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Pen Your Pride

Aura

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Ingurgitai ancora un sorso del liquido trasparente che scivolò in gola lasciando un solco ustionante. Poi un altro ancora, lo facevo da mesi ormai, ma non ero ancora riuscita ad abituarmi a quella vita.

"Allora puttanella, quanto devo aspettare?"
Era una creatura disgustosa, un uomo sudaticcio, grasso e pelato,aveva espressamente chiesto della 'troietta mora diciottenne'. Si era presentato con il suo bel completo da direttore di banca e i suoi 1200€. Cassandra non si era fatta problemi a lasciarmi in pasto a quell'obbrobrio.

Ed ora eccomi qui, a denudarmi lentamente per far eccitare quel porco. Mi muovevo e lui si toccava attraverso il tessuto dei boxer.
"Pensaci tu bambolina." Indicò quella zona, repressi un conato di vomito e mi avvicinai a lui. Puzzava di alcool almeno quanto me.

Iniziò a gemere come un animale, mentre io pensavo solo che la mia vita non sarebbe andata avanti in quel modo per sempre, non poteva accadere, dovevo trovare un modo per superare quella fase oscura.
Non avevo ancora finito il liceo e vendevo il mio corpo come un mero oggetto.

Non c'era nulla che odiassi più di me, nulla. Ma quello era l'unico modo per tirare avanti, per permettere a Giorgio di vivere una vita dignitosa.

...

Tre di notte, entrai in camera di Giorgio, era lì, che dormiva beato, non poteva nemmeno immaginare cosa aveva fatto la sua sorellona quella sera.
Non poteva immaginare che razza di persona fosse la sua eroina.
"Aura," biascicò con gli occhietti ancora chiusi, "com'è andata a lavoro?"
"Bene piccolo mio."
Mi avvicinai al suo letto e gli rimboccai le coperte.
"Sei triste? Non ti piace fare la cameriera?"
"Ma no, non sono triste," gli sorrisi, "è il lavoro più bello del mondo."
"Che hai fatto stasera?"
"Mh, vediamo," deglutii e gli sorrisi, odiavo dovergli mentire, "ho servito la cena ad una cantante famosissima."
"Cristina D'Avena!"
Quella delle sigle?
"Proprio lei!" Più o meno.
"Wow!" Spalancò gli occhi e la bocca, formando un cerchio perfetto con le sue labbra piccine.
"Già," amavo vederlo felice, ma si era fatto tardi, avevo bisogno di dormire, "adesso a nanna su, domani c'è scuola."
Scoccai un bacio sulla sua testolina e lui mi abbracciò dopo avermi dato la buonanotte.

Mi misi a letto, il mio corpo implorava pietà, la mia schiena, le mie gambe... non riuscivo più a reggermi in piedi per il dolore. Non avevo mai lavorato così tanto.
Mettevo da parte ogni centesimo, lavoravo da sei mesi e avevo già più di duemila euro nel conto in banca, non avrei mai pensato di poter raccogliere tanti soldi.
Mi accasciai sul letto, la sveglia mi avrebbe dato il buongiorno tre ore dopo.

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