Capitolo 41

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È tutto ben organizzato. La settimana è volata troppo in fretta. Il locale è pronto per l'apertura. Max sistema la cravatta e agitato segue ogni passo per l'inaugurazione. In breve si forma una grande folla e il nuovo locale si riempie di gente, musica, chiacchiere, cibo e alcol.
Abbiamo proprio fatto un gran lavoro. Fisso soddisfatta l'angolo lettura e il palco in fondo alla sala dove il Dj continua a mixare delle canzoni e una folla esultante di ragazze si sta scatenando in pista attirando le attenzioni dei ragazzi.
«Andiamo»
Ethan prende la mia mano trascinandomi in pista e balliamo abbracciati per un po' fissandoci come due stupidi.
Tony e Lucy si stanno divertendo così come il resto dei miei amici e non posso che sentirmi a mio agio e circondata dall'amore.
«Ti sta davvero bene questo vestitino», la sua mano scende lungo la mia schiena nuda provocandomi un brivido.
Mordo il labbro arrossendo e mi alzo sulle punte perché nonostante i tacchi, non arrivo alla sua altezza e lo bacio per ringraziarlo.
«Scommetto che vorresti togliermelo di dosso», sussurro sulle sue labbra poi sorrido strusciandomi un po' su di lui. Le sue pupille si dilatano.
Nel corso della settimana, si è trattenuto affermando di non volere cedere per rispetto. So che vuole fare tutto con calma ma anche io cerco di trattenermi ed è difficile quando lui è così elegante, attraente, dolce, malizioso al punto giusto e tremendamente sexy. Mi ritrovo quindi a stuzzicarlo un po'.
«Emma, credo che tra poco ti trascinerò nel nuovo bagno per inaugurarlo come si deve se continui così».
Ridacchio e tiro il labbro con i denti mentre mi stringo a lui. Lo sento ansimare e la sua mano si sistema sulla mia schiena con il palmo aperto mentre l'altra stringe un gluteo lasciandomi senza fiato perchè sento la sua erezione attraverso il tessuto dei suoi pantaloni.
Ci spostiamo sui divani e mi siedo sulle sue ginocchia abbracciandolo. Ha un odore così inebriante. Mi sento come una matricola strafatta. La sua mano poggiata sulla mia coscia nuda che di tanto strizza. Gioco con le sue labbra per alleviare la voglia che ho di spingermi su di lui e perdermi.
Anya e Mark vanno via quasi correndo dando ovviamente nell'occhio dopo un ballo sensuale e abbastanza spinto. Passano parecchio tempo nell'appartamento al piano di sopra quei due. Non voglio immaginare cosa fanno ma so che il giorno del matrimonio si avvicina ed io sono sempre più emozionata per loro.
Anche Camille e Seth scappano dal locale eccitati. Quei due sono davvero terribili insieme.
Poggio le labbra sul collo di Ethan mentre lui cerca di non perdere il controllo ma ormai credo di averlo in pugno.
«Possiamo andare?», domanda sul mio orecchio facendomi rabbrividire. Inebriata, annuisco. Lo seguo in auto poi all'appartamento dove a suon di baci mi trascina verso la mia stanza. Tolgo le scarpe e le getto in un angolo. Accesa la luce, noto una bottiglia di vino sul comodino e due calici.
«E quello?», slaccio lentamente il suo papillon.
«Ti va un goccio?», sorride e gli si formano le fossette sulle guance.
Mi sento mancare. È così sexy. Gliele bacio e lo trascino sul letto. Stappa la bottiglia e versa il vino nei calici. Sorseggio mentre i suoi occhi osservano ogni mio movimento. Mi sento sotto esame ma è piacevole.
Poggio il bicchiere sul comodino e tiro il bavero della sua camicia verso me. La sua reazione non si fa attendere. Con un movimento mi fa sedere su di sé e solleva il vestitino sulle cosce. Le nostre labbra si toccano, ansimiamo e ci stringiamo l'uno contro l'altra.
«Togliamo questo vestitino, subito», tira giù la zip senza aspettare e mi fa alzare facendolo scivolare dalla mia pelle verso il pavimento.
Appena vede il completino intimo in pizzo nero abbinato al vestitino e il piercing all'ombelico, spalanca gli occhi e arrossisce leggermente. Mentre mi bacia, sbottono la sua camicia e tocco i suoi muscoli, la pelle segnata dall'inchiostro nero poi scendo verso i pantaloni. Ethan se li sfila poi la sua mano si insinua tra le mie mutandine. Ha un tocco deciso e tranquillo. Avvampo.
«Ahh», sussurro tra le sue labbra per provocarlo.
Le sue pupille si dilatano ancora e allarga le mie cosce prima di stringere i miei glutei facendomi strusciare contro la sua erezione.
Morde le mie labbra trattenendo un gemito.
«Ethan...», la mia voce si strozza per l'affanno.
«Cosa vuoi piccola?», sorride e continua a stuzzicarmi. Ha capito il mio gioco ma lui, è più bravo in questo.
«Sai cosa voglio»
Sono costretta a piegare indietro la testa. «Cosa vuoi?», bacia il collo poi morde sotto l'orecchio.
Sento l'imbarazzo ma anche la voglia crescere ed incendiare i miei sensi e prendere il sopravvento. «Ti voglio...»
Sgancia il mio reggiseno poi mi fa stendere.
«Vuoi che ti scopi?», allarga le mie gambe con il ginocchio poi apre una bustina con i denti. Sembra parecchio divertito. Si è trattenuto davvero troppo in questi giorni. Dio, sono davvero cotta e ammetto anche imbarazzata per il suo gergo.
«Si», sussurro.
Mi tappa la bocca quando entra dentro di me facendomi eccitare maggiormente poi continua a spingere sempre di più guardandomi negli occhi.
Mi aggrappo alle sue spalle solcando la pelle e lasciandone delle mezze lune. Il suo respiro si fa sempre più affannato e le sue mani stringono prendendo il controllo di ogni parte del mio corpo.
«Dio, vieni per me piccola», spinge con forza i fianchi, inarco la schiena, tiro indietro la testa, stringo le lenzuola ed esplodo sotto il suo sguardo ardente. Raggiunge il suo culmine subito dopo e ricade su di me affannato e sudato.
Passo la mano sui suoi capelli e stampo un bacio sulla sua fronte.
Esce e getta la protezione nel cestino. Mi abbraccia da dietro e continua a baciarmi il collo e la nuca. Mugolo e sento il suo sorriso sulla pelle come una carezza calda e silenziosa che si propaga su per il corpo.
«Hai un odore buonissimo», passa la lingua sulla mia spalla poi si sposta verso il collo, il mento poi mi stringe per un bacio delicato ed intenso. Lego i capelli, infilo la sua camicia e l'intimo mentre si alza e va verso il bagno. Quando riemerge mi guarda e sorride. Mi sistemo sul letto inginocchiata e aspetto che si avvicini. Cammina come un falco che ha appena avvistato la sua preda e dentro di me cresce una strana sensazione. Mordo il labbro mentre i suoi occhi guizzano dai miei alle labbra. Quando si protende per baciarmi, lo attiro su di me.
«Mi induci a peccare ancora piccola», ridacchia sulle mie labbra in quel modo che mi fa arrossire e formicolare la pelle.
Il suo telefono inizia a vibrare interrompendo il nostro gioco. Ethan si raddrizza e il suo viso si rabbuia in un attimo davanti allo schermo. Non riesco a vedere chi sia.
Mi lancia uno sguardo talmente indecifrabile che non riesco a coglierne il significato mentre i suoi occhi dapprima limpidi diventano cupi e distanti. Sento crescere dentro la tensione. Non so cosa abbia ricevuto ma so che non è positivo.
«Che succede?», aggrotto la fronte.
Cerca i pantaloni e una maglietta senza degnarmi di uno sguardo. Mi alzo turbata e mi avvicino con cautela per fermalo. Cosa fa?
«Ehi», poggio la mano sul suo braccio.
Si ferma e gira la sguardo. «Devo andare», prova a stamparmi un bacio sulla tempia ma mi ritraggo.
«Che significa?», mi rendo conto di avere alzato la voce di un'ottava, non me ne vergogno. Non può salutarmi così e scappare come se niente fosse. Mi fa sentire una ragazza facile.
«Significa che devo andare», ribatte gelidamente.
Incrocio le braccia e mi sento attraversare dalla punta dei piedi all'attaccatura dei capelli dal freddo. «E si può sapere dove? È notte fonda», sbotto irritata. Non so cosa mi stia facendo più male se il suo atteggiamento freddo o le sue parole.
«Non credo sia una cosa che vuoi veramente sapere», infila le scarpe e recupera le sue cose in fretta.
Spalanco gli occhi ed il cuore perde un battito. «Te ne stai andando perché qualcuno ti ha chiamato e non vuoi che io lo sappia? Credevo di essermi spiegata bene l'altra sera.» La mia voce esce stridula.
«Si, me ne sto andando. Adesso smettila di fare la bambina», morde la guancia come se avesse appena capito di avere sbagliato tono e parole.
«Io sarei la bambina? Bene! Se esci da quella porta non tornare!» urlo.
Ethan mi guarda sbigottito poi torna a farsi serio. Non replica e questo mi fa infuriare maggiormente.
«Si, hai sentito bene. O lui o me! Sono stanca di sentirmi usata e abbandonata. A te la scelta!», i miei occhi si riempiono di lacrime e la mia voce trema. Istintivamente mi abbraccio. Sono sulla soglia del pianto ma voglio proprio vedere chi è più importante nella sua vita.
«Non avresti dovuto... tu, tu non puoi...», passa la mano sui capelli tirandoli leggermente, sbuffa gira sui tacchi e sbatte la porta lasciandomi sola.
Crollo sul pavimento tra i singhiozzi. In un moto di rabbia scaglio la lampada contro il muro ed urlo così forte da fare paura anche a me stessa. Mi rannicchio sul letto e abbraccio il cuscino mentre il mio cuore, per l'ennesima volta, si frantuma in mille pezzi.

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