Capitolo 34

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«Siamo arrivati piccola»
«Uhm», non riesco ad aprire gli occhi. Sono troppo stanca. Il litigio, il viaggio di ritorno poi l'amore in macchina, mi hanno distrutta. Non riesco proprio a muovermi e francamente sto bene nel mio piccolo spazio nonostante io sia consapevole di ritrovarmi in macchina e di avere una sorta di paura profonda nei confronti di questo mezzo.
«Andiamo piccola», mi solleva e mi rannicchio tra le sue braccia.
Mi sento un tantino soddisfatta per questa entrata in casa. Per un momento vengo attraversata dalla preoccupazione di trovare Anya e Camille sveglie e pronte a strillare o prenderci in giro ma accantono subito il pensiero quando Ethan apre la porta facendo attenzione a non farmi cadere. Ancora una volta mi domando perché abbia le chiavi del nostro rifugio: il mio è quello della sorella. L'appartamento è buio e silenzioso. La mia stanza ha lo stesso odore tenue di sempre. Mi sento così a casa che potrei esserne quasi felice.
Ethan mi sistema sul letto e scosta i capelli dal mio viso poi mi stampa un bacio sulla fronte. «Dormi bene piccola», sussurra.
Lo blocco per un braccio. «Dormi con me», mormoro ad occhi chiusi.
«Vuoi che rimanga?»
Sembra così stupito dalla voce che per un momento vorrei aprire gli occhi e abbracciarlo ma non lo faccio, stringo semplicemente la presa sul suo braccio. «Si voglio che non mi lasci», sembro ubriaca. Forse lo sono, sono ubriaca di Ethan.
«Scarico le valigie, chiudo l'auto e torno subito», mi stampa un altro bacio ed esce dalla stanza senza fare il minimo rumore.
Vengo assalita da una strana paura. E se non tornasse? Se mi ha solo presa in giro? Se sono stata solo un passatempo?
Poi eccolo: la porta si richiude ed il letto si muove leggermente sotto il suo peso e le mie paure si sollevano ed evaporano in fretta grazie alle sue braccia.
«Sei tornato», il mio tono esce rauco.
«Avevi dubbi?»
Immagino il suo sorriso, le fossette su entrambe le guance, i suoi occhi luminosi e azzurri come il cielo. «Grazie», sussurro tranquillizzandomi.
Sento le sue labbra sulla spalla, le sue braccia mi cingono la vita. Mi sento in pace con il mondo.

Il giorno arriva troppo in fretta perchè vengo risvegliata dai rumori nell'appartamento. La voce inconfondibile di Anya e quella dall'accento francese di Camille. Mi giro e vengo accecata dagli occhi meravigliosi di Ethan che mi sorridono. Porto le dita sulle sue labbra sfiorandone il contorno poi sul naso, sulle sopracciglia e sulla piccola ruga sulla fronte. Prende la mia mano e bacia le nocche. Guardo rapita ogni movimento e sorrido come una bambina timida. La sua mano avvicina il mio viso al suo. Chiudo gli occhi prima di sentire le sue labbra sulle mie. Sono sempre morbide e delicate. Mi sta dando un valido motivo per essere positiva al risveglio. Vorrei che fosse sempre così.
«Facciamo una doccia?», domanda con un sorriso malizioso.
Alzo leggermente la testa quando si alza dal letto e mi fissa in attesa. Dio, è bello anche al risveglio. Ai suoi occhi di sicuro appaio un disastro. Mi sento stranamente elettrizzata all'idea di potere essere beccata nel mio bagno con lui. Lo seguo come una ragazzina in piena tempesta ormonale.
«Posso?», indica i vestiti.
Alzo le braccia con un sorriso e lui sfila la mia maglietta con una velocità assurda. Mi bacia il collo e poi manda giù anche i miei pantaloncini. Mi infilo nella doccia ma lui mi blocca prima che io possa arrivarci. Slaccia il reggiseno e mi fa cenno di togliere anche le mutandine.
Sa che mi imbarazza ugualmente denudarmi. Sono sicuramente già rossa in viso. Attendo un momento e quando gli lancio l'intimo addosso con sguardo truce, sghignazza.
«Sei uno stronzo!», lascio uscire fuori i miei pensieri e so che questo lo diverte e non fa che aumentare il suo ego.
«Tuo marito ha bisogno di una doccia quindi lavami donna!», ride.
Apro il getto dell'acqua fredda e glielo punto addosso. Scoppio a ridere quando morde le labbra per non strillare e riesce ad afferrare i miei polsi. Sistema il soffione sulle nostre teste e mi stringe a se con irruenza. Inizia a mordicchiarmi il collo ed io ridacchio più forte. Per non farci beccare, sospetto, mi tappa la bocca con un lungo bacio sotto il getto freddo. Stringo i suoi capelli e mi aggrappo a lui mentre il mio corpo è percosso da un miliardo di scariche per il suo tocco e per l'acqua fredda e aderisce perfettamente al suo.
«Proprio un gran bel risveglio!», mormoro sulle sue labbra.
«Potrei abituarmi», sorride tutto fossette.
Se lo vedessi per la prima volta sverrei. Fa ugualmente effetto il suo sorriso ma adesso, posso controllare i miei ormoni.
Prendo del bagnoschiuma, lo strofino tra la mani e poi lo massaggio sul petto di Ethan che nel frattempo mi fissa estasiato. Mi sento di nuovo euforica. Non riesco ancora a credere che è in grado di farmi sentire così bene con così poco. Passo a massaggiare le spalle e poi lui si sistema sotto il getto per togliere la schiuma e fa lo stesso con me. Il suo tocco delicato mi colpisce facendo vibrare ogni fibra del mio corpo. Resisto all'impulso di baciarlo.
Il passaggio allo shampoo è drammatico. Ridacchiamo come due cretini e ci lamentiamo per il bruciore agli occhi.
«Ok siamo abbastanza puliti direi», gli passo un asciugamano e mi avvolgo nel mio. Tampono i capelli ed esco dalla doccia. Apro il beauty e prendo la crema. Sono concentrata e non mi accorgo che Ethan si sta avvicinando a passo spedito. Mi ritrovo sul mobile del lavandino. Solleva la mia gamba e massaggia la crema con meticolosa cura. Chiudo gli occhi e mi appoggio con i palmi per reggermi sulla base fredda. Mi rilasso abbastanza e mugolo ogni tanto in approvazione, quando tocca i punti giusti. Quando finisce allarga le mie gambe e si sistema davanti. Ci fissiamo per un paio di secondi.
Noto un lampo nei suoi occhi e non faccio in tempo a prevedere la sua reazione per fermarlo. Mi stringe per i glutei avvicinandomi a sè. Ansimo sulle sue labbra prima di baciarlo con dolcezza.
Mi stacco un momento senza fiato. «Dobbiamo rivestirci», mordo il labbro. Provo a scendere ma riesce a tenermi ancora bloccata. Le sue labbra mordono il mio collo e la sua mano si insinua sotto l'asciugamano. Gemo e mi tappa la bocca con le sue labbra. Riesce a farmi perdere il controllo e mi ritrovo soggetta al suo tocco ed eccitata. Cerco di stringere le gambe purtroppo riesce ugualmente nel suo intento. «Adesso siamo meno puliti», sussurra sulla mia pelle mentre mi fa raggiungere il culmine. Ancora una volta mi tappa la bocca con un bacio per attutire i miei gemiti.
«Sei davvero uno stronzo», mordo il suo labbro e mi rialzo senza fiato.
Soddisfatto mi fa un sorriso tutto fossette e mi da una pacca sul sedere. Lo spingo e lavo i denti. Mi si piazza dietro e riesce farmi sorridere e per poco non mi va di traverso il dentifricio.
«Sei proprio buffa», si diverte.
Gli faccio una linguaccia. Mi blocca il viso e passa la lingua all'angolo della mia bocca. Batto le palpebre un paio di volte stordita dall'impeto. Le mie gambe sembrano gelatina.
«Potevo toglierlo da sola», ribatto con finta indifferenza.
«E io dovrei lasciarti fare da sola? Non è da me», ridacchia strizzandomi una guancia. Lo fulmino con lo sguardo e lui ridacchia più forte.
Si sentono degli strilli in camera e poi la porta del bagno si spalanca.
«Stronzetta sei tornata e non mi svegli per salutare?», esordisce allegra. «Ops... scusate», Anya sorride rossa in viso tappandosi subito gli occhi, indietreggia ed esce dal bagno richiudendosi la porta con cautela.
Metto una mano sul viso. «Ecco!», sbuffo.
Ethan esce dal bagno fischiettando poi torna con dei vestiti puliti e in pochi minuti si è già rivestito ed è perfetto, sempre impeccabile anche con una tuta. Mi lancia uno dei suoi sguardi ma ho bisogno di rimanere un momento da sola. Lui capisce ed esce dal bagno.
Sono rossa in viso. Mi vesto riflettendo sul discorso da fare ad Anya. Non so cosa stia pensando ma le devo delle spiegazioni o mi tormenterà per un bel po'. Evidentemente il vederci insieme direttamente e non per sentito dire, avrà condotto i suoi pensieri nell'unica direzione possibile. Anch'io lo farei al posto suo.
Fisso distratta la mano, l'anello. Merda, come faccio a spiegare questo? Non riesco a toglierlo da quel giorno e non so perché. Non ricordo molto di quella notte passata nel divertimento ma so che c'è qualcosa che mi lega a questo piccolo pezzo di fil di ferro. Faccio un grosso respiro ed esco dal bagno. Trovo Ethan seduto sul letto piegato sui gomiti evidentemente sta aspettando una reazione esagerata da parte mia. Quando esco alza lo sguardo e si avvicina.
«Non dovrai fingere se non vuoi. È la tua amica, puoi dirle quello che vuoi», passa il polpastrello sulla guancia.
«Non so nemmeno che cosa dire. Non l'ho programmato», lo abbraccio.
«Ne è valsa la pena», stampa un bacio sulla mia testa.

Faccio un profondo respiro poi un altro mentre mi avvicino al soggiorno. Ethan ha deciso di salutare velocemente e poi di tornare a casa da suo padre. Il pensiero di non averlo accanto mi fa già sentire vuota. Sento subito la sua mancanza. Sono stati giorni intensi in sua compagnia ma ora, mi aspettavano cose ben peggiori.
Anya e Camille stanno preparando il pranzo. C'e' odore di peperoni nell'aria. Sbuco dal soggiorno e strillarono correndo ad abbracciarmi. Non mi sono mai sentita così amata in vita mia. È una bella sensazione dopo tutto.
«Stronzetta tu ci devi molti dettagli succosi!», inizia Anya super contenta.
Giro il bancone e le aiuto con la tavola e il pranzo mentre racconto del depistaggio con gli amici di Drew e del viaggio. Do loro le statuine e questo suscita un gran caos pieno di risate e ulteriori domande. Mi apro a loro come delle vecchie amiche e il bello è che non mi giudicano affatto anzi intervengono dicendo la propria su cosa avrebbero fatto al posto mio.
Ci sediamo a tavola spensierate mentre continuano con l'interrogatorio.
«Allora? Come mai ho trovato mio fratello nel tuo bagno?», Anya mi punta la forchetta contro. Camille si blocca e spalanca gli occhi ma rimane in attesa della mia risposta per nulla turbata dalla notizia.
Arrossisco e tossicchio. Bevo un sorso d'acqua per alleviare il nervosismo. «Le cose si sono fatte strane. Non so come spiegare», lancio uno sguardo ad entrambe.
«Oh mio Dio!», strilla Camille eccitata. Ha capito. Manda giù il boccone e batte le mani. «Hai fatto quello che immagino con lui? Era ora!»
Poggio la forchetta sul piatto. Sto andando a fuoco. «Non era programmato ma è successo e so che potrebbe apparire insensato.» Nascondo il viso con il bicchiere. Mi vergogno tremendamente.
«Ti è piaciuto? Ci sa fare?»
«Cami stai parlando di mio fratello!», Anya fa una smorfia disgustata prima di scoppiare a ridere.
«Vi risparmio i dettagli ma non è come sembra io e lui, non... insomma non è vero che ci siamo sposati e non siamo una coppia. Non fatevi altri filmini mentali. E' solo successo», mi alzo e porto il piatto sul lavello.
«Tu sei cotta!», Anya mi da una spallata affettuosa. «In più ti ho sempre voluta come cognata quindi datevi da fare!», sorride raggiante.
«Si, voi due siete proprio belli insieme. In più sai come calmarlo quando è arrabbiato.» Aggiunge Camille.
Cerco di cambiare argomento. Domando come faremo per la scelta del mio abito per il matrimonio. Anya si illumina e Camille ci ascolta entusiasta mentre parliamo di dettagli matrimoniali e pianifichiamo delle uscite.

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