Storia 118

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Io lo chiamo "Uomo Nero". Entra nelle camere da letto dei bambini di notte e il giorno dopo sono introvabili. Io ero uno di quei bambini.

La notte in cui è venuto stavo dormendo nel mio letto. A quanto pare avevo lasciato la finestra aperta. Lui mi scosse per svegliarmi. Mise la mano sulla mia bocca ed un dito sulle sue labbra, dicendomi di fare silenzio. Non so cosa mi diede. Una specie di polvere. Ma mi fece sentire bene mentre avrei dovuto essere terrorizzato.

Mi portò a casa sua. C'erano altri bambini lì. Altri che avevano famiglie a cui mancavano. 

Lui era... disilluso. Non ci dava altro che una specie di propaganda. Oltre alla polvere. Le giornate erano sempre così. Discorso folle, polvere, altro discorso folle, altra polvere. Non sapevamo cosa voleva farci e quando voleva farlo, ma non ci importava. 

Ho visto ciò che ha fatto ad alcuni bambini. Evidentemente li preferiva giovani. Ad una certa età semplicemente... scomparivi. Si sbarazzava di te.

Vengo da una famiglia di persone alte di statura, quindi, quando crebbi, divenni alto e forte. Per questo sono riuscito a scappare. Sono riuscito a portare anche altri ragazzi con me. In un momento di lucidità dovuto alla mancanza di polvere, sono riuscito a sentire ciò di cui parlava veramente quel maniaco. Viveva in un mondo di fantasia ed io non sarei più stato la sua vittima alimentata dalla droga.

Quando sono riuscito a scappare, cacciare questo predatore è diventato lo scopo della mia vita. Una volta ci ero vicino, ma lui è fuggito. Sono rimasto mutilato. Lui è ancora là fuori a prendere i bambini dalle loro case. Ma io lo prenderò. Io lo consegnerò alla giustizia.

Io sono Uncino.

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