa che conteneva due biglietti aerei per Verona, la città italiana più romantica del mondo. Quella era stata una delle poche volte che avevano lasciato a casa Mark e Andrea con la baby sitter per vivere una settimana romantica in Italia, tra Verona, Venezia e Firenze. Era stata una settimana passionale, una passione che dalla nascita dei due figli non si era mai assopita ma era stata relegata ai pochi momenti che riuscivano a ritagliarsi dalla complicata vita famigliare.

I pensieri di Burt stavano andando alla deriva davanti all'immagine dell'arena di Verona che teneva attaccato al frigo a due ante un centrino con ricamato a mano, con un filo rosso il nome della sua ex in caratteri corsivo : Evelyn. Ricordava perfettamente quel negozietto con l'ingresso laterale sul giardino interno della casa di Lucia, dove migliaia di ragazzi si erano promessi amore eterno sotto il balcone più famoso del mondo. Avevano passato interminabili minuti in un bacio appassionato vicino alla statua bronzea raffigurante la sfortunata amante di Verona, mentre le coppie - dopo aver attaccato le proprie promesse d'amore alla cancellata, evitavano la coppia al centro del cortile senza degnarli di un solo sguardo.

Dopo essersi persi l'uno negli occhi dell'altro, erano entrati in quel caratteristico negozietto dove, con pochi euro, una zelante ragazza scriveva con incredibile perizia e velocità il nome degli amanti su centrini, fazzoletti e lenzuola. Era tutto irreale, un borgo medioevale così lontano dalla vita caotica della loro città natale. Una magia che era poi continuata in una altrettanto romantica gita sulla gondola dell'unica città fondata direttamente nel mare.
Vicino all'Arena di piazza Bra, c'era infatti una piccola maschera veneziana che raffigurava un volto femminile adornato da variopinti motivi floreali.

Ogni magnete faceva riaffiorare nella sua mente un doloroso ricordo, con un gesto di stizza spalancò la porta del frigo e stappo la bottiglia di latte di soia, sorseggiò il liquido bianco al gusto di vaniglia cercando di dimenticare tutti i ricordi che erano riaffiorati.

Non era semplice lasciarsi la vita precedente alle spalle, ma Burt era riuscito comunque a rimboccarsi le maniche. Dopo la dolorosa separazione con Evelyn aveva tirato fuori il meglio di sè e si era rimesso in gioco. Aveva cercato di essere una persona migliore, dedicandosi alle amorevole cure dei sui figli e cercando in ogni modo di essergli vicini.

Nei anni passati era sempre stata la moglie ad occuparsi dei due ragazzi e lui si era sempre dedicato alla sua azienda. Da quando le cose erano cambiate così repentinamente, Burt aveva ridefinito la sua scala di valori. La famiglia e l'affetto per Mark e Andrea occupavano ora il posto più importante e le loro necessità venivano al primo posto. Anche del lavoro e dei suoi amici.

Mark era un ragazzo molto vivace e difficile da tenere a bada. Pieno di entusiasmo per qualsiasi cosa riguardasse la natura, riusciva ad emozionarsi anche quando, visitando lo zoo di Central Park, davano da mangiare ai pinguini e questi goffi animali amavano strofinarsi contro la sua esile figura di teen-ager cresciuta troppo in fretta.

Amava passare il tempo libero con suo figlio anche perché riusciva a trasferirgli tutta il suo stupore davanti alle meraviglie della  vita che riusciva a vivere con una straordinaria vitalità. Ricordava una domenica mattina primaverile, si erano svegliati presto per andare a Ellis Island a fare un po' di foto alla Statua della Libertà. Camminando lungo il viale, Mark si era improvvisamente fermato. Burt era contrariato perché rischiavano di perdere la Metro e non ne capiva il motivo. Cercò di strattonarlo ma suo figlio non aveva nessuna intenzione di muoversi, aveva gli occhi spalancati e la bocca aperta e guardava con interesse l'albero sopra di loro. Quando gli chiese il motivo, suo figlio le indicò le gemme verde smeraldo che erano comparse sull'albero e gli disse : "Papà, guarda, la vita che rinasce dopo l'inverno, quest'albero di sta svegliando e sta rinascendo la vita in se'. Non è una cosa meravigliosa?"
Burt lo preso in braccio, lo abbracciò e  disse : "Si, piccolo mio, la rinascita è una cosa meravigliosa e la natura non smette mai di stupirci!"

In quel momento si rese conto di quante cose non riusciva più a vedere, preso dai troppi impegni e da tanti problemi. Strano come noi adulti riusciamo a perdere l'entusiasmo per le cose più belle e semplici e ci lasciamo consumare da cose inutili e spesso senza senso, era stato il suo pensiero in quel momento.

Se il figlio maggiore era sempre allegro e innamorato della vita, la sorella Andrea era l'esatto contrario. Era sempre stata una ragazza metodica e molto responsabile, viveva ogni impegno che fosse di studio che sportivo con il massimo del suo impegno. Non aveva grandi passioni anche se faceva tutto al meglio, forse per compiacere suo padre - di cui era follemente innamorata, tanto da essere sempre in apprensione per lui. Curioso che questo scricciolo di ragazza si preoccupasse per suo padre, quando normalmente dovrebbe essere il contrario.

Mentre pensava ai suoi splendidi figli, gli ritornò in mente la colazione della mattina e quanto le aveva raccontato Valery circa i problemi con i suoi ragazzi. Si riteneva veramente fortunato ad avere avuto due splendidi figli.

Prese in mano il telefono, andò sulla chat "best family" di WhatsApp e scrisse : "tutto OK?" seguito da una emoticon con la faccetta sorridente. Attendendo una risposta, mise in stand-by l'iMac e accese senza nessun interesse il notiziario della TV.

La news che scorreva sullo schermo lo turbò profondamente.

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