I due entrarono nel mio ufficio ed il signor Styles richiuse la porta alle sue spalle. Era un uomo dal portamento elegante, sempre vestito in modo impeccabile. Superava tranquillamente il metro e settantacinque ed aveva un fisico abbastanza imponente, considerando le spalle larghe quanto un armadio. I suoi capelli scuri, con qualche striatura bianca, mi ricordavano costantemente che non aveva ancora raggiunto la mezza età. Aveva poche e piccole rughe, concentrate per lo più vicino agli occhi scuri, quasi neri, che gli donavano un'aria un po' burbera. Non potevo di certo dire che non portasse bene i suoi quarantotto anni.

«E questo è l'ufficio della mia segretaria, Eleanor» disse, rivolgendosi al figlio con un gran sorriso. Il ragazzo superava il padre di circa dieci centimetri, con capelli castani e ricci, che gli arrivavano fin sotto le orecchie. A differenza del padre, aveva dei grandi occhi verdi. I lineamenti del suo viso erano duri e rigidi e riuscii a notare un accenno di barba sulla sua pelle chiara. Non sapevo esattamente il perché, ma mi diede l'impressione di essere un tipo piuttosto sfacciato. Forse, era a causa della sua postura rigida o del suo sguardo indifferente che saettava per il mio ufficio. Tutto sommato, però, era un bel ragazzo.

Harry, per tutta risposta, scrollò le spalle e si guardò ancora intorno con aria di sufficienza. Mi rivolse una rapida occhiata di ghiaccio per poi posare gli occhi su Kim.

«Quindi tu sei la famosa Eleanor...» disse, sorridendo a malapena verso la mia amica. La sua voce era roca, graffiate, troppo pacata per essere naturale. Mio malgrado, però, risultò affascinante alle mie orecchie.

«N-no, io sono Kim. Lei è Eleanor» mi indicò Kim, tremendamente imbarazzata. Era già rossa come un pomodoro.

Il ragazzo saettò lo sguardo su di me ed alzò un sopracciglio. Mi squadrò letteralmente dalla testa ai piedi, senza preoccuparsi di non farmelo notare e, poco dopo, scoppiò in una sonora risata. «Quanti anni hai? Tredici? Quindici?» ululò, senza smettere di ridere.

Mi sentii profondamente e fastidiosamente in imbarazzo. Chi diamine si credeva di essere? Essere il figlio del mio capo non giustificava sicuramente la sua maleducazione.

«Suvvia, Harry, più garbato. Non si parla così ad una signorina!» intervenne il signor Styles, con sguardo contrariato.

«Ma papà, sembra una bambina!» ribattè quel villano, continuando a ridere.

Tutte le mie buone intenzioni nei suoi confronti svanirono come una nuvola di fumo. Chiusi i pugni e cercai di mantenere la calma. Non potevo permettere ad un tale maleducato di rivolgersi a me in quel modo, ma non potevo neanche rispondere sgarbatamente al figlio del mio capo. Non con lui davanti, perlomeno.

«Mi dispiace deludere le sue aspettative, ma ho ventidue anni» ribattei, mantenendo un tono neutrale. Se il suo cognome non fosse stato Styles, mi sarei avvicinata e gli avrei mollato un ceffone, questo era certo.

Harry si coprì la bocca con la mano destra e non trattenne un'altra risata. «Per l'amore del cielo, Harry, smettila!» lo ammonì il signor Styles, alzando gli occhi al cielo. «Andiamo, ti mostro il tuo ufficio.» continuò, tirando il figlio per un braccio e spingendolo verso la porta.

«Perdonalo, Eleanor. Ha qualche problema con le buone maniere.» disse, prima di uscire dal mio ufficio insieme ad Harry.

Strinsi la mascella e mi affrettai verso la porta; la chiusi chiave e mi voltai verso Kim, che ancora sembrava imbarazzata. «Che gran bastardo!» esclamai.

Ribollivo di rabbia. Durante tutta la mia carriera lavorativa, nessuno si era mai azzardato a rivolgersi a me in quel modo. Non perché fossi chissà chi, ma per semplice educazione. Quale stronzo avrebbe potuto rivolgersi in quel modo ad una persona che neanche conosceva?

BURNING UP | h.s.Leggi questa storia gratuitamente!