Capitolo 29

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La musica si interrompe di colpo. Come se qualcuno avesse appena tirato su la leva dal vinile o premuto il tasto stop.
È come essere strappati via da un bellissimo sogno. Uno tranquillo. Uno in cui ero felice.
Batto le palpebre. Sono pesanti. Sento il viso appiccicoso a causa le trucco che non ho tolto per chissà quale ragione. Alzo la testa più che stordita. Sento come un colpo secco sulla nuca. Mi fa malissimo e lascio uscire un verso smorzato dal cuscino dove la mia faccia è pesantemente attaccata.
Passo una mano sul viso rischiando di peggiorare la situazione. Ad occhi chiusi massaggio la tempia pulsante poi sollevo il cellulare. Provoca un ronzio fastidioso. Vibra ormai da una manciata di minuti. Senza controllare riaggancio rifiutando la chiamata.
La luce, del giorno o del pomeriggio, non saprei, mi ferisce gli occhi. Li strizzo tenendoli chiusi, la mano a coprirmi il viso per una manciata di minuti.
Corrugo la fronte muovendo le dita. C'è qualcosa che non va. Qualcosa di strano, di troppo sulla falange dell'anulare.
Sbircio mettendo a fuoco poco prima di spalancare del tutto gli occhi senza smettere di fissare incredula il cerchietto argentato. Un unico filo sottile che si attorciglia al centro fino a formare un ghirigoro.
Inizialmente non ho nessuna reazione. Dopo pochi istanti balzo a metà busto allarmata.
È un anello quello che ho infilato al dito?
Che diavolo è successo? Che cosa significa?
Vorrei urlare ma lo faccio dentro la mia testa ormai vigile e nel panico.
Abbasso lo sguardo su di me. Sono sul letto, nella suite, indosso ancora il vestitino rosa. Tutto sembra in ordine.
Vago con gli occhi dentro la suite avvistando i miei tacchi gettati all'angolo poco più avanti dall'ingresso.
Massaggio la tempia dolorante. Non ricordo niente. Che cosa è successo?
Il telefono torna a ronzare. Guardo lo schermo perché potrebbe essere Anya. Non appena però noto il numero e il nome scritto sullo schermo mi sento male: è Scott.
Mentalmente ripercorro il tempo passato dall'ultima volta in cui l'ho visto. Non riesco a comprendere la ragione della sua chiamata o forse qualcuno gli avrà rivelato che sono fuggita con il ragazzo che non sopporta dopo avere tentato il suicidio e sta chiamando per avere una conferma, mi dico.
Spengo il telefono. Non credo sia il caso di iniziare una discussione proprio con lui. Attualmente non sono in forze per parlare o chiedergli gentilente di cancellarmi dalla sua vita, proprio come sto cercando di fare ormai da tempo io con lui.
Dopo avere messo una mentina in bocca, mi volto masticando rumorosamente per placare il panico.
Ethan dorme più che tranquillo al mio fianco. Un braccio sotto e il viso affondato sul cuscino.
Abbiamo dormito insieme?
Dentro di me scatta qualcosa. Lo scuoto più che allarmata, bisognosa di risposte. Mi deve raccontare quello che ho fatto. Anche se ho sposato una scimmia lui deve dirmelo.
Mentre lo scuoto ho il timore di avere commesso qualche grossa cazzata. Di averlo messo in ridicolo in qualche modo. Ci troviamo a Las Vegas e certe cose succedono, soprattutto quando non ti trattieni dal bere perché stai attraversando una strana fase in cui la tua vita va a rotoli. Non è una giustificazione, ma ne avevo bisogno. Avevo bisogno di staccare la spina per un po'.
Mi sento malissimo. Spero di non avere fatto quello che la mia mente tenta di respingere allontanando ogni altro pensiero, cercando un po' di concentrazione per non dare di matto.
«Ethan, svegliati», lo chiamo. «Per favore svegliati».
«Uhm», si lamenta.
«Ethan», lo scuoto ancora.
«Che c'è? Che succede piccola?», domanda con voce impastata senza neanche aprire gli occhi o guardarmi.
Non rispondo e dato il silenzio apre gli occhi. Notando la mia espressione scatta subito a metà busto. Lo fa in fretta e si lamenta. «Cazzo!», arriccia il naso con una smorfia poi concentrandosi mi guarda prendendo persino il mio viso tra le sue mani che odorano di crema.
«Che c'è? Che cosa è successo? Stai male?», chiede attento.
Scrollo via le sue mani. Provo un certo fastidio mentre mi allontano lievemente da lui. Mi sento confusa. Parecchio confusa. «Noi...», inizio, «noi non ci siamo... non abbiamo...», fatico a parlare.
Notandomi agitata e incapace di parlare prendo un lungo respiro. «Non ci siamo sposati, vero?», sento lo stomaco contorcersi durante l'attesa che sembra eterna. Lo guardo persino speranzosa. «Non ricordo niente. Ho proprio un buco dentro la testa, è tutto nero. Riguardano le ultime ore passate in questo posto. Come siamo arrivati qui e perché... perché ho un anello al dito?»
Ethan si sdraia trascinandomi accanto a sé come se fosse il gesto più naturale del mondo.
Non oppongo resistenza. Ho bisogno di risposte. Lui è l'unico a sapere se ho combinato qualcosa di brutto. E se ha le prove mi toccherà persino ricattarlo o chiedergli di mantenere il segreto.
«Per favore, dimmi la verità», tremo immaginando molteplici scenari sul mio futuro.
«No, no. Eravamo troppi ubriachi per sposarci. Come ti viene in mente una cosa simile?» mormora con voce assonata prendendo una mentina prima di bere un po' d'acqua dal bicchiere appoggiato sul comodino.
Usa un tono piatto. Quasi secco. Non riesco a decifrare la sua espressione. Sa essere imperscrutabile quando vuole.
«Allora questo che diavolo significa?», indico l'anello o meglio: il pezzetto di fil di ferro.
Mentre lo guardo, il mio cuore batte più veloce. Mi piace.
«Ah, questo? Be', puoi sempre toglierlo», brontola stringendomi a sé usando una strana forza. Non intende darmi alcun dettaglio.
Corrugo la fronte. Perché è così calmo?
Alzo la testa. Lo osservo attentamente.
I suoi occhi si aprono incastrandosi nei miei. Avvicina subito il viso e dopo una breve esitazione, con dolcezza mi bacia le guance spostandosi sulla fronte. Sta cercando di tranquillizzarmi o di cambiare argomento. Sa come eludere le domande. Ma non demordo. Non sono pronta.
«Ethan, non sto scherzando. Non ricordo niente. Ho fatto qualcosa di male? Se ricordi qualcosa... ti prego di...», mi agito. «Per favore raccontami tutto, anche i dettagli imbarazzanti.»
Fa un grosso e lungo respiro gonfiando il petto. Fissa qualcosa davanti a sé prima di rispondere.
«Abbiamo solo bevuto un po' troppo, Emma. Tu non sei abituata e non reggi l'alcol. Ci siamo solo divertiti al casinò, abbiamo vinto qualche gettone prima di tornare in hotel, dove ti sei tolta subito le scarpe ancor prima di entrare qui dentro, poi le hai lasciate sulla soglia gettandole all'angolo e ti sei lanciata letteralmente sul materasso addormentandoti immediatamente come un sasso», sussurra con un tono di voce calmo baciandomi il viso.
Vengo colta dai brividi grazie al suo tocco così delicato. «Sei ancora ubriaco?», chiedo sentendomi meno nervosa e agitata rispetto a prima.
Il cattivo umore è passato in secondo piano. È bastato uno sguardo, una spiegazione e poi le sue labbra sulle mia pelle a scombussolarmi. È pazzesco quello che mi provoca; quello che riesce a farmi. Mi dimentico di tutto.
Avvicinandosi all'orecchio. «Non sono ubriaco. A dire il vero mi piacerebbe esserlo perché la sbronza mi è passata da un pezzo. Ora...», nasconde il viso nell'incavo del mio collo riscaldandomi la pelle con il suo fiato caldo. «Ora ho solo questa forte voglia di baciarti», posa le labbra sulle clavicole risalendo con una lentezza disarmante sul collo, verso l'orecchio. Ansimo poi mugolo mordendomi il labbro.
«Davvero?», chiedo strofinando il naso sul suo guardandolo da sotto le ciglia.
Prende aria. «Adesso ho voglia di toglierti di dosso anche questo vestitino», ansima sul mio orecchio prima di baciarmi il lobo.
Inarco la schiena sporgendomi per farmi coccolare da questa sua momentanea dolcezza e attenzione.
L'aria tesa di prima si scioglie diventando puro calore umano.
Mi sono proprio rammollita, rifletto.
Che diavolo sto facendo?
Non sono di certo qui per commettere altri errori. Sono qui per riprendermi da un momentaccio.
Nel suo discorso qualcosa proprio non quadra. Non torna, ma attualmente non me ne frega niente, perché siamo nella nostra suite, al Plaza, un magnifico posto; siamo insieme, solo io e lui. Questo ha più importanza. Non oso neanche immaginare cosa avrei fatto se mi fossi svegliata altrove.
Dandomi una spinta lo provoco con un sorriso malizioso. «Perché non lo togli?»
I suoi occhi vengono attraversati da un lampo. Non se lo fa ripetere. Alzandosi in ginocchio mi tira a sé. Sorrido anzi rido mentre mi sfila il vestitino lanciandolo sulla poltrona a poca distanza prima di farmi scivolare sul letto, sotto il suo peso, iniziando a baciarmi la pelle centimetro dopo centimetro senza controllo. Come se fosse la cosa più genuina e naturale da fare con me al mondo.
Gemo. Lo vedo. Sorride ed è in preda all'euforia. Così, decido di avvicinarlo tenendo stretto il suo viso. Dopo una serie irritante di tira e molla finalmente mi bacia.
Sollevo le ginocchia incastrandolo. Ansima stringendomi la coscia, mordendomi il labbro con insistenza. Le sue sono morbide, lasciano il segno. Non ne ho abbastanza.
«Perché non mi hai mai detto del piercing all'ombelico?», sembra eccitato più di prima alla vista del ciondolo a forma di stella che manda bagliori ovunque.
Mi dimeno di proposito sotto il suo corpo febbricitante. «Non sono una santarellina come si pensa, Ethan», replico. «Inoltre, non sono solita uscire nuda».
Boccheggia. «Mi stai forse provocando?», ghigna in modo sghembo. I suoi occhi sono lucidi.
Lussuria. Tentazione. Voglia. Ecco cosa vedo in riflesso.
«Io? No, certo che no.»
Mi fa il solletico e rido insieme a lui.
La sua bocca si avventa ancora sul mio collo lasciando qua e là un segno. Inspiro di scatto chiudendo gli occhi. Le mie mani sfiorano la sua camicia sgualcita sbottonandone un passante per toccare il suo torace, i pettorali scolpiti, i tatuaggi. Per ora è mio. Tutto mio. Mi sembra assurdo anche solo da pensare.
Capiamo entrambi ciò che vogliamo ma lui sembra avere qualche dubbio. «Se non vuoi... possiamo fermarci», mormora affannato quando muovendo i fianchi gli provoco un gemito e il cavallo dei pantaloni gli si gonfia.
«Non posso trattenermi più con te. È inutile...», sussurra frustrato.
Sto per spiegare che per me è tutto nuovo, che non ho termini di paragone ma lui ricorda in fretta la conversazione avuta a casa sua, su quella sedia girevole. Questo lo spinge a mettermi a mio agio.
Inizia baciandomi delicatamente.
«Non so come si fa e non voglio deludere le tue aspettative», dico corrucciata mugolando quando tocca un punto sotto l'orecchio parecchio sensibile.
La sua mano nel frattempo scende lungo il ventre infilandosi dentro le mutandine di pizzo.
Schiudo le labbra e lui le sfiora assaporando il mio gemito. «Hai paura delle mie aspettative?» scuote la testa quando annuisco. «Non c'è fretta, piccola. Faremo tutto con calma», le sue dita premono sul mio intimo facendomi irrigidire, in seguito arriva una forte scossa, un formicolio e mi lascio travolgere. È cosi forte la sensazione da farmi ansimare e battere il cuore come un cavallo imbizzarrito. La mia pelle va a fuoco e i miei muscoli si contraggono prima di rilassarsi.
Il suo gesto è delicato. Non invadente. Per istinto i miei fianchi si muovono e lui mi bacia. Quando le mie gambe si irrigidiscono ancora aumenta la pressione e il ritmo. Stringo la presa sulle sue spalle per aggrapparmi a qualcosa di reale mentre dalla mia bocca sfugge un suono mai sentito prima.
«Oh...», sussurra senza fiato. «Così, piccola».
Il nomignolo è come essere travolti da una valanga. Mi fa raggiungere un posto inesplorato. Il mio corpo va a fuoco. Quando mi riprendo mi sento stranamente rilassata.
Affannata avvicino il suo viso appoggiando la fronte sulla sua. Anche lui sembra senza fiato ma è anche molto eccitato.
Cerco le sue labbra. So cosa voglio. Non mi importa un fico secco del domani perché sono qui ora. E non intendo avere rimpianti.
Forse sto facendo una grandissima cazzata, ma avrò tempo per piangermi addosso.
Sbottono il primo passante dei suoi pantaloni e si irrigidisce. «Fai l'amore con me».
So che può sembrare patetico ma non lo sto implorando. Non sto chiedendo. Sto solo dicendo quello che voglio. Ed io voglio che sia con lui. Solo con lui.
Continuo a sbottonare i pantaloni prima di tirare giù a rilento la cerniera.
Ansima. Sorrido. So di essere io a fargli emettere il bellissimo verso che così intimo, così delicato, mi avvolge, mi coinvolge, mi travolge. Sono io ad eccitarlo. A fare pulsare il sangue sul suo corpo. Sono io a trascinarlo verso la perdizione.
Li abbasso e lui li toglie davanti a me estraendo una bustina prima di lasciarli cadere sul pavimento.
Un profilattico. Apprezzo che sia attento e preparato.
Senza darmene neanche il tempo attacca il collo con baci possessivi poi morde la mia pelle. È così sensibile che mi fa urlare il suo nome. «Ethan», strillo lasciando che si sistemi su di me.
«Emma», sussurra facendomi tremare rassicurandomi con un bacio. «Se ti faccio male, dillo. Subito!», ordina con un tono rude.
Sto sbottonando con foga la sua camicia e lui la getta via come carta vecchia più che affannato. Dopo di ciò mi guarda. Mi slaccia il reggiseno con una mossa poi abbassa le mie mutandine. Lo fa con una lentezza disarmante. Delicato mi trascina sotto il lenzuolo morbido.
Non mi sento a mio agio con il mio corpo nudo. Ma, generalmente, accanto a lui, davanti al suo sguardo ardente, si annulla tutto. Ogni disagio sparisce. Come mi guarda mi fa sentire in equilibrio con me stessa. Una persona senza difetti di cui non vergognarsi.
«Lo vuoi davvero?», mi bacia ancora sfiorandomi con le mani i fianchi per avvicinarmi a sé. Rimane in attesa, forse per darmi la possibilità di tornare indietro.
Il suo corpo è perfetto. Quando mi permetto di guardarlo scopro nuovi tatuaggi. Lo avvicino. «Fa l'amore con me», è tutto ciò che riesco a dire prima di vederlo agire, insinuandosi dentro di me.
All'inizio è molto doloroso, soprattutto quando spinge per due volte anche se lo fa lentamente. Un gesto in grado di farmi tremare. Mi stringo a lui graffiandogli la schiena. Rallenta quando nota le lacrime uscire dai miei occhi. Me le asciuga a suon di baci mentre si allontana e poi torna alla carica con più decisione. Quando lo fa di nuovo però sono più che pronta ad accoglierlo.
La sensazione è un qualcosa che non riesco a spiegare. Non lo sento estraneo come dicono tutte e come avevo sempre temuto. È piacevole. Mi abituo in fretta lasciandomi trascinare dalla voglia, dalla passione.
Prova a dire qualcosa, forse per rassicurarmi o chiedermi se ne ho abbastanza ma non voglio che smetta. Stiamo raggiungendo insieme un posto nostro e mi piace. Non voglio tornare indietro.
Lo stringo e lui geme schiacciandomisi addosso, dentro. Veniamo travolti da una passione travolgente in cui il suo corpo sul mio si muove come il meccanismo perfetto di un ingranaggio. Siamo occhi contro occhi, respiro contro respiro.
Mi sento ubriaca, ebbra. Non ne avrò mai abbastanza. È così che deve essere.
Stringo ancora le sue spalle cercando le sue labbra. Mi bacia tenendo stretto il mio viso mentre tira indietro i fianchi per premere con un po' più di urgenza.
Ansimo guardandolo negli occhi e lui ricambia. Quando appoggio la fronte sulle sue labbra lui emette un verso gutturale, trema. Stringe la mano sul mio viso baciandomi con più vigore; la sua lingua a danzare con la mia mentre si spinge sempre più a fondo e io lo lascio fare sentendomi incredibilmente completa.
Ad un certo punto, senza più il minimo controllo, tremo. Lui si ferma.
Inarco la schiena dimenandomi. No, non può fermarsi. Lo capisce e con un sorrisetto torna all'attacco. Ansimo emettendo un verso sensuale che trattengo tra i denti mordendomi persino il labbro.
«Cazzo, io ti amo Emma!».
C'è silenzio. Nessuno dei due si muove più. La sincerità nel suo sguardo mi spiazza. Mi sento disarmata.
Lui è stravolto, più di me dopo avere pronunciato le parole più profonde e intime del mondo in un momento speciale e unico.
Lo avvicino delicatamente, tremiamo entrambi venendo travolti. Ricade su di me affannato, la pelle umida attaccata alla mia. Morde la mia spalla. Lo abbraccio. Sto sorridendo come una ragazzina con le guance in fiamme. Non voglio staccarmi.
«Come stai?», toglie il profilattico gettandolo dentro il cestino.
Mi avvicino a lui quando si sdraia su un fianco sistemandomi addosso il lenzuolo. Cerco le sue braccia accoccolandomi. Sono senza voce, senza fiato. Sono in estasi. Non riesco a dare vita ai pensieri. Ha detto che mi ama. Mi ama. Prova davvero questo per me o lo ha solo detto perché spinto dall'eccitazione?
Mi stringe a sé in modo possessivo. Non vuole che mi distragga. Per istinto bacio il suo petto sudato spostandomi sul mento dimostrandogli che mi sento più che bene. È solo che non riesco ancora a credere a quello che abbiamo fatto. A quello che mi ha detto. Sarò folle, un po' troppo romantica ma ha un grosso valore.
«Che ne dici di fare una doccia? Ho bisogno di rilassarmi ancora un po' e tu...», indica il lenzuolo. Intuisco il doppio senso e senza protestare lo seguo nel suo bagno.
Entriamo dentro la doccia. Questa ha il vetro normale. Prima non avevo notato forse a causa della condensa. Mi abbraccio lasciandolo fare mentre apre il getto caldo.
Il tocco leggero delle sue dita sulla spalla poi sul collo, mi regalano un brivido. Batto le palpebre per capire. Devo sembrargli spaventata o sconvolta per qualcosa perché quando apre la bocca anche lui si ferma valutando bene cosa dire. «Come stai?» chiede ancora.
Non so come rispondere a questa domanda. Non so come reagire. So solo che mi sembra irreale, folle. Ho appena fatto l'amore con il ragazzo irraggiungibile dei miei sogni e lui mi ha detto che mi ama. Ma, adesso non so che cosa pensare perché non so se lo ha detto perché lo sente o... perché era solo preso dal momento, dalla situazione.
Come si crede nell'amore?
Dentro di me sento qualcosa che si innesca ogni qualvolta provo anche solo a pensare a lui insieme a me. Vedo quel noi dopo tante peripezie.
Chiudo gli occhi. Non ci riesco. Non posso lasciarmi andare così. Non posso perché quello che è accaduto potrebbe solo essere dato da un accumulo eccessivo di ormoni o passione repressa.
Ciò che non riesco a capire è cosa vede in me. Io, non ho niente di eccezionale. Sono buona e ingenua. A tratti timida, infelice, spenta. Ho troppi demoni con cui combattere mentre lui è solo un ragazzo pieno di vita.
Batto le palpebre. È sotto il soffione. Tante gocce gli ricadono sulla testa scendendo a cascata sul viso concentrato. Mi guarda in attesa e io tremo.
Quando si avvicina non resisto. Sono imbambolata. Appoggio la fronte sul suo petto prima di circondare la sua schiena con le braccia. La sensazione della guancia sul suo torace, anche se per pochi istanti, riesce a calmare i pensieri, le paranoie che viaggiano in fretta dandomi il tormento.
Le sue dita si posano sul collo. Lo espongo lasciandole scorrere sulla pelle. Afferrandomi il mento mi guarda.
Se aprissi bocca in questo momento, parlerei come una matricola sotto effetto di anfetamine. Lo so. È l'effetto che mi fa quando mi disarma con i suoi pozzi azzurri.
Il suo calore, il profumo emanato dalla sua pelle calda, la condensa presente dentro la doccia, non giocano di certo a mio favore. I miei sensi sono sconnessi. Sento le gambe molli perché sta cercando delle risposte. Il problema è che sono sottosopra, come se fossi appena scesa dalle montagne russe.
E mentre lo guardo mi sento ancor più stupita. Non posso credere di avere fatto l'amore con lui e che il mio corpo potesse provare un così grande ed intenso piacere, soprattutto dopo avere sentito il suo "ti amo".
Vengo attraversata da una scarica violenta su per la spina dorsale. Un brivido piacevole che mi sconvolge al pensiero di come le cose possano davvero funzionare da questo istante in poi.
Solo adesso mi rendo conto di essere cotta. Non posso negarlo neanche più a me stessa tutto ciò che è ovvio da tempo.
Bacio il suo petto stringendo i palmi sulle sue spalle. «Mi ami», sussurro tra me e me lasciando uscire il pensiero.
Ethan schiude le labbra poi deglutisce lasciandosi investire ancora dalla cascata. Mi fissa cercando di riprendere fiato. Come se lo avessi colpito al petto e avessi appena risucchiato dai suoi polmoni tutta l'aria. A tratti sembra smarrito.
Sono io a provocargli tutto questo? Riesco davvero a fargli questo effetto?
Mi guarda. Se ne sta fermo, immobile. Un po' come questo tempo che ci accompagna. Tutto cambia. Tutto diventa muto. Solo i suoi occhi che lenti mi scivolano addosso, sussurrano parole mai sentite in grado di scuotermi l'anima. Mi sussurrano di sfiorare il paradiso. E, senza neanche darmene il tempo, mi trascinano altrove. In un posto tranquillo. Il nostro rifugio.
Arrossisco distogliendo lo sguardo.
Mi abbraccia affondando il viso sulla mia spalla. «Sei sicura di star bene?», chiede con voce roca.
Mordo il labbro annuendo.
«Emma», cantilena.
Alzo il viso per comprendere.
«Mi sto preoccupando. Di solito dici qualcosa o parli velocemente. Adesso sembri sotto shock. Se ho fatto qualcosa che non dovevo, ti prego di dirmelo».
Nego immediatamente scuotendo la testa. Volano goccioline d'acqua ovunque. Lo abbraccio con un sorriso dolce. Alzandomi sulle punte poi mi avvicino alle sue labbra. Le cerco avida strusciandomi su di lui senza alcun timore.
«Che cosa fai?», soffia le parole senza voce appoggiando il palmo contro le piastrelle come per sostenersi.
Ansimo e d'impulso le sue mani scivolano sulle natiche stringendole, premendole a sé.
«Secondo te?»
Il suo respiro inizia a farsi irregolare. «Che cosa vuoi?», chiede in modo dolce.
Sfioro ancora le sue labbra prima di morderle delicatamente tirando il labbro inferiore.
Mi spinge contro le piastrelle baciandomi mentre mi solleva premendomisi addosso.
Non importa. Ha detto quello che ha detto. L'ho sentito e mi basta. Non voglio fargli altre pressioni. Voglio solo stare ancora un po' con lui qui dentro.
Quando appoggia la fronte sulla mia dopo essersi staccato a fatica dalle mie labbra, me le sfiora con le dita. «Andrà tutto bene», sussurra. «Non permetterò a nessuno di intromettersi questa volta».
Aggrotto la fronte. Non oso chiedere.
Sfioro il suo petto e lui torna a prendere possesso delle mie labbra. Mi solleva e circondo le gambe intorno alla sua vita che muove scontrandosi con il mio intimo.
Lascio cadere la testa indietro e lui bacia il collo.
Ho solo un momento di lucidità. Per non correre scivolo lungo il suo corpo rimanendo con la mano sulla sua guancia a trattenermi mentre prova ancora a baciarmi avidamente. È vicinissimo. Mi fa eccitare così tanto da perdere il controllo. Ma, non possiamo correre.
E mentre lo abbraccio cercando di calmarmi, di placare il caos di sensazioni ed emozioni che sento dentro, addosso, ovunque, mi dico solo una cosa: non è mai troppo tardi. Perché se non vuoi, non puoi perderti. Se vuoi puoi ritrovarti, amarti.

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