CAPITOLO 6.2 - ANDARE AVANTI CON I SENSI DI COLPA

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Il prossimo aggiornamento sarà domani alle 21:00. Da oggi in poi ho intenzione di provare ad aggiornare questa storia tutti i giorni con dei capitoli più brevi.

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«Mi piace tanto, ma ora avrò paura di farle del male». Gli disse ancora con una voce tremolante.

«Lo sai cosa direi a un mio paziente. Le paure vanno affrontate. Solo affrontandole a testa alta, potrai capire quanto in realtà siano infondate». Gli disse una frase un po' professionale e tropo distaccata. In generale, utilizzava queste frasi, per le persone sconosciute, i suoi pazienti. Non era proprio la frase giusta da dire a suo figlio, ma voleva fargli capire il concetto.

«Lo so. Ma io non sono un tuo paziente, io sono tuo figlio che sta male». Ribadì.

«Lo so era solo per farti capire il concetto. Tutta la famiglia ti è vicino. Se ti senti giù prendi un tranquillante. Ti ho lasciato la scatola sul tavolo. Mi raccomando uno solo, altrimenti potresti farti del male. Non fare sciocchezze Harry, non ne vale la pena. Passerai un brutto periodo, ma poi ti riprenderai». Harry aveva smesso di piangere e sospirò prima di rispondergli.

«Sì, papà. Stai tranquillo non sono così depresso da volermi uccidere». Gli disse in modo ironico. Si mise a ridere al pensiero di suo padre che lo credeva capace di suicidarsi.

«Lo so. So che sei un ragazzo in gamba sei mio figlio. Ma perché ridi?». Gli chiese incuriosito e allo stesso tempo felice.

«Mi hai fatto ridere, perché pensavi che fossi capace di farmi del male con i sonniferi. Papà io voglio continuare a vivere, per me e anche perché Virginia avrebbe sicuramente voluto che io con il tempo ricominciassi a riprendere in mano la mia vita». Gli disse davvero convinto. Harry amava la vita in tutte le sue sfaccettature.

«Sono contento di averti reso felice con poco. Ho contattato uno psicologo, è un mio amico che lavora nell'ospedale. Gli farebbe piacere vederti questa mattina verso le undici». Gli propose, in tutta la sua vita, non glia aveva mai imposto niente.

«Sì, ci sto. Allora, vengo alle undici nella tua stanza all'ospedale. E tu mi porti da lui». Ci fu un attimo di silenzio da parte di suo padre.

«Sì, chiama tua madre». Disse serio.

«Sì». Quella mattina avrebbe preferito non parlare con nessuno; sentiva di avere bisogno di trovare la pace in se stesso. Ma allo stesso tempo, sapeva anche che la sua famiglia, si preoccupava per lui e in questo momento difficile della sua vita stava facendo di tutto per stargli vicino.

Harry attaccò il telefono e si alzò da divano per prendere un tranquillante. Ne prese uno solo come gli aveva detto suo padre, non aveva certo intenzione di suicidarsi. Seguì il consiglio di suo padre e decise di chiamare sua madre.

«Pronto mamma, sono Harry». Le disse.

«Ciao tesero come stai?». Gli chiese sua madre; era davvero preoccupata per lui. La voce di sua madre era più dolce rispetto a quella del padre; il tono della sua voce riusciva sempre a tranquillizzarlo. Lei quella mattina era andata a lavoro; con la mente pensava al lavoro, ma le bastava una distrazione, perché il suo cuore volasse in direzione di Harry. Ora era in pausa, ma anche quando stava lavorando il suo pensiero era rivolto a Harry.

After You Alive - Harry Styles #Wattys2017Leggi questa storia gratuitamente!