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Nella mia mente risuona una vecchia canzone jazz, una di quelle che ascolto la mattina prima di andare all'università, con le cuffie nelle orecchie per non sentire le urla di mia madre.

Parla di una donna, una donna forte e libera che incatena a sé l'uomo che ama. Non credo a queste cose, non ci ho mai creduto, ma la melodia mi piace. Batto il tallone a terra seguendo il ritmo nella mia testa, il tacco affilato della mia scarpa non produce alcun suono sulla moquette. Sto aspettando.

Mi sono vestita come mi è stato chiesto, ed è una combinazione insolita: una camicia da uomo bianca, abbinata a una cravatta classica nera, mutandine di pizzo dello stesso colore, scarpe vertiginose e nient'altro. Dalla finestra socchiusa della camera d'albergo entra il venticello freddo e sottile della sera, mi attraversa tutta, fa irrigidire i miei capezzoli contro il cotone della camicia. È piacevole.

Non è certo il mio primo cliente, ma Rob ha voluto avvertirmi prima di lasciarmi sola ad aspettarlo.

«È un tipo molto particolare.» mi ha detto. «Ha delle richieste specifiche.»

«Nulla a cui io non sia abituata.» gli ho risposto.

«No, Mel, è una cosa seria. Se farai tutto come vuole, ti darà molti soldi. Più di quanti ne hai ricevuti finora.»

«E che cosa vuole, di preciso? Non voglio tornare a casa puzzolente come quella volta, ci sono volute almeno venti docce per togliermi di dosso quell'odore.»

«No, no. Niente del genere. Vedi, lui pretende che tu resti in silenzio. Sempre, Melanie, anche mentre godi, anche se... che ne so, se ti sculaccia. Non devi fiatare, non vuole sentire la tua voce.»

«Ok.»

«Non devi parlargli, non devi nemmeno salutarlo quando entra. Devi essere muta, chiaro?»

«Certo, si può fare. Cos'altro?»

«Non puoi vederlo.»

«Ah, vuole bendarmi gli occhi, un classico.»

«Non esattamente. Vuole che tu non sia mai e poi mai in grado di riconoscerlo, perché vedi... è una persona alquanto popolare.»

«Ho capito.»

«Quindi, alle dieci lui verrà e busserà tre volte sulla porta, poi aspetterà un minuto prima di entrare. In quel tempo dovrai assicurarti che la finestra e le tende siano chiuse, che la luce sia spenta, e dovrai coprirti gli occhi.»

«Quanto?» gli ho chiesto con un sorriso felino facendo un gesto con le dita.

«Trecentocinquanta.»

«Oh, mio Dio! Solo per un'ora?»

«E non è tutto. Se non farai alcun errore e saprai compiacerlo, ti darà qualcosa in più. Ma non ha voluto dirmi quanto.»

«Ah, è già il mio preferito! Come si chiama?»

«Non posso dirti il suo nome. Chiamiamolo... Mister T.»

E così, lo sto aspettando. Mi tremano le ginocchia, sono agitata. Trecentocinquanta dollari per un'ora. Nessuno mi ha mai offerto così tanto solo per stare zitta.

Le nove e cinquantanove. Mi alzo, chiudo le finestre, abbasso le serrande. Nell'ultimo bagliore di luce proveniente da fuori vedo il riflesso del mio rossetto rosso sul vetro, un rossetto da vera femme fatale. L'ultimo costoso capriccio che mi sono concessa.

La stanza è illuminata solo da un abat-jour, la mia benda è appoggiata sul letto. L'orologio ora segna le dieci in punto. Trattengo il fiato, conto i secondi nella mia testa, poi sento bussare alla porta.

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