Capitolo 46

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È una giornata limpida di fine estate. In ospedale non fa poi così caldo. Le infermiere sono tutte gentili e premurose. Mi trovo qui solo da poche ore ma sono stata accolta e trattata come una regina. La mia stanza è singola e luminosa, grazie anche all'intercessione di Gordon. Spero non abbia chiamato Mark o Anya. Spero non vengano a trovarmi. Ho bisogno di accettare tutto questo e di prepararmi all'intervento. Non è una situazione facile. Faremo l'intervento tra pochi giorni così che io non abbia ripensamenti. Gordon mi ha rassicurata. Dice che andrà bene, che dovrò solo essere forte e paziente.
Il dolore alla schiena è sempre presente e continuo a prendere antidolorifici e ghiaccio per ridurre la sensazione. Ho paura, lo ammetto. Non sono affatto pronta e non so come potrò reagire dopo l'intervento. Non è una situazione facile.
Cerco di alzarmi a metà busto e stringo i denti. Sistemo il ghiaccio dietro la schiena e la coperta.
Il telefono vibra. «Dimmi che stai bene. Dove hai dormito? Da Eric?», la voce di Anya arriva assonnata.
Mi preparo a darle la notizia. «C'è una cosa che non ti ho detto. Ecco, non volevo allarmarti.» La sento sussultare. «Mi sono fatta male ieri», abbasso un po' le spalle, «e sono ancora in ospedale.»
«Ti hanno dato dei punti? Ti hanno ingessato un braccio? Perchè non lo hai detto?», domanda insicura.
«No. Anya, ascolta, mi sono fatta davvero male e non è niente del genere. Ecco...io, io...dovrò operarmi alla schiena, di nuovo.» Trattengo le lacrime e mordo le labbra.
«Cosa?», balbetta.
Sento uno schianto e mi agito. «Cosa è stato?», nessuna risposta. «Anya ci sei?».
«Emma, dimmi, dimmi che non è colpa mia», singhiozza sonoramente. «Dimmi che non ti sei fatta male per...», non riesce a parlare.
Sento qualcosa e poi lei parla in tono distante con qualcuno penso con Mark e Camille.
«Ti serve qualcosa? Vestiti? Posso venire?», domanda tra le lacrime.
«Solo tu», sussurro ed è tutto ciò che posso dirle. Le do il numero della stanza e poi stacco la chiamata.

Kate viene ad aiutarmi. Mi fa alzare e trattengo il dolore. Arranco verso il bagno e riesco anche a fare una doccia veloce. Tra le lacrime a causa del dolore acuto, torno a letto. Il medico non può fare a meno di sedarmi perché non reggo affatto la sensazione intensa che si propaga dalla mia schiena.
Quando sento la porta cigolare, apro lentamente le palpebre. È già buio, devo essermi addormentata. Anya si avvicina, poggia un borsone sulla sdraio, trascina la sedia accanto al letto e si siede prendendo la mia mano.
«Ehi»
Ha gli occhi gonfi e le occhiaie. Le labbra screpolate e prive di rossetto. Ha un aspetto trasandato. Non ha dormito ed è chiaramente preoccupata e si sente in colpa. Ormai la conosco bene e so che si sarà data il tormento per tutta la notte e per tutta la giornata. Non l'ho mai vista così spaesata e spaventata.
«Ehi»
La mia voce è ancora roca. Ho sete per cui cerco di alzarmi ma devo stringere i denti per arrivare a prendere il bicchiere pieno. Scolo parte dell'acqua e torno nella mia posizione comoda.
Anya fissa la flebo poi saetta con lo sguardo ovunque. Non riesce a guardarmi negli occhi. Questo mi fa sentire peggio. Sapevo che era una pessima idea farla venire qui. Mi sentirò uno straccio alla fine.
«Ti fa così male?»
«Guarda il lato positivo, ghiaccio e antidolorifici aiutano.» Sorrido forzatamente e alzo un po' la gamba. So cosa sta chiedendo silenziosamente. Fa fottutamente male riprovare la stessa sensazione del passato.
«Cosa ti faranno?»
«Dormirò per tutto il tempo. Aggiusteranno la lesione e cercheranno di non paralizzarmi», ridacchio e asciugo una lacrima.
«Hai paura?»
«Me la sto facendo sotto ma devo farlo. O questo o il dolore. Ed io ne ho abbastanza di soffrire.» Guardo fuori dalla finestra. «È qui vero?», torno a guardarla. La sua espressione sembra sorpresa. Il mio cuore subisce un'accelerata quando annuisce.
«Non voglio che mi veda così.»
«Si sente in colpa. È distrutto...», tira su l'aria, «non se ne andrà lo sai?»
Annuisco. «Tanto vale affrontarlo no? Tanto non posso scappare questa volta». Scoppio in lacrime.
Anya mi abbraccia facendo attenzione a non farmi male. «Vado a prendere un caffè. Ti voglio bene», sussurra asciugandosi le lacrime prima di uscire dalla stanza.
Dopo un momento, la porta cigola. Guardo fuori. I palazzi pieni di luce, i fari delle auto che si confondono per le strade. Tante vite, tanti percorsi, tanti limiti, tanti orizzonti.
Sento il suo profumo familiare riempire la stanza. Riesce con poco a farmi sentire a casa e questo, lui non lo sa.
La sua mano si posa sulla mia. Una bella sensazione, peccato sia per l'occasione sbagliata.
Mi volto lentamente e istintivamente sorrido in modo triste e carica di amarezza. Non so come mi sto realmente sentendo, sono distrutta ma provo anche tante altre sensazioni mischiate.
Ethan ha i segni evidenti di una notte passata troppo in fretta sul suo meraviglioso viso. Ha dei solchi sotto gli occhi azzurri che rendono il suo sguardo inquietante e duro. Non ha mai avuto le labbra così screpolate, con qualche chiazza rosso vivido probabilmente dai morsi dati per tenere a freno il nervosismo.
Non dice niente, poggia la testa sul materasso davanti a me e sfiora la mia guancia mentre i nostri sguardi si perdono.
Con i polpastrelli sfiora le mie labbra mentre i miei occhi si abbassano lentamente. Sento le sue labbra sulla mia fronte mentre la mia mente cade nell'oblio.

Continua...
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