Capitolo 1

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Burt stava passeggiando in malinconica solitudine lungo un viale ricoperto da foglie secche che scricchiolavano al passaggio delle sue scarpe da corsa dai colori sgargianti che contrastavano con i colori di un insolito caldo autunno nella Grande Mela.

Tutto il paesaggio intorno a lui rispecchiava il suo stato d'animo, le statue che adornavano il Central Park che qualche anno prima scherzavano con i suoi due figli troppo vivaci per poterle solo osservare da lontano, sembravano ora mostrare tutti gli anni passati ad osservare le miserie del mondo umano.
Le sfumature di rosso e marrone che coloravano la fine dell'estate avevano sempre riempito il cuore di romantico desiderio di tranquillità dopo gioiosi ma impegnative giornate passate in compagnia della sua splendida famiglia. Ma ora, a distanza di pochi anni, molte cose erano cambiate nella sua vita e l'avvento dell'autunno gli ricordava solamente l'impietosa fine dell'estate, la fine di un periodo spensierato - ricco di gioia e serenità.
Quando i pensieri tristi adombravano la sua mente, l'unica soluzione che Burt aveva trovato per ritrovare un po' di tranquillità era la corsa. Per lui la corsa era come pestarsi un pollice per non sentire il mal di testa. Non gli piaceva particolarmente correre costantemente in apnea rincorrendo i suoi coetanei che avevano un passo migliore di lui, ma lo distoglieva dai pensieri negativi che ormai facevano parte costantemente della sua vita.

Non era la giornata giusta per lasciarsi andare alla tristezza, con un gesto quasi automatico premette il tasto azzurro del suo garmin e ricominciò la sua corsa blanda senza nemmeno accorgersi che era già sbucato fuori sull'ottantacinquesima. Raggiunse con poco convincimento la sua cabrio e mentre si asciugava il sudore e si cambiava la maglietta tecnica troppo stretta per la sua stazza, notò che il led bianco del suo cellulare indicava una chiamata mancata. Pensò che era strano che qualcuno lo cercasse la domenica mattina sul quel numero che non aveva mai condiviso con i suoi clienti e riponendo con stizza la tshirt all'interno dello zaino, prese in mano lo smartphone leggendo con curiosità le risposte mancate.

Valery Stone (6) missed calls

Si trovo a pensare, prima ancora al motivo per cui Valery l'aveva cercato a quell'ora insolita, al razionale e preciso metodo che l'aveva portato a popolare la sua rubrica del telefono. Aveva memorizzato il nome e cognome e tutti i dati anagrafici di tutti i suoi contatti, compresi famigliari e amanti. Era una deformazione professionale dovuta al suo lavoro oppure un sterile tentativo di mettere ordine nella sua vita?

Cercò di accantonare questi pensieri che troppo spesso deviavano su binari morti e pose il suo indice sulla figura sorridente di Valery, spostandola con un veloce swipe sulla destra per richiamarla. La voce squillante e particolarmente allegra riuscì a strappargli un sorriso. Era passato tanto tempo dall'assidua frequentazione dei corsi di cucina che avevano condiviso qualche anno prima e tra di loro c'era sempre stata quell'affinità mentale condita dallo stare bene assieme che non si era mai spinta oltre qualche tenero abbraccio. Molte volte Burt le aveva esternato i suoi sentimenti che andavano oltre il semplice affetto, ma Valery era sempre riuscita, con la sua incredibile ma ferma eleganza, a scherzare sulla cosa facendo svanire l'effetto romantico - preludio forse di un relazione più intima.

Gli risultava strana la sua proposta di andare a colazione in un locale che si affacciava sul fiume Hudson ma le diede con piacere l'appuntamento per le dieci. Guidò in mezzo al traffico addormentato di una domenica mattina sino al suo appartamento in un quartiere adiacente il Park Hill. Aprì la serratura aspettando si sentire il solito vociare dei ragazzi che litigavano davanti alla TV con un sottofondo di rumori di guerra proveniente dai videogiochi violenti che tanto piacevano al figlio più grande.
Sapeva perfettamente che il rumore della chiave avrebbe fatto eco ad un silenzio assordante e che l'ingresso sarebbe stato pervaso dal buio malinconico dell'appartamento vuoto, non riusciva ad abituarsi all'idea di essere solo per metà della settimana. Si mise sotto la doccia pensando a quanto aveva letto pochi giorni prima sul fatto che il momento più bello di una corsa era ritemprarsi sotto la doccia. Non era affatto d'accordo, senz'altro preferiva i rari momenti in cui si sentiva talmente in forma di correre sfiorando l'asfalto, quando le gambe si muovevano sciolte all'unisono con il resto del corpo e l'adrenalina gli dava l'impressione di onnipotenza.

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