Capitolo 32

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Mi rigiro sul letto indolenzita. La giornata non è delle migliori e dalla vetrata, noto che il cielo sta piangendo. Un brutto acquazzone estivo. Non potremo uscire. Sono di cattivo umore per l'incubo e ora anche a causa del tempo.
Ethan se ne sta con il portatile sulle gambe, appoggiato con la schiena alla testiera del letto. Il suo viso illuminato dallo schermo e dalla lampada accesa dal suo lato. Mi rivolge un sorriso rassicurante e la sua mano mi lascia una carezza sul viso.
Mi avvicino a lui e lancio uno sguardo allo schermo. Sta scrivendo qualcosa ma richiude subito la pagina.
Decido di alzarmi e lasciarlo tranquillo. Lancio uno sguardo al salotto e alla colazione sul tavolo ma quando mi avvicino mi rendo conto che è il pranzo. Devo avere dormito più del dovuto e lui non mi ha svegliata perchè non voleva interrompere uno dei miei pochi sonni tranquilli.
Lo guardo un momento. E' concentrato e non si rende conto che è un ragazzo fantastico. Ed è tutto mio ancora per qualche giorno. Mordo il labbro e avvicino il vassoio sul letto. Gli porgo il piatto di pasta fredda apparentemente gustoso. Inarca un sopracciglio e sposta lo schermo. Ha saltato la colazione, ne sono sicura, ora credeva di fare lo stesso con il pranzo?
Gli avvicino la forchetta alle labbra. Intravedo un sorriso timido. Incrocia le braccia e si lascia imboccare come un bambino. Mi esce anche un risatina. Questi momenti, mi divertono perchè possiamo essere noi stessi, possiamo prenderci cura l'uno dell'altra senza pensieri, senza imbarazzo.
Le sue mani afferrano i miei fianchi costringendomi a mettermi a cavalcioni su di lui. Continuo ad imboccarlo e a mangiare alternando forchettate di cibo squisito. Lui mi osserva e non smette un momento di sorridere.
«Sei bella», pizzica la mia guancia.
Mando giù il trancio di panino e arrossisco. Non ha detto che sono carina ma bella e sentirmi dire che sono bella per me è come se mi avessero detto di avere vinto alla lotteria. Dire carina ad una ragazza, è una tragedia. Per tutta la vita me lo sono sentito dire da ogni ragazzo, anche dagli amici. Sono sempre stata l'amica della ragazza bella. Una sorta di asso per le situazioni secondarie insomma.
Ethan richiama la mia attenzione dandomi un altro pizzico sulla guancia. Blocco il suo polso mi sporgo e gli do un morso lieve sulle labbra.
«Aggressiva», ride e mi attira per un bacio inizialmente dolce e lento. A man mano le sue labbra diventano insistenti e la sua bocca si impossessa della mia. Il suo respiro accelera così come il mio.
Mi ritrovo sotto il suo peso con le sue labbra in esplorazione sulla mia pelle e poi di nuovo sulla mia bocca.
«Come stai?», si stacca e mi tira su accaldato.
«Ora meglio», sorrido e mi rialzo dal letto. Rimetto la suite in ordine nonostante le sue proteste e poi vado a fare una doccia.
Mi sento indolenzita, credo sia una reazione al sesso. Non pensavo si usassero così tanti muscoli. Mi viene da ridere e mi sento ridicola mentre rifletto su questo.
Mentre massaggio le gambe con la crema, sento arrivare la voce di Ethan. E' alta ed esprime una certa rabbia. Rabbrividisco. Sbricio dalla porta a vetri e lo vedo. Si è alzato dal letto, cammina avanti e indietro ed è chiaramente alterato. So di non dovere origliare ma non posso farne a meno non se il motivo della sua rabbia riguarda in parte anche me. Ormai mi ritroverò coinvolta in un modo o nell'altro nella sua vita. So di non conoscere affatto il suo passato ma so che con il tempo magari lui potrebbe iniziare a rendermi partecipe.
«Non me ne fotte un cazzo! Devi smetterla di chiamare», alza di un'ottava la voce. Afferra al contempo una maglietta e la lancia contro la parete con rabbia ma questa cade molto prima e questo lo fa infuriare maggiormente perchè non può distruggere la suite.
«Se ti azzarti a minacciarmi ancora...», si blocca.
Mi appiattisco alla parete nella speranza che non si sia accorto che lo sto spiando. Ho bisogno che sia sincero nei miei confronti ma ho anche bisogno che lui non si metta nei guai per colpa mia o per qualsiasi altro motivo lo tormenti.
I miei pensieri prendono una piega diversa quando lo sento pronunciare il nome di Drew.
«Non puoi minacciarmi perchè sai come andrebbe a finire. Stammi a sentire testa di cazzo, sono stanco di queste stronzate, me ne tiro fuori anzi sono fuori da tempo e non posso di certo rimediare alle stronzate tue o di altri ogni volta che ne combinate una delle vostre. Ho altri progetti nella mia vita.» Ascolta e poggia il pugno sulla parete.
Non riesco a trattenermi, esco dal bagno e anche se in asciugamano corro da lui poco prima che picchi il pugno contro la parete.
«Non metterla... in mezzo», si blocca sgranando gli occhi quando le mie mani bloccano il suo pugno. Sbatto leggermente la schiena nuda contro la parete per fermare il colpo e mi manca per un momento l'aria ma so che non riproverà, non ora che sembra allarmato.
Mette in vivavoce e lascia cadere il telefono a terra prima di afferrarmi e abbracciarmi.
Sento la voce di Drew ma ho gli occhi pieni di lacrime e la mente un pò annebbiata. Non perchè mi sono fatta un pò male ma perchè potrebbe farsene lui. Perchè potrebbe lasciarmi sola. Drew lo sta minacciando su di me e lo sta costringendo a partecipare a qualcosa di troppo pericoloso.
«Devi fare questa cazzo di corsa e dopo potrai fare quello che ti pare. Sono un mucchio di soldi e salderebbero il debito del tuo amico. Non ammetto nessuna risposta negativa e se non vuoi che ti venga a prendere da Las Vegas o peggio che mandi a prendere la tua dolce distrazione per convincerti, ti conviene muovere il culo e accettare», ringhia Drew. Lo immagino con la bava alla bocca per la rabbia. Ecco cosa è: un cane rabbioso e rognoso. Odio quel fottuto ragazzo.
Ethan mi fissa ancora ed asciuga le mie lacrime. «OK», urla sbuffando e abbassando le spalle. Io scuoto la testa ma mi tappa subito la bocca in segno di ammonimento.
«Visto com'è facile convincerti?», ride, «riceverai istruzioni», e stacca.
Ethan toglie la mano sulla mia bocca. Gli occhi mi si riempiono di lacrime. «NON PUOI!», urlo spingendolo.
«Emma non ora!», risponde frustrato.
«Si invece. E' ora di parlare Ethan! E' ora che tu mi dica cosa diavolo sta succedendo e perchè quello schizzato ci sta minacciando! E' ora che tu mi dica la verità, ORA!», strillo incronciando le braccia.
«Non voglio parlarne. Smettila di fare i capricci come una bambina e lasciami in pace», infila la maglietta e prende una bottiglia di acqua.
Con tutto quello che mi passa per la testa per offenderlo, decido che la cosa migliore è stare zitta. Il mio silenzio riuscirà a ferirlo. Attraverso il salotto a grandi falcate, torno in bagno, infilo il costume, prendo la borsa e mi dirigo furiosa verso il corridoio.
«Dove vai?», urla.
«Ti sto lasciando in pace», apro la porta e lui la richiude.
«Stai uscendo in questo modo? Sei troppo scoperta. Dove cazzo credi di andare così?», alza il tono di voce.
«Non sono cazzi tuoi. Lasciami andare dove voglio.» Lo spingo ed apro la porta con furia.
Ethan la richiude e mi sbatte contro il muro stringendo la presa sulle mie braccia. Ha gli occhi pieni di furia. «Metti qualcosa sopra questo cazzo di costume Emma. Non farmelo ripetere e non discutere», sbraita.
«Esco come mi pare. Volevi essere lasciato in pace e lo sto facendo. Inoltre non sono di tua proprietà e posso andare dove voglio come cazzo voglio in giro, anche in costume. Sei tu quello che vuole tenermi all'oscuro di tutto. Buona serata.» Mi libero dalla sua presa ed esco.
Lungo il corridoio, scoppio in singhiozzi. Il tipo al bancone mi fissa con pazienza e con malizia mentre chiedo la chiave per la piscina privata. So che sono in costume ma la maggiorparte della gente qui veste in modi assurdi, la vista di una ragazza minuta con il costume non potrebbe suscitare di certo sconcerto.
Entro in ascensore e premo il pulsante per l'ultimo piano dove si trova la piscina. Il tizio mi ha assicurato che è pulita perchè proprio oggi hanno fatto dei controlli di routine. Me lo auguro o li denuncerò o peggio li farò chiudere. Calma Emma, urla la vocina dentro la mia testa ma sono troppo infuriata per darle retta.
Premo la carta magnetica ed entro nella stanza. La vista è mozzafiato e la piscina è illuminata. A pomeriggio inoltrato sembra tutto molto suggestivo. Poggio la borsa sulla sdraio e poi entro in acqua. Premo il pulsante dell'idromassaggio e chiudo gli occhi per un paio di secondi.
Devo controllare le mie emozioni. Devo controllare e gestire la rabbia. Le bollicine non aiutano affatto e nemmeno il calore della piscina super pulita. Attorno c'è odore di spray per ambienti alla vaniglia e di cloro. Mi faccio una vasca ma questo non basta. Mi appoggio al bordo piscina e fisso la vista perdendomi nelle tante luci.
Il torpore non aiuta i miei muscoli rigidi e la mia mente lacerata dai tanti pensieri che viaggiano veloci e non lasciano scampo. Sto perdendo nuovamente il controllo. Sto perdendo tutto in così poco tempo.
Mi esce un singhiozzo e tappo la bocca. Non posso crollare.
Cerco di recuperare i pezzi di conversazione sentita e di rimetterli al posto. Un amico di Ethan ha un debito. Chi? Seth? Freddy? Irina? Patricia? Jason? O qualcuno che ancora non conosco? lui deve pagarlo con una corsa in cui guadagneranno un sacco di soldi. Ethan nelle corse è bravo ma dal modo in cui era teso, credo ci sia qualcosa di pericoloso di mezzo. Qualcosa a cui nessuno vuole pensare.
Scuoto la testa e do una manata al pelo dell'acqua facendola schizzare. Lo schiaffo si riverbera sulla pelle del palmo facendolo arrossare.
Scrollo le lacrime e continuo a rimettere i pezzi. Drew lo ha minacciato. Se lui non avesse accettato, ci sarei andata io di mezzo. Perchè? Scott centra qualcosa in tutto questo?
Mi viene da urlare, sono frustrata al massimo e il silenzio attorno non mi aiuta affatto. Un tempo avrei trovato confortante tutto questo posto. Un tempo mi sarei persino trasferita ma ora, non riesco a pensare razionalmente.
Scendo sott'acqua e rimango sotto fino a quando i miei polmoni reclamano aria. Riemergo in superficie prendendo un grosso respiro. Rimango sospesa con le gambe sull'acqua e le braccia appoggiate al bordo, con il mento sulle braccia.
Sento la porta richiudersi e non mi volto. Non me ne frega chi ci sia, voglio solo starmene qui ancora un pò a lacerarmi la mente.
L'acqua si muove ed io muovo i piedi per tenermi sospesa. Le mie caviglie vengono tirate via, verso il centro della piscina. Le mie mani non fanno in tempo per reggersi sul bordo. Spero che la cavigliera sia intatta o lo ammazzo.
Le sue mani stringono i miei fianchi e la sua fronte si posa sulla mia. «Mi dispiace».
Alzo lo sguardo ed incontro i suoi occhi azzurri. Rimaniamo in sospeso per un minuto o forse di più. Non voglio aprire bocca, non voglio lasciare uscire i pensieri. Potrebbero ferirmi, lui potrebbe ferirmi. Non sono disposta a cedere, voglio sapere la verita. Voglio sapere cosa sta succedendo.
«Non potresti semplicemente lasciare perdere?», sbuffa.
Scuoto subito la testa poi indietreggio. Mi afferra nuovamente indeciso. Fa una smorfia e noto che ha le nocche arrossate. Non lo tocco, deve capire che c'è un limite a tutto anche alle bugie o alle brutte reazioni.
«Vuoi davvero sapere tutta questa storia?», sembra frustrato.
Mi appoggio con le braccia al bordo e lo guardo in attesa che inizi. Non ammetto un no come risposta. Deve iniziare a fidarsi di me.
Ethan si guarda attorno, l'ambiente illuminato dalle luci della piscina e poi la vetrata e la città piena di colori e vita. Fa un profondo respiro e si passa la mano sui capelli. «Freddy», inizia. «Ha perso un ingaggio e deve molti soldi a Drew e la sua banda. Parliamo di tanti soldi. E' stato così stupido da lasciarsi soffiare la roba da sotto il naso e non sa come restituire il pagamento.» Mette i pugni sulla tempia e poi li abbassa infuriato.
«E tu cosa centri? Non sei tu quello che ha dei debiti. Perchè Drew li vuole da te?», la voce mi esce roca e stridula.
«Perchè è stato così cagasotto da assicurare a Drew che io avrei saputo risolvere la situazione con una gara. Io e Freddy siamo amici da una vita Emma, non posso...»
Scuoto la testa e mi scanso quando tenta di avvicinarsi. Metto i palmi davanti. «E tu hai accettato? Hai accettato di pagare quel debito? Sei così sicuro di riuscirci? Non pensi alle conseguenze?», urlo incredula. Non è da egoisti ma non riesco a credere che abbia accettato senza battere ciglio di fronte una sola minaccia.
«Non è facile Emma. A Drew non si può dire di no senza pagare le conseguenze. Farebbe ammazzare di botte Freddy o peggio...», i suoi occhi si posano su di me e ringhia.
«Sei così spaventato da accettare senza battere ciglio? Hai perso il senno? Chi ti dice che ti lascerà in pace? La sua fottuta parola? La parola di uno stronzo che ammazza di botte un amico?», sbotto rigida ed incontrollabile. Una strana rabbia fa infuocare il mio petto.
«Non mi aspetto che tu capisca ma non posso non aiutare un amico in difficoltà», la sua voce calma mi fa infuriare maggiormente.
«E a me non ci pensi? Dopo quello che abbiamo fatto, dopo quello che abbiamo passato, dopo questi giorni tu sei disposto ad ammazzarti per un debito non tuo?», la mia espressione sconcertata si riflette nei suoi occhi.
«Non posso prometterti che non lo farò. Freddy ha bisogno del mio aiuto.»
Scuoto la testa e mi volto. Non voglio nemmeno guardarlo in faccia mentre finge di non essere arrabbiato. Alzo gli occhi al cielo nella speranza che le lacrime tornino dentro, ad annegarmi lentamente. Le scrollo con i palmi.
Ethan mi fa girare con impeto. Poggio i palmi sul suo petto per impedirgli di avvicinarsi quando tenta di abbracciarmi.
«Non posso permettere che tu mi ferisca. Non posso permettere che tu mi illuda, che ci sarai e poi te ne andrai non appena qualcuno chiede di riscattare un debito di qualcun altro. Non posso...», singhiozzo convulsamente, «non posso perdere ancora una persona nella mia vita. Non posso...», non riesco a parlare. Respiro a fatica. «Non posso perdere te», lo spingo ed esco dalla piscina. Mi siedo sulla sdraio e singhiozzo con la testa affondata sulle braccia e le gambe al petto.
Sento la sua mano sulla schiena. Ogni brivido che mi provoca il suo tocco, è una pugnalata che incasso. Lascio che mi uccida lentamente.
«Credimi, farò tutto il possibile per non deluderti. Non respingermi», sbuffa e allontana la mano. Mi solleva sulla spalla. Non strillo, non servirebbe a niente dimenarsi. Entra in acqua e mi inchioda in un angolo. Accende l'idromassaggio ai lati per fare riscaldare maggiormente l'acqua. Afferra le mie cosce e si sistema nel mezzo. Con una mano mi stringe per il mento costringendomi a guardarlo. «Emma io...», fa un profondo respiro, «io ti amo e non posso controllare tutto. Non riesco neanche a gestire questo strano noi e non so nemmeno se lo siamo. Lo so che amo controllare tutto e so di essere testardo ma non voglio perdere te e non voglio che il mio amico passi dei guai. Posso farcela.»
Sistema le mie braccia attorno al collo e mi solleva facendomi sedere sul bordo. Poggia il mento sul mio petto ed attende una mia riposta.
Il mio cuore palpita ancora per quel ti amo detto e per le altre parole che sfuggivano mentre le pronunciava dalla mia testa.
«Non tenermi il broncio», borbotta.
Non so come ma mi esce un sorriso anche se triste e accompagnato dalle lacrime. Non mi sono resa conto di avere messo il broncio. Non so come spiegargli che la vera paura è radicata dentro al mio cuore, da tempo. Non so come spiegargli cosa provo.
Si spinge sulle braccia uscendo a metà busto dalla piscina e me lo ritrovo davanti. I suoi occhi fiammeggiano nella notte appena iniziata. Le sue labbra si avvicinano senza esitare. Chiudo gli occhi inspirando il suo profumo di colonia misto a menta e cloro. Le sue labbra sono morbide e delicate sulle mie. Lentamente mi trascina in acqua e continuiamo a baciarci.
Il mio cuore inizia a battere all'impazzata a contatto con la sua pelle calda e ai suoi muscoli duri e alla sua presa ferrea. Perdo il contatto con il mondo, con la ragione, con tutto il resto. Non sento il terreno sotto i piedi, l'acqua attorno a noi si allarga mentre ci muoviamo verso il centro continuando a baciarci in modo dolce.
«Non mi lasciare sola», sussurro senza fiato e ad occhi chiusi sulle sue labbra e mi avvinghio alla sua vita con le gambe mentre porto le braccia sulle sue spalle.
Mi stringe con forza a sè e continua a baciarmi. Di punto in bianco nasce in noi la voglia di rimanere in quel quadratino abbracciati a baciarci senza smettere. Non importa del tempo la fuori, della pioggia che continua a battere sui vetri e del temporale che si avvicina. Non importa delle feste al piano di sotto, della cena, del divertimento. Ci siamo solo io e lui, nel silenzio interrotto dai nostri baci e forse anche dal nostro strano rapporto d'amore.

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