49. Prom

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"Non puoi non venire!" mi lamentai, sentendo la canottiera attaccarsi ancora di più al mio corpo visto il caldo. Il condizionatore in salone era rotto e dalle finestre aperte non tirava neanche un filo d'aria.

"Non stare qui con me, dovresti andare a prepararti" mi disse Maegan, mentre teneva tra le braccia il piccolo Evan. Stava dormendo beatamente, con il piccolo viso paffuto sul petto della madre e le labbra dischiuse.

"Sono le tre, Mae, non le sette" le feci notare, dopo aver guardato l'ora dall'orologio appeso alla parete.

"E allora? E' il ballo di fine anno!"

"Appunto, non il mio matrimonio."

Roteò gli occhi e strinse a sé il bambino. "Io non verrò questa sera, te l'ho già detto. Vado a mettere Evan dentro la culla, torno subito."

Sbuffai, ma lei non mi sentì. Era già scomparsa in corridoio. Nonostante tutto ciò che era successo, la casa era in perfetto ordine. Il divano non era neanche scomposto; non c'erano giocattolini, peluche o ciucci sparsi per terra come avevo immaginato prima di entrare. In effetti, non avrei dovuto essere sorpresa. Quella casa non era mai in disordine, mai. Da quando conoscevo Maegan, non avevo mai trovato qualcosa fuori posto.

Aveva sistemato la culla per Evan vicino al suo letto, in camera. Aveva riempito i cassetti di tutine che le erano state regalate, di pannolini e tutte altre cose per il bambino. Colton passava con lei ogni ora della giornata e le aveva anche proposto di trasferirsi nel rustico dietro casa sua. Non era abbastanza grande, certo, ma per due persone più un neonato sarebbe andato bene. Anche perché il padre di Mae non voleva che Colton si fermasse a dormire con loro, nonostante lui volesse giustamente comportarsi da padre ed essere vicino a Maegan anche quando doveva svegliarsi la notte a causa dei pianti di Evan.

Tornò a sedersi sul divano velocemente e accavallò le gambe.
"Non ho neanche un vestito, se questo ti interessa."

"Posso andartelo a comprare io" le dissi. "Andiamo, Mae, è il ballo di fine anno. Il primo e l'ultimo al quale potrai partecipare! Non devi stare via tutta la serata, vieni anche solo per un'ora o due, ma almeno vieni. Lo hai sempre desiderato e tua madre a pranzo ha già detto che può badare lei ad Evan, questa sera."

"Non voglio lasciarlo solo."

"Non sarà solo, ci sarà tua madre."

Maegan sbuffò e accavallò le gambe, incrociando poi le braccia sotto il seno. "Io-"

Si fermò non appena la porta venne aperta. Colton entrò tranquillamente in casa, proprio come se fosse la sua. Posò, infatti, la copia delle sue chiavi in tasca e richiuse la porta alle sue spalle con più forza di prima.

"Fai piano, Evan dorme!" gli disse Mae, girandosi di scatto verso di lui per potergli lanciare un'occhiataccia.

Colton mimò uno "scusa" con le labbra e venne verso di noi, con le mani dentro le tasche della tuta nera. Aveva la fronte sudata e i capelli in disordine, come se si fosse appena alzato dal letto. Anche la maglietta era spiegazzata e la tuta nera sembrava di un tessuto troppo pesante per essere indossata in quel periodo.

"Ciao, comunque" mi disse. "Quando si è addormentato?"

"Poco fa" gli rispose Mae, rilassandosi. "Io e Hayley stavamo parlando del prom."

"Se vogliamo andarci, mia madre ha detto già che potrà badare ad Evan per tutto il tempo che staremo fuori. Non faremo tardi, Mae, non torneremo mica per mezzanotte, o l'una. Possiamo andare lì alle nove e tornare a casa alle undici se vuoi" le spiegò.

"Quindi ne avevate già parlato" dedussi.

"Avevi anche preso un vestito" continuò.

Guardai la mia amica, confusa. "Avevi detto di non averlo!"

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