One.

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-"Ricordi la nostra infanzia, Federico?"
Un sorriso comparve sul volto di Federico che si girò a guardarlo.
-"Come potrei dimenticare?"

  **

Il brusio che c'era nella piazza della città era ben lontano da quelle mura che stavano per vedere la nascita di un bambino, un bambino che nella sua vita avrebbe avuto tutto ciò che chiunque possa desiderare, o almeno materialmente, suo padre non gli avrebbe mai fatto mancare nulla se si fosse dimostrato all'altezza delle sue aspettative.

Era da poco iniziato l'ultimo decennio del mille ottocento, era un tiepido pomeriggio di fine giungo e tra le mura di quelle grande casa, posta lontano dal caos del paese, si udivano grida disperate di una donna che era in preda ai dolori, suo marito continuava a fare avanti e indietro cercando sollievo per le sue orecchie mentre attendeva la notizia che il suo primogenito era venuto al mondo e sperava, con tutte le sue forze, che fosse un maschio.
-"Continui così, manca poco!" La incitò a continuare la levatrice.
Con un'ultima spinta e un ultimo grido straziato venne al mondo un bambino dai grandi occhi azzurri.

-"È nato signore! È un maschio!" Urlò una cameriera che corse fuori dalla grande stanza con il piccolo tra le braccia.
L'uomo si girò verso di lei e, a grandi passi, la raggiunse.
-"Mio figlio." Esclamò soddisfatto e prese il neonato dalle braccia della ragazza. "Tu, figlio mio, dovrai rendermi orgoglioso di te.
Farai tutto ciò che io ti dirò e vedrai che tutto il mondo sarà ai tuoi piedi, io stesso lo farò inginocchiare." Continuò con quella luce malefica che brillava nei suoi occhi.
La cameriera rivolse un'occhiata compassionevole a quel neonato, sapeva che vita gli sarebbe aspettato, avrebbe avuto tutto materialmente ma non avrebbe mai conosciuto il vero amore, quello incondizionato, sapeva che suo padre gli avrebbe tolto la felicità.
Il signore diede nuovamente il bambino alla ragazza che lo sistemò tra le sua braccia.
-"Ora vai, portalo nella sua stanza e fa tutto ciò che deve essere fatto ad un neonato, io ho molto da fare, non disturbarmi." Disse lui e la liquidò con un gesto sbrigativo della mano.
Poco prima che uscisse dal corridoio, il signore, si fermò e si girò nuovamente verso la cameriera.
-"Mia moglie sta bene?" Domandò.
-"Si, signore, è stanca per il parto ma sta bene."
-"Stanca per il parto? Voi donne siete nate per questo, che sciocchezze." Sbraitò lui e scomparve dalla vista della cameriera che sbraitò qualcosa sottovoce.

Mentre la donna partoriva, poco distante da lei qualcuno aveva appena scoperto che da lì a pochi mesi avrebbe provato la stessa gioia, un bambino stava crescendo forte e sano nel suo ventre.
Il destino di quei due bambini era legato.

6 anni dopo.

L'inverno era arrivato rigido e aveva trovato impreparati la gente del paese che sperava ancora in altri giorni di caldo.
Ma le basse temperature non avevano impedito a due bambini di andare in strada e giocare insieme.

Tra le strade deserte del posto, poco lontano dalle loro case, si udivano le risate cristalline di due bambini che giocavano a rincorrersi.
-"Tanto ti prendo Federico!" Urlò il bambino che correva, il più veloce possibile, verso l'altro.
-"Non ci riuscirai mai Benjamin!" Rispose il più piccolo che correva come un matto per non farsi prendere dall'altro.
La vita di Federico era un continuo sorriso, i suoi genitori cercavano di dargli tutto ciò che le loro possibilità gli permettevano e, soprattutto, si assicuravano che il bambino si sentisse costantemente amato ma lui era davvero felice solo quando era in compagnia del suo amico di giochi.
Invece per Benjamin non era così, la sua vita era un continuo dover rispettare le regole e sottostare al volere di suo padre che pretendeva troppo da un semplice bambino di sei anni, quando sbagliava qualcosa impediva anche a sua madre di stargli accanto; la madre, che non era favorevole a tutto ciò, cercava di dargli tutto il suo amore ma era difficile per lei in quanto suo marito glielo vietava, gli unici momenti di gioia che Benjamin aveva erano quelli, quando poteva correre spensierato, tra le strade del paese, con Federico al suo fianco, era l'unico che lo faceva sentire amato.
Il più piccolo, che aveva deciso di correre ad occhi chiusi per bearsi della sensazione che il vento freddo a contatto con la sua pelle gli provocava, andò a sbattere contro un grande albero, e dopo essere caduto rovinosamente sulla terra umida, varie lacrime si accumularono nei suoi occhi e lo fecero scoppiare in un pianto disperato.
-"Federico!" Esclamò Benjamin e corse per raggiungerlo. "Ti sei fatto male?" Gli chiese una volta affiancato.
Federico, con la sua piccola manina, indicò la sua fronte dove si riusciva ad intravedere un leggero gonfiore.
-"Ti fa tanto male?" Gli domandò preoccupato e sfiorò con le dita il punto dolorante.
Il più piccolo annuì e lo guardò con le lacrime agli occhi.
-"Aspetta!" Esclamò dopo poco il più grande.
-"C-cosa c'è?" Singhiozzò Federico.
-"Laura, una delle cameriere, quando mi faccio male mi dà sempre un bacino sulla ferita e dice che serve a far passare il dolore." Gli raccontò Benjamin.
-"E funziona?" Gli chiese il più piccolo e si asciugò le lacrime.
Benjamin annuì deciso e si avvicinò a lui.
-"Vuoi che provi?" Gli domandò.
Federico annuì debolmente e chiuse gli occhi, poco dopo sentì le labbra fredde dell'altro bambino a contatto con il punto dolorante sulla sua fronte.
-"Va meglio?" Gli chiese il più grande dopo essersi allontanato.
-"Si, grazie." Rispose Federico e gli regalò un sorriso sincero. "Torniamo a giocare?" Continuò.
Poco prima che Benjamin rispondesse la voce di una donna, poco distante da loro, li interruppe.
-"Bambini!"
I due riconobbero subito a chi appartenesse la voce.
-"Laura siamo qui!" Rispose il più grande.
La ragazza, visibilmente affaticata dalla dura giornata, li raggiunse.
-"È ora di tornare a casa, sta facendo buio e fa anche molto freddo." Disse con tono dolce.
I due bambini annuirono e si alzarono.
-"Vi va una bella cioccolata calda?" Chiese sorridente la ragazza.
-"Si!" Risposero in coro i due e la seguirono verso casa del maggiore.

-"Ecco a voi." Disse Laura e passò ai due piccoli una cioccolata fumante.
-"Grazie mille." Biascicò Federico imbarazzato.
-"Grazie." Rispose Benjamin mentre osservava il bambino davanti a lui. "Perché sei imbarazzato?" Gli chiese.
Il più piccolo sobbalzò sul posto a quella domanda, non voleva dirgli che si sentiva a disagio a casa sua tra così tanto lusso, lui era abituato alla sua casa modesta.
-"Nu-nulla." Balbettò lui.
-"Sei rosso in viso." Constatò Benjamin.
-"Deve essere il freddo, su bevete la vostra cioccolata." Li interruppe Laura e fece un sorriso al più piccolo.

Mentre i due bevevano la loro cioccolata e scherzavano con la ragazza dei passi pesanti provenienti dal piano di sopra, e dopo dalle scale, interruppero quel bel momento.
-"Che ci fa lui qui?" Chiese il padre del più grande mentre osservava Federico.
-"Stavamo giocando e l'ho invitato a prendere una cioccolata qui." Rispose Benjamin.
-"Beh, è tardi, deve andare via." Disse freddo il signore, non apprezzava l'amicizia di suo figlio con quel bambino di rango inferiore al suo.
-"Vado via subito signore." Rispose sottovoce Federico e scese dalla grande sedia.
-"Laura accompagnalo a casa." Comandò l'uomo, non voleva farsi nemico suo figlio per quello, preferiva che continuasse a pensare che Federico gli era simpatico.
-"Va bene signore, andiamo Federico." Disse Laura e porse la mano al più piccolo che l'afferrò.
-"Ciao Benjamin." Lo salutò lui.
-"Ciao Federico." Ricambiò il saluto il più grande.
Benjamin vide il piccolo Federico mentre lo salutava con la sua piccola manina e un sorriso sul volto, prima di sparire oltre l'angolo.

Illegal love || Fenji.Leggi questa storia gratuitamente!