Finita la lezione di francese, corsi a prendere il libro di matematica  nell'armadietto. Chiuso questo, però, quasi saltai dallo spavento quando Alex si materializzò lì accanto.

"Mi hai fatto prendere un colpo!" esclamai. Mi incamminai lungo il corridoio, consapevole del fatto che mi avrebbe seguito. 

"Algebra" osservò. "Hai visto? Oggi storia ha riportato il mio compito e ho preso una B+."

"Sì lo so, me lo hai scritto due volte per messaggio" gli ricordai.

"Giusto.." Si passò una mano fra i capelli. "Non hai da fare nulla sabato sera, giusto? Quindi non hai scuse per rifiutare un mio invito ad uscire."

"È un appuntamento?" chiesi, girandomi di scatto verso di lui. Il tono era ironico. Ovviamente. Non doveva essere per forza un appuntamento.

Lui si fermò in mezzo al corridoio e accennò un sorriso che ne creò uno sul mio volto.
"Molto probabilmente."

"In effetti non ho nulla da fare, a parte stare con Maegan. Le avevo promesso una maratona di Harry Potter, lei lo adora" osservai.

"Colton le farà compagnia, ci ho già pensato io."

Corrugai la fronte, incredula dalla sua affermazione. "Seriamente?"

Annuì. "Ora che non hai più scuse non ti resta che dire va bene, Alex, passa a prendermi per le otto."

Mi scappò un sorriso. "Va bene, Alex, passa a prendermi per le otto. Però dicono che pioverà sabato" aggiunsi infine.

"Il meteo non ci azzecca mai ultimamente, questa mattina doveva diluviare e invece c'è il sole" ribatté. "Quindi alle otto?"

"Alle otto va benissimo" confermai, "e non fare tardi. Odio i ritardatari."

"Abito accanto a te, Hay, se farò tardi vorrà dire che avrò un serio motivo" replicò. "Ci vediamo a mensa?"

Annuii e, dopo averlo salutato, corsi in classe visto che ero già in ritardo. Il professore non mi disse nulla, così raggiunsi in silenzio uno degli ultimi banchi e tirai fuori il quaderno.
Non avevo mai sopportato matematica. Non l'avevo mai capita; né ne avevo mai avuto voglia. Il giorno prima avevo chiesto ad Alex di darmi una mano, ma alla fine si era divertito a farmi i compiti sotto le mie proteste. Cercai di prestare attenzione, ma finii con il fare inutili disegni fatti male sul mio quaderno. Fiori con un petalo peggiore dell'altro, nuvolette storte, forme geometriche una sopra l'altra. Ero stanca, avevo dormito poco come negli ultimi giorni perché non riuscivo più ad addormentarmi presto, e a sentire il professore spiegare mi era venuto anche un leggero mal di testa. Copiai lo stesso gli appunti sul quaderno, sperando che Alex sarebbe stato in grado di spiegarmeli meglio durante un pomeriggio.

"Tutto bene?" mi chiese Seth, seduto davanti.

"Sono solo un po' stanca" risposi, scrollando le spalle.

"Si vede, hai delle belle occhiaie" notò. 

"No, le ho coperte... o almeno ricordo così, credo sia stato solo un sogno" mormorai, senza impegnarmi a riflettere su ciò che avevo fatto quella mattina.

"Tu sogni di coprirti le occhiaie e io di dare da mangiare al coniglio del mio vicino di casa, fantastico" ironizzò, girandosi di nuovo verso la lavagna. 

Il professore mandò alcuni ragazzi a completare degli esercizi; per mia fortuna, non chiamò me. Rimasi in fondo all'aula a copiare gli esercizi dei miei compagni, alcuni capendoli per bene altri un po' di meno. Non mi ero mai trovata con quel professore. Non mi piaceva il suo modo di spiegare, utilizzava troppi termini complicati e faceva troppi giri per farti capire gli argomenti. Avrei preferito una spiegazione più semplice, ma con lui era impossibile. Inoltre, non si sforzava più di tanto se tu chiedevi di ripetere e io avevo sempre odiato questa cosa. Certo, non andavo così male da avere gravi insufficienze, ma avrei preferito essere sullo stesso livello delle altre materie. 

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