Harleen Quinzel

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Sin dal primo momento in cui ho aperto gli occhi mi sono sentita strana.
Quando sono nata mio padre mi teneva in braccio distante, con uno sguardo di disprezzo.
In tutta la mia vita credo di essere stata in braccio a lui per solo pochissimi secondi, poi mi ha gettato tra le braccia dei medici ed è uscito dalla stanza.
Lui era schizofrenico, ma lo stesso decise di fare lo scienziato, diceva che il mondo non capiva il suo talento e per questo lavorava tutto il giorno in cantina, faceva strani esperimenti su animali e quando usciva per quel poco trattava male mia madre, tanto che la costrinse ad avere un figlio solo per poter sperimentare anche su di lui.
Ma il problema è che lui aveva bisogno di un maschio.
E invece sono nata io.
Sono cresciuta lontano da tutto, non potevo andare a scuola, mio padre non me lo permetteva, la mamma cercava di proteggermi da lui, si metteva in mezzo quando cercava di picchiarmi;
Ricordo una volta, quando mia madre non era in casa, per sbaglio giocando col pallone ruppi un vaso, o almeno credo che fosse quello, ma fatto stà che lui in quel momento era fuori dal suo solito rifugio, mi guardò e con un bastone mi ruppe il braccio.
Li avevo cinque anni.
A sette invece ci fù una litigata orribile tra mio padre e mia madre, lui le conficcò piu e piu volte un pugnale nel petto e poi si uccise con un colpo di pistola in bocca.
Che schifo, ricordo che c'era sangue ovunque.
In seguito la mia vita cambiò, mi portarono in un istituto con altri bambini fu un cambio radicale e incredibilente difficile, non avevo mai socializzato con nessuno della mia età fino ad allora ed ero consiederata la strana dagli altri.
Al secondo anno in quel posto capitò una cosa che mi segnò completamente e che mi rese in un certo senso popolare nell'orfanotrofio.
Accadde tutto grazie a un certo Daniel, un bambino della mia stessa età che all'apparenza sembrava più grande data la suo corporatura robusta e il suo sguardo sempre torvo.
Era uno di quelli che mi davano sempre fastidio, si avvicinavano a me, mi gettavano a terra data la mia corporatura minuta, mi picchiavano e mi davano della strana.
Un giorno, stando sul davanzale con due mie amiche Rose e Susan, Daniel decise di rompermi le palle, ci guardò tutte una a una fino a che il suo sguardo ricadde su di me. Un sorriso inquietante gli si formò sul volto, mi guardò dall'alto al basso e senza che me ne accorgessi lui era davanti a me, e mi spintava a terra. Inizió a dirmi cose ancora più orribili del solito sulla mia famiglia, che erano pazzi, che mi odiavano come tutti lì dentro, che mio padre aveva ucciso mia madre e poi aveva fatto lo stesso con se stesso solo per non dover più convivere col grande peso della mia nascita.
In quel momento non so cosa mi sia preso ma le mie mani hanno iniziato fremere, una delle due mi doleva, alzai lo sguardo e mi resi conto che senza nemmeno accergermene gli avevo appena tirato un pugno sul naso e lui stava barcollando all'indietro stupito.
Ricordo ancora il suo sguardo pieno di odio.
Povero illuso, anche se in quel momento non ero Harley Quinn nessuno può mettersi contro la sottoscritta 😏💣😈
Ma torniamo alla storia.
Daniel si scagliò di nuovo su di me e io mi spostai di colpo dandogli allo stesso tempo uno spintone. Le assi di legno cedettero per via de suo peso (grasso obeso di merda così impari🔫) e lui cadde di sotto.
Rimasi scioccata per quello che avevo fatto e mentre tutti corsero a vedere l'accaduto io restai lì a guardarmi le mani.
Non era morto.
Era solo molto molto molto ferito.
Tutto qui.
Mrs. Wayne, la responsabile dell'orfanotrofio, corse da me e mi prese per un braccio incazzata, mi portò nel suo ufficio e con lo sguardo tra un misto di stupore e incredulità iniziò a urlarmi contro.
"Ma che diamine di problemi hai?? Signorina Quinzel perché hai gettato il tuo compagno giù dal balcone??!"
Io la guardavo tremante.
"Lui mi diceva cose brutte" risposi ma lei continuò con la sua predica, io non la ascoltavo, pensavo a come lo avevo spinto giù e mi sentivo in colpa per il fatto che non mi dispiacesse per nulla.
Anzi.
"Mi stai ascoltando signorina Quinzel?!" Sbraitò rabbiosa Mrs Wayne.
Quando alzai lo sguardo lei aveva delle forbici in mano, iniziò a tagliarmi i capelli e a lasciarmeli cortissimi, senza badare a me, non le importava se mi faceva male o no.
Disse che era una punizione, ma a me non importava.
Quando uscii alcuni bambini mi corsero incontro estasiati, restai famosa per un bel tempo, quasi tutti mi amavano, solo pochi avevano veramente paura di me.


Me ~ La storia della famigerata Harley QuinnLeggi questa storia gratuitamente!