Capitolo 52

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Alzo il viso verso il cielo, chiudo gli occhi e cerco di controllare il respiro e recuperare quel che resta del mio autocontrollo. La testa inizia a girarmi e ho il passo malfermo. Sento anche una crescente nausea.
Chiamo un taxi e chiedo al tassista di partire e non fermarsi finché non arriveremo all'appartamento. Pesco il cellulare dalla borsa e avvio la chiamata.
«Emma?», Eric sembra assonnato.
«Ehm, scusami non so...», singhiozzo.
Sento dei rumori in sottofondo. «Emma che succede?»
«Hai una stanza libera? Potresti venire a prendermi al mio appartamento?», tiro su con il naso.
«Si, arrivo subito».
Quando ci fermiamo, salgo più veloce che posso al settimo piano. Sto forzando la gamba ma devo andarmene, sto soffocando e trattenendo troppi sentimenti dentro, finirò per scoppiare e non è quello che voglio.
Raccolgo tutte le mie cose in una valigia e dentro delle scatole alla rinfusa e quando Eric avvisa che si trova di sotto, scendo con le spalle abbassate e il cuore a pezzi.
Corre ad abbracciarmi e carica tutto sul cofano. Mi aiuta a salire in auto e partiamo verso casa sua.
«Mi dispiace», sussurro, «non sapevo dove altro andare a quest'ora. Troverò un altro posto domani.» Trattengo le lacrime e i singhiozzi.
«Ehi», Eric frena e mi abbraccia. «Puoi rimanere quanto vuoi. Ho un solo coinquilino ma non farà problemi e non dirò a nessuno dove ti trovi».
Riesce sempre ad intuire tutto. Sa qualcosa? Anche lui mi ha tradito? Poggio la testa contro il finestrino e cerco per l'ennesima volta di trattenere le lacrime.
Arriviamo dopo dieci minuti a causa del solito traffico. Eric mi indica una stanza libera e molto pulita poi domanda se ho bisogno di altro. Scuoto la testa e lo abbraccio di nuovo. Cerco di trovare conforto tra le sue braccia ma non ne avrò mai, non fino a quando il mio cuore farà così male e rimarrà spezzato.
«Riposati, se hai bisogno chiama», mi stampa un bacio sulla tempia e mi lascia sola.
Mi guardo smarrita attorno poi mi rannicchio sul letto estraneo e mi abbandono al pianto silenzioso annegando lentamente nel dolore.
Poco dopo le quattro, sento due colpetti alla porta e vedo entrare Eric con cautela. «Pensavo avessi bisogno di una spalla su cui piangere», si sistema sul letto ed io mi rannicchio tra le sue braccia.
Rimaniamo fino all'alba in silenzio. Un silenzio pieno di parole e sentimenti. Un silenzio carico e opprimente. Un silenzio lacerante dal punto di vista psicologico.
Quando si rialza, va a preparare la colazione. Lo sento chiacchierare con il suo coinquilino. Mi decido ad alzarmi anch'io tanto non prenderò sonno e arranco in cucina. Mi blocco sulla soglia quando noto il barman del "Devil's Club".
«Emma lui è Samuel»
Samuel sorpreso di vedermi nel suo appartamento si lascia sfuggire un sorriso. «Ci conosciamo già»
Eric fissa me poi lui poi ancora me confuso e curioso allo stesso tempo.
«Non ci eravamo ancora presentati. Lui è il tipo dei drink speciali», borbotto a disagio.
«E lei è la ragazza che rifiuta i miei drink alla fragola», ribatte divertito Samuel.
Eric scoppia a ridere, una risata che da un certo sollievo al mio cuore, scuote la testa e mi passa una tazza fumante di te'. «Come stai?»
Sorseggio il te' per non rispondere. Non so come sto. Sento solo una voragine al centro del petto. E' così difficile da gestire. Mi stringo nelle spalle. «Ho passato giorni peggiori», la cosa non mi risolleva il morale ma in fondo è vero. Nella vita ho sempre perso tutti principalmente le persone a cui tenevo di più.
Eric soppesa il mio sguardo poi batte le mani. «Bene, non disturbare la nostra coinquilina e non provarci con lei o ti strappo le palle!», lo avvisa.
Samuel alza le mani e indietreggia divertito. «Avevo solo voglia di offrirle da bere. Sembra che ne abbia bisogno».
Eric alza gli occhi al cielo. «Porta qui tutto l'alcol che vuoi ma non farla avvicinare al locale», mi strizza l'occhio e si dilegua nella sua stanza.
Samuel mi fissa un momento. «Fa come se fossi a casa tua. La dispensa è piena se ti viene fame. Abbiamo l'abbonamento a Netflix quindi divertiti pure con i telefilm! Se hai bisogno di sfogare la rabbia invece, nella mia stanza trovi un sacco da box e dei guantoni nuovi. Non preoccuparti non rientrerò per qualche ora!», se ne va con un sorriso.
Mi guardo attorno un po' smarrita. Ho inviato un messaggio a Max spiegando che non sto molto bene. Mi ha detto di riprendermi. Si è pure offerto di portarmi il pranzo ma ho rifiutato dicendo che non starò in casa per un paio di giorni. Si sarà insospettito ma non ho voglia di vedere nessuno e dovere dare spiegazioni. È tutto talmente complicato che non riesco ancora a capacitarmi. So solo che non voglio ripensare alle ore appena passate perché se lo faccio, mi ritrovo in lacrime. Forse Samuel ha ragione, dovrei sfogare la rabbia. Non so se si vede.
Questo appartamento è spazioso e dotato di un bagno per stanza. Eric pagherà un bel po' di affitto visto che siamo in centro.
Mi guardo allo specchio e non mi riconosco. Ho il volto segnato dal pianto, le occhiaie e i capelli fuori posto. Mi infilo nella doccia e ci metto un paio di minuti per capire quali pulsanti usare per miscelare l'acqua. Infilo una tuta e mi siedo di fronte alla vetrata che da la vista al fiume. Siamo in alto e da qui mi sento quasi al sicuro. So che non lo sono. So che prima o poi chi mi cerca farà due più due.
Riaccendo il telefono e cancello automaticamente tutte le chiamate e i messaggi. Non voglio neanche leggerli. A cosa servirebbe? Cambierò numero se sarà necessario. Chiamo Lucy. Sono sicura che lei mi potrà aiutare.
«Tesoro, Max mi ha detto che stai male, è preoccupato. Mi ha chiesto di chiamarti»
Tipico penso subito. «Lucy volevo chiederti un favore...»
«Dimmi», risponde pronta.
«Se viene a cercarmi qualcuno... digli che non mi hai visto. Ok? So che sembra strano ma... fidati», la mia voce trema e si strozza.
«Oh tesoro che ti hanno fatto? Avviserò tutti! Non preoccuparti. Se hai bisogno io ci sono lo sai.»
«Volevo chiederti se... avresti un posto per me. Solo per un paio di giorni. Dove mi trovo ora non va bene. Cercherò un appartamento lontano ma ho bisogno di un posto tranquillo», scoppio in lacrime.
«Abito con mio padre ma non è un problema perchè abbiamo una stanza in più e a lui farebbe bene conoscere una mia collega e amica. Ti aspetto questa sera?»
«Mi farò accompagnare. Grazie Lucy, grazie davvero», singhiozzo.
«Tesoro non so cosa ti hanno fatto ma qui è appena arrivata Anya. Ha una strana espressione in volto. Vado subito a dirle che non ci sei prima che qualcuno parli. A dopo... ti voglio bene»
Sento il segnale di fine chiamata. Stringo le gambe al petto e cerco di non crollare ulteriormente.
Eric fa capolino in camera. Mi rialzo facendo finta che tutto vada bene. «Andrò da Lucy per un po'. Grazie per tutto.»
Apre le braccia e io mi ci rannicchio e scoppio in lacrime. Sono proprio a pezzi.
«Sai che puoi rimanere quanto vuoi qui.»
Annuisco ma spiego il perché devo allontanarmi. Eric non fa obiezioni. Mi raccomanda di stare attenta e di non lasciarmi abbattere. Crede che io sia abbastanza forte da potere superare ogni cosa. Io non sono forte e non lo sarò mai. Non so se credergli o meno. Non so a cosa o chi credere ormai.
«Tu lo sapevi vero?», il mio labbro trema.
«L'ho saputo questa notte. Ha chiamato Mark. Non volevo turbarti affrontando l'argomento perché credo tu abbia il diritto di essere incazzata e delusa. Credo tu abbia il diritto di reagire come ritieni opportuno.» Si siede sul letto e si piega sui gomiti.
«Hai detto che sono qui a qualcuno?»
Scuote la testa. «Non tradirei mai la tua fiducia Emma. Tu mi sei stata accanto in un momento di transizione senza mai giudicarmi e sostenendomi in tutto ed io sento di dovere ricambiare in qualche modo. Stai soffrendo e si vede ma non infierirei mai ulteriormente tradendoti. Lo hanno già fatto loro, io non sono così.»
Mi avvicino a lui e mi lascio abbracciare ancora una volta. Le lacrime continuano ad uscire incontrollate. Mi domando se finiranno mai, se mi prosciugherò e non piangerò più, lo spero.

Passiamo la mattinata e parte del pomeriggio a parlare, a guardare la tivù e a mangiare schifezze senza affrontare l'argomento. Eric mi fa pure provare il sacco da box. Ci sfoghiamo per circa un'ora e quando mi sento scarica, vado a fare una doccia e raccolgo le mie cose per andare da Lucy. Eric insiste per accompagnarmi e alla fine cedo.
Lucy mi aspetta sulla soglia ansiosa. Non mi fa neanche scendere dall'auto che sono tra le sue braccia. Ha gli occhi lucidi ma non so il perché, probabilmente ha saputo anche lei ma è troppo delicata per tempestarmi di domande come invece farebbe in una giornata normale.
Ringrazio ancora Eric e poi mi faccio condurre in casa.
Lucy abita in un piccolo quartiere distante di casette bianche antiche l'una accanto all'altra. Casette in miniatura, in mezzo al verde. La casa è vissuta e piena di ricordi ed effetti personali. L'aria al suo interno riesce a riscaldarmi quanto basta.
Conosco il padre, un uomo all'antica ma molto gentile, affettuoso e divertente. Vedo la mia camera: un piccolo quadrato con un letto, un comodino, un armadio e una scrivania. Tutto ciò che mi serve.
Ringrazio per l'accoglienza e mi do da fare per rendermi utile e per non pensare. Lucy cerca di fermarmi ma capisce subito che ne ho bisogno e non si impunta più.
Ceniamo mentre suo padre mi fa domande sui miei studi, sulla mia vita e commenta la mia situazione familiare con un "mi dispiace è stata dura immagino". Cerco in tutti i modi di non scoppiare in lacrime e quando finalmente poggio la guancia sul cuscino mi lascio andare inevitabilmente e in silenzio.
Lucy mi porta della cioccolata e chiacchieriamo per un po'. Le spiego cosa è successo ma so che cerca di non fare trapelare che sa già tutto. Probabilmente Anya le avrà spiegato cosa è successo e il motivo che mi ha spinto ad allontanarmi definitivamente da loro.
«Penso di andare via. Da quando sono arrivata in questo posto, non me ne va una giusta. Sento che questo, non è più il posto adatto per me. Non so dove andrò ma qualunque posto andrà bene se lontano da qui.»
Lucy storce le labbra e trattiene le lacrime. «Mi mancheresti sai? Sei la prima amica vera che io abbia mai avuto. Tu, non mi hai mai giudicata mi hai semplicemente accettata per quella che sono nonostante i difetti e vederti così a pezzi, mi fa sentire una pessima amica perché da una parte il lato egoistico di me vorrebbe che tu rimanessi mentre l'altro vorrebbe solo vederti libera e felice. Qualunque cosa tu decida, io ti sosterrò.» Mi abbraccia e continuiamo a bere cioccolata fino a notte fonda. Mi parla di Tony, racconta di quando lui si è presentato qui in casa per conoscere suo padre e chiedere il permesso di frequentarla. Questo mi fa scappare un sorriso ma le lacrime continuano a scorrere.
Chi avrebbe mai detto che un cuore spezzato potesse fare così male. Chi avrebbe mai detto che un cuore spezzato potesse ridurre una persona in un così pessimo stato. Chi avrebbe mai detto che la mia vita avrebbe visto più giorni bui e grigi piuttosto che giorni pieni di luce.
«Cosa ti ha raccontato Anya?»
Lucy indugia un momento. «Che ti hanno spezzato il cuore. Che sei scappata ed era preoccupata che tu commettessi qualcosa di brutto. Ha chiesto se ti avessi vista e ho detto che nessuno sapeva niente. Sembrava distrutta. Mi ha anche detto... si insomma...», arrossisce e non sa come continuare ma lo faccio io al posto suo con un pizzico di rabbia, delusione e amarezza nella voce.
«Che avrà un figlio? già...», sussurro e mi esce un singhiozzo.
Lucy annuisce e abbassa lo sguardo mortificata.
«È per questo che me ne devo andare. Capisci? Io, io non voglio vederli insieme. Non voglio vederlo sorridere con un'altra e non voglio vederlo mentre tiene in braccio un... un bambino che non è il mio.» Metto il viso tra le mani. Il petto continua a fare troppo male. Vorrei strappare il cuore a mani nude e porre fine a questa lenta sofferenza.
Di punto in bianco crollo del tutto. «Mi aiuti a trovare un posto? Devo andarmene. Io, io non posso più stare qui. Impazzirò e devo andare avanti. Merito di trovare la mia felicità altrove».
Se c'è una cosa che ho imparato da tutto questo è che la vita non ha mai un lieto fine. La felicità è effimera e i sentimenti sono in continuo mutamento. Siamo solo dei piccoli ingranaggi di una grande macchina. Siamo il frutto delle nostre scelte e io ne sto per fare una davvero importante.
Lucy annuisce, con le lacrime agli occhi si avvicina e iniziamo la ricerca.

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