I secoli bui

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500 anni dopo

La quiete regnava per le strade, pochi ormai si azzardavano ad uscire dopo il calar del sole eppure le urla iniziavano sempre, puntualmente, ogni notte. C'erano varie leggende sulla fonte di tali grida, storie del terrore piene di demoni, patti di sangue, vampiri e magia nera, ma nessuno sapeva la verità. Chi urlava moriva, sempre, e chi moriva non poteva più raccontare cosa lo avesse ucciso.

Il mio nome è Rosemary e non credevo a nessuna di quelle storie. Tuttavia, nemmeno io potevo negare che ci fosse davvero qualcosa di terrificante là fuori, in attesa dei primi raggi di luna per poter attaccare chiunque si trovasse fuori dalla propria dimora. Ero orfana, entrambi i miei genitori erano morti da tempo, lasciandomi sola con uno zio burbero, iracondo e irremovibile, sposato con una donna altrettanto meschina che mai avrei potuto chiamare madre. Avevo diciassette anni quando accadde, quando la mia vita prese una svolta inaspettata che avrebbe segnato per sempre la mia anima.

Le prime stelle stavano facendo capolino sul quel manto nero che è il cielo notturno, quando la voce roca di mio zio gridò il mio nome in tono autoritario, invitandomi a raggiungerlo immediatamente.

-Una delle pecore è scomparsa- esclamò afferrandomi per un braccio. –Corri subito a cercarla!

Lanciai un'occhiata alle tenebre che mi aspettavano fuori dalla porta e il terrore iniziò a lambire il mio corpo, strisciando sulla mia pelle come un serpente. Non potevo abbandonare la sicurezza della casa circondata da quel sale, quegli amuleti e quelle croci che da secoli proteggevano tutti noi. Nessuno era mai stato colpito all'interno, solo gli stolti e gli sconsiderati che abbandonavano la loro dimora soffrivano le pene dell'inferno.

-È buio, signore- mormorai con voce tremante, consapevole della punizione che mi sarebbe stata inflitta per quelle parole. –Non posso uscire a cercare la vostra pecora, mi uccideranno!

-Dovevi pensarci prima di lasciartela sfuggire.

Non potevo oppormi, la pena sarebbe stata più dolorosa della morte che mi attendeva fuori dalla porta.

-Certo, signore.- mi arresi.

Tremando come un fragile stelo sospinto dal vento mi affrettai a svolgere il compito assegnato, nella speranza di riuscire a trovare l'animale prima che le creature della notte lasciassero il loro nascondiglio.

Trovare una pecora al buio, fra le case, non era per nulla facile, ma non potevo tornare indietro a mani vuote. Ormai non avevo più speranze. A breve sarebbero iniziate le grida e una di esse sarebbe appartenuta a me. Finalmente avrei scoperto chi, o che cosa, uccideva gli abitanti del nostro paese e da secoli ci terrorizzava. Si tratterà di un animale? Di un mostro? Saranno vere le leggende? Saranno vampiri o demoni a porre fine alla mia vita?

Ripensai a mia madre, alla sua risata, al suo sorriso, alla sua vitalità che giorno dopo giorno una malattia mortale le portò via. Ripensai a mio padre, che rimase nei campi qualche minuto di troppo e non ritornò mai più.

Come morirò io? Soffrirò? Quale fine mi aspetta?

Un urlo disumano squarciò il silenzio ponendo fine ai miei pensieri, alle mie congetture e alle mie paure.

Non ebbi nulla per cui vivere, non ebbi nulla per cui combattere la morte.

Una mano gelida, inconsistente, eterea sfiorò il mio braccio, strappandomi un grido strozzato. Un'altra ombra si avvolse intorno al mio corpo in un abbraccio mortale.

La delusione si fece strada nel mio cuore: se devo morire quest'oggi fatemi almeno vedere il viso dei miei carnefici!

Dopo anni di storie sussurrate all'orecchio, di leggende, racconti e supposizioni nemmeno la morte mi avrebbe offerto delle risposte.

Mi guardai intorno con il cuore che batteva a mille, il respiro mozzato e la testa pesante. Attendevo con impazienza la fine di Rosemary Bloomwood, l'ultima superstite della sua famiglia, finalmente in grado di riunirsi ai suoi cari. Chiusi gli occhi lasciando che le ombre si impossessassero di me. Lasciai che il freddo entrasse nelle mie vene, che il mio cuore raggiungesse il suo ultimo traguardo prima di spegnersi per sempre. Attesi e attesi e attesi.

Non successe nulla.

Credetti di essere morta e mi chiesi come mai la gente gridasse tanto. Non mi ero mai sentita meglio in tutta la mia vita, mi sembrava quasi di volare. Poi il mio cuore si calmò e mi resi conto di essere tra le braccia di qualcuno, braccia fredde, forti ma per nulla simili all'impalpabile consistenza delle ombre. Cercai di aprire gli occhi, forse per l'ultima volta, per vedere quello che sarebbe stato il mio salvatore o il mio assassino, ma non ci riuscii. Le tenebre avvolsero la mia mente, il mio respiro rallentò e la mia coscienza si assopì.

Poi tutto divenne scuro.

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Un bacio, 

Rory98 :*

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