PROLOGO...

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Ciao ragazzi, recentemente ho pubblicato una storia su EFP su Victorious e ho deciso di pubblicarla anche qui. Mi piacerebbe molto che voi commentaste per sapere se vi piace o meno, accetto anche critiche.

BUONA LETTURA...


                  

Era mattina, i raggi del sole, che filtravano dalle fessure sulla tapparella, le illuminavano la parte di pelle che non era coperta da un leggero lenzuolo azzurro, che la fasciava all'altezza del seno, lasciando scoperte le spalle e le braccia, piegate leggermente e in parte nascoste sotto al cuscino bianco. Il candore della sua pelle combinato al nero dei capelli formavano un netto contrasto, che in fondo era lo specchio della sua anima: bella come un angelo, dannata come un demonio, salvezza e perdizione, questo si nascondeva dietro quei freddi occhi vitrei, prima ti insegnava a stare a galla, facendoti tornare a respirare dopo anni passati in apnea e poi ti affogava piano piano, si riprendeva tutto con gli interessi, ti annientava, ti rubava l'anima. Con lei avevi la certezza di essere condannato, ma era l'unica che poteva liberarti. Era come il fuoco, ti riscaldava e ti bruciava, una tentazione a cui non avrei mai potuto a rinunciare, da cui sarei stato sempre attratto. Non sapevo da quanto tempo la stessi fissando, mi piaceva guardarla dormire, sembrava cosí innocente, così rilassata, pura, incontaminata. Lei, così distante, fredda, costantemente  arrabbiata con il mondo e sempre in lotta contro se stessa, sembrava così piccola e indifesa in questo momento. Scostai una ciocca dalla sua fronte sistemandola dietro l'orecchio, le accarezzai dolcemente la guancia e baciai delicatamente le  morbide labbra, la mia droga preferita.

Ripensai a tutto ciò che ci era capitato negli ultimi mesi: ci eravamo lasciati per un motivo che in quel momento mi appariva assolutamente inutile.
Avevamo passato mesi a ignorarci, a fare finta che tra noi non fosse mai successo niente, ci comportavamo da perfetti sconosciuti, pur sapendo di conoscere l'altro perfettamente, di sapere interpretare le espressioni, gli occhi, le labbra, il tono di voce. Eppure la sera prima era scattato qualcosa, come se il mio cuore avesse ripreso a battere, il mio cervello a pensare. Cosa avevamo fatto?

Dicono che gli opposti si attraggono e si annullano a vicenda, ma la veritá é si completano, insieme raggiungono quella stabilitá, che da soli desiderano ardentemente, ma invano. Lui aveva quello che mancava a lei, lei aveva quello che mancava a lui.

Aprì lentamente gli occhi, sbattendo le palpebre e guardandosi intorno inizialmente spaesata.
Appoggiò la schiena alla testata del letto e, tenendo saldamente il lenzuolo attaccato al corpo, fece cadere il suo sguardo su di me.

-Buongiorno- dissi dolcemente imitando la sua posizione.

Lei non rispose, si limitó a passarsi una mano tra i capelli, spostandosi indietro una ciocca blu ribelle e iniziando a giocherellare con le ciocche più corte.
La osservai mentre faceva attorcigliare i capelli sull'indice e poi lasciava andare lentamente, senza distogliere lo sguardo dal mio.
Morivo dalla voglia di baciarla, di fare di nuovo l'amore con lei, ma prima dovevamo parlare seriamente.
Guardò l'orologio appeso sulla parente di fronte che segnava le 9:00, con un movimento rapido spostó le gambe verso il lato del letto e si alzó, sistemandosi nuovamente il lenzuolo.

-Vado a fare una doccia- disse semplicemente incamminandosi a piedi nudi verso la porta della camera.

-Dovremmo parlare, non credi?- domandai retorico.

Lei sorrise beffarda girandosi nella mia direzione.

-E non possiamo farlo dopo?-

-Beh... si dá il caso che sia importante-

-Anche l'igiene personale lo é. Questione di prioritá, Beck-

Mi alzai dal letto recuperando i boxer finiti sul pavimento e mi avvicinai a lei, che nel frattempo era rimasta immobile e mi fissava con il volto inespressivo, indecifrabile, in piedi accanto alla parete, grigia come tutte le altre, alla sinistra del letto, vicino all'armadio in legno di frassino dipinta di nero,  proprio come gli altri mobili presenti nella stanza, dal letto a una piazza e mezza, ai comodini ai lati di esso, dalla scrivania perennemente disordinata e sempre piena di fogli di fronte, alla cassettiera sulla parete della finestra.

The truth hurts |In pausa per revisione|Leggi questa storia gratuitamente!