CAPITOLO 1 RABBIA E DOLORE

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Dopo la perdita di mio figlio Andrea provavo un dolore inimmaginabile: solo chi ha vissuto un dramma così grave poteva capire. Era straziante, difficile pensare di riuscire e poter continuare a vivere quando il mio bambino non c'era più perché volato in Cielo.

Credevo di non farcela a sopportare questo eterno dolore e nello stesso tempo provavo tanta rabbia verso quel male che me lo aveva portato via. È brutto a dirsi e sentivo che era sbagliato, ma la rabbia e il cercare vendetta erano i sentimenti che mi permettevano di restare in piedi, che mi facevano affrontare le giornate senza di lui. Sentimenti negativi che sono in opposizione con il mio credo religioso, il mio essere interiore e con quello che mio figlio Andrea ha lasciato come esempio nei suoi ultimi attimi di Vita, la sua bontà, la sua serenità di fronte a una morte consapevole, il suo affidarsi alla fede e alle braccia di Dio.

Non riuscivo a stare qui ferma mentre la leucemia mi aveva portato via il dono più prezioso, la volevo e la voglio distruggere come lei ha distrutto la vita di Andrea , la mia vita e quella della mia famiglia. La odio con tutto il Cuore. Non si può e non si deve morire a undici anni, una mamma non può vedere morire il proprio figlio; un bambino non può finire così tragicamente: era il mio bambino. Il mio pulcino ha sofferto tanto, troppo per poi morire.

Ho lottato con tutte le mie forze per lui, una mamma non si arrende a niente quando c'è di mezzo la vita del proprio figlio. Ho lottato fino allo stremo, ho combattuto insieme con lui e per lui, non volevo lasciarlo andare via.

Ma Andrea se n'è andato, malgrado tutto .

mentre vegliavo giorno e notte versando le mie più disperate lacrime davanti al corpicino inerme del mio bambino, mentre ero lì, distrutta dal dolore per la chiusura della sua piccola bara bianca, mentre si celebrava il più ingiusto e innaturale dei funerali, mentre camminavo a fatica dietro la sua bara, verso il luogo del suo eterno riposo,mentre vedevo gettare gli ultimi strati di terra che coprivano definitivamente il mio pulcino,mentre capivo che dal quel momento non avrei mai più rivisto il suo dolce visino, non avrei più sentito la sua vocina, non avrei più rivisto il suo bellissimo sorriso, i suoi occhi profondi, la sua felicità, non avrei più sentito la melodia della dolce parola mamma, mi rendevo conto che non avevo finito, che avrei continuato a vivere con il Cuore ferito, ma l'avrei fatto per una sola ragione:

DISTRUGGERE LA LEUCEMIA.

3 aprile 2015

PENSIERO di MAMMA LAURA

Sono stata dal cardiologo: mi ha detto che va tutto bene, il mio cuore è sano.

Il medico non ha visto, non ha guardato dentro i miei occhi. Lì avrebbe trovato il mio cuore ferito.

Il mio cuore ha una grande lesione, proprio al centro, sanguina e si lacera in continuazione per il dolore e non si rimarginerà mai.

Attorno a lui altre piccole ferite che fanno molto male, ogni tanto se ne aggiungono in più.

Sono quelle per ogni bambino che si ammala di leucemia,

sono quelle di un cucciolo che piange perché la puntura non la vuole fare,

sono quelle del bambino triste e spaventato perché ha un brutto male,

sono quelle del bambino che è costretto a fare le chemioterapie,

sono quelle del bambino che non riesce a guarire ed è costretto a sottoporsi al trapianto di midollo osseo,

sono quelle di un bambino volato in cielo perché la leucemia ha vinto.

Il mio Cuore è ferito e il medico non ha visto.


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