Il mattino seguente mi svegliai lentamente perché Alex mi stava scrollando delicatamente le spalle. 

"Perché sei qui?" gli chiesi, senza neanche aprire gli occhi. 

"Sono entrato questa notte" mi ricordò, "tua madre ha già bussato due volte ed è la terza che provo a svegliarti. Ma a che ora sei andata a dormire?"

Mi stiracchiai lentamente, seguì un lungo sbadiglio. Poi mi girai verso di lui. 
"Tardi" risposi soltanto, "non riuscivo a dormire. E non so se ti ho tolto le scarpe veramente o se l'ho sognato, ma non penso di fare sogni così strani." Alex rise e mi scosse per le spalle un altro po', mentre cercavo di riaddormentarmi. 

"Dobbiamo andare a scuola, Hayley" sussurrò. "E sarà meglio che io vada, adesso. Tua madre ti sta chiamando, a proposito. Ci vediamo dopo." 

Annuii, sentii le sue labbra sulla mia fronte per qualche secondo. Quando riaprii gli occhi, ero da sola. 

Il tempo iniziò a scorrere più velocemente; i giorni passavano e io neanche me ne rendevo conto. Phoebe se n'era andata quello stesso giovedì e mi aveva detto che d'estate mi avrebbe ospitato a casa sua per quanto avrei voluto. Passavo i pomeriggi a studiare, visto che non potevo più frequentare corsi extra e iniziai ad andare in palestra più regolarmente. Seth, che non praticava più atletica da tempo, mi accompagnò. Alex era venuto a trovarmi varie volte, ma non ci vedevamo più molto come facevamo all'inizio, anche se a volte studiavamo insieme e io lo aiutavo con il latino. 
Parlando di Alex, non ero andata al suo compleanno quella domenica, ma non per mia scelta. Il destino aveva voluto farmi ammalare davvero, quell'anno. Così avevo passato quasi una settimana a letto con la febbre e a mangiare brodi e zuppe calde che la mamma mi preparava ogni sera.
Comunque, tutto sembrava essere tornato alla normalità. Seth era molto più tranquillo sia con me che con Maegan; nessuno di noi tre parlava mai di Colton e iniziai a pensare fosse meglio così. Quest'ultimo aveva deciso, insieme a Mae, di chiamare il bambino Evan. A lui era sempre piaciuto come nome, a lei iniziava a suonare sempre meglio, perciò ormai era deciso. I loro genitori si erano conosciuti ed entrambi erano rimasti soddisfatti dell'incontro. 
Taylor mi evitava e avevo notato che lei ed Alvin si tenevano a distanza sia a lezione che nel corridoio. Ero incuriosita dalla loro relazione, ma mi imposi di non fare domande a nessuno dei due. 
Riguardo Nate, mi aveva scritto poco dopo il compleanno di Alex e Phoebe gli aveva anche lasciato il suo numero. Lui mi aveva rivelato che era una ragazza carina e sorprendente, ma che non era esattamente il suo tipo. Parlavamo poco, ma ignorando quello che era successo mesi prima. 

Portland sembrava più colorata. Il tempo era migliorato notevolmente, faceva meno freddo e avevo già smesso di indossare cappotti pesanti, sostituendoli con delle felpe non troppo leggere ma che sarebbero andate comunque bene per un tempo che si divertiva a fare scherzi. C'erano giorni in cui la pioggia e il sole si alternavano ad ogni ora ed io lo detestavo completamente. 

"Hayley!" Sentii chiamare. Mi girai di spalle, inciampando anche in un ragazzo chinato a raccogliere i libri che erano caduti e mi scusai subito. Alex stava camminando velocemente verso di me. 

"Hai finito qui? Non devi andare a mensa?" mi chiese, iniziando a camminare più lentamente una volta al mio stesso passo. 

"Oggi sì" risposi, "manca il professore di francese perché si è preso la febbre e non hanno ancora trovato un sostituto. E poi quello di latino ad entrambi, è andato in gita ad un museo con quelli del primo anno." 

"Fantastico, perché esco prima anche io oggi" esclamò. "Perciò pranzeremo insieme." 

"A casa tua?"

"No, ti porto in un posto ma servirà la macchina" rispose. 

"Spero non sia così lontano, perché sto morendo di fame!" 

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