Oggi sono Io

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Quando ripresi a studiare nel novembre del 1993, dopo due anni e quattro mesi dal momento della mia malattia che mi aveva reso tetraplegico e dopo la frattura del femore sinistro, non fu una cosa semplice. Non fu neanche una cosa programmata se è per questo. Anzi se solo fino ad un paio di settimane prima o poco più me l'avessero chiesto o mi avessero detto che sarebbe accaduto probabilmente li avrei mandati a quel paese, che poi qual è non l'ho mai capito. Tanto è vero che non solo i miei ci avevano già provato, soprattutto mia madre, senza successo ma su tutto il fatto che io ero esclusivamente concentrato sulla fisioterapia da fare e sul mio recupero. Non mi ero ancora chiaro il quadro della (mia) situazione, il fatto che per quanto io potessi spingere sulla fisioterapia c'era un margine recuperabile e che oltre quello, senza una innovazione medico-scientifica, io non sarei potuto andare oltre ma avrei potuto mantenere quel recupero. Questa consapevolezza però arrivò dopo, nei mesi successivi anche al mio rimettermi sotto sui libri.
Si sa, dove a volte non riescono i genitori o le persone che sono a noi più vicine può fare breccia una voce fuori dal coro, una persona fuori dalla nostre cerchie che con delle semplici parole è capace di rimette in moto ciò che era spento da tempo. E per me è stato così, una persona fuori dal contesto conosciuta casualmente ma per dei motivi specifici che è entrata a far parte della mia vita e in quella della mia famiglia come un angelo arrivato in un momento ben preciso e che sarebbe stato con noi anche e soprattutto in momenti determinati e determinanti delle nostre vite.
Bastò, infatti, una chiacchierata con lui sul tema "scuola e futuro" per mettere in moto una macchina che, per quanto riguarda l'istruzione e la formazione, si riaccese nel 1993 e si spense nel 2008. Quindici anni serrati in cui il ritmo sostenuto, credetemi, fu quello di una locomotiva sempre spinta al massimo.
Ma se devo a Ruggero la scintilla che mise in moto la voglia di studiare e il significato di ricominciare quel percorso, devo tutto il resto a mia madre.
Rientravamo a casa in Sicilia dopo poco meno di due mesi a Desenzano del Garda, dove facevamo base a casa di Ruggero (che era ed è anche il mio neurofisiatra), da dove andavamo ogni giorno della nostra permanenza al centro di riabilitazione di Lonato (BS). Al rientro, quindi, a fine ottobre in pochissimo tempo mia madre organizzò una vera e propria scuola in casa coinvolgendo quegli amici e quei parenti insegnanti (che ringrazierò per sempre) in modo che io potessi avere un docente per ogni materia. Un vero calendario scolastico da seguire nel corso dei mesi per arrivare al termine dell'anno scolastico ed essere così io pronto a sostenere gli esami di idoneità del liceo linguistico.
Ritmi serrati dicevo prima. Sì perché tutta la mia giornata venne riorganizzata in modo da poter svolgere la fisioterapia dal mattino fino a ora di pranzo e le lezioni coi professori nel pomeriggio e per ogni ora una materia. Questo modello è stato produttivo e vincente sia per il liceo che poi per l'università pre e post laurea.

Oggi quando mi fermo a riflettere sulla mia vita, su ciò che sono, sulle cose che mi hanno fatto arrivare fino a questo punto, su ciò che ho imparato e dell'uso che ne ho fatto e faccio, sul come tutto ciò ha formato i miei pensieri, agli enormi sacrifici fatti da me e non solo da me, su quanto è stato investito su di me e quanto sto effettivamente riuscendo a restituire, arrivo alla conclusione che sarei una persona senza la possibilità di avere un ruolo nella società, senza la possibilità di provare ad autodeterminarsi, una persona persa che probabilmente sarebbe più sola, una persona sicuramente diversa da quella che sono adesso e che invece difficilmente cambierei per qualche altra.
Grazie a questo percorso, grazie a Ruggero, grazie alla mia famiglia, grazie ai miei sforzi ma soprattutto grazie a mia madre, grazie a tutto questo OGGI SONO IO!

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