27 || Questione di scelte

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La notte era calata ormai da ore su tutta la Nuova Zelanda e il vento, che sferzava sulla capitale senza mai fermarsi, rendeva ancora più rigide le già basse temperature di quel periodo dell'anno.

Erano passati altri due giorni da quando Rayen aveva ottenuto da Teresa delle informazioni su Zion, ma le cose non erano affatto cambiate. Il gruppo era ritornato a Porirua la mattina successiva e si era messo sin da subito alla ricerca dell'uomo, mostrando a chiunque la sua foto; com'era successo le altre volte, nessuno sapeva chi fosse. Inoltre, i ragazzi avevano passato le giornate guardandosi continuamente le spalle, certi che, da un momento all'altro, ricomparisse la strana ragazza che aveva spintonato Perla a Oriental Bay. Erano pronti ad affrontarla e chiederle chi fosse e cosa volesse da loro, ma, fortunatamente, non la incontrarono mai.

Dopo l'ennesima giornata passata tra le vie del quartiere di Wellington, avevano deciso di tornare nel bosco in cui avevano passato la notte. Sebbene nessuno osasse ammetterlo ad alta voce, avevano iniziato a perdere le speranze. Avevano cercato Zion per una settimana intera, setacciando ogni via e chiedendo informazioni a chiunque, senza mai avere risultati. Solo Teresa era stata d'aiuto, ma, dopo due giorni di inutili ricerche, si iniziarono a chiedere se la giovane donna non avesse dato loro indicazioni sbagliate. Rayen continuava a ripetere che presto l'avrebbero trovato, perché sentiva che l'uomo non era poi tanto lontano da dove si trovavano loro, ma ormai nessuno le credeva più.

Così, una volta tornati alle tende, per distrarsi dall'ennesima ricerca andata in fumo, ognuno di loro si mise a preparare le cose per la cena: Rayen, ricorrendo alla propria magia Elementale, aveva alzato un metro quadro di terreno e aveva creato una sorta di collinetta, così da poterla utilizzare come tavolo. Scott e Delia stavano discutendo da più di venti minuti su come avrebbero dovuto cucinare la carne che avevano comprato al supermercato che avevano trovato sulla via del ritorno, mentre Tyler agitava le mani sopra il fuoco che aveva acceso qualche minuto prima, dominandolo per far sì che rimanesse acceso finché non fosse tornato Matt con della legna. Perla stava ripulendo dalle foglie e dal muschio gli enormi tronchi sui quali si sarebbero seduti per cenare, quando all'improvviso il cellulare trillò. Credendo fosse suo padre, lo tirò fuori dalla tasca dei jeans. Quando vide che non era John la persona che l'aveva cercata, il cuore prese a batterle all'impazzata.

Era Sam.

Aveva una chiamata persa e un messaggio da parte sua, e Perla abbandonò tutto quello che stava facendo per sedersi e leggere quello che l'amica le aveva scritto.

SCUSA. MI È PARTITA INVOLONTARIAMENTE LA CHIAMATA.

Sapeva bene che, dietro quelle parole, vi era un significato profondo e per questo gli occhi le si riempirono di lacrime. Erano amiche da tanti anni e c'erano state volte in cui avevano litigato e non si erano rivolte la parola per giorni. Sam era sempre stata una ragazza orgogliosa, e quando voleva fare il primo lasso senza, però, fare la parte di quella che aveva ceduto per prima, usava sempre quel metodo: le faceva uno squillo, per poi mandarle un messaggio dicendole di averla chiamata per sbaglio.

Sam sentiva la sua mancanza e saperlo le riempì il cuore di gioia. Da quando aveva lasciato il Connecticut, dieci giorni prima, Perla aveva pensato tanto a lei e a quanto fosse importante averla nella sua vita. Non avevano mai passato così tanto tempo senza parlarsi, e questo l'aveva convinta che la loro amicizia era ormai giunta al capolinea. Quel messaggio, però, le dava la speranza che, una volta tornata a casa, sarebbe riuscita a farsi ascoltare e, nella migliore delle ipotesi, l'avrebbe perdonata per averle tenuto nascosto il suo segreto.

Fece un respiro profondo e, con un sorriso sulle labbra, rispose:

MI MANCHI ANCHE TU.

Era da tanto che voleva scriverle, ma sapeva bene che non avrebbe ottenuto risposta e non era pronta ad accusare il dolore per essere stata ignorata dalla sua migliore amica. Scrivere quel messaggio era come una sorta di liberazione, per lei.

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