Capitolo 25

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Mi ritrovo sul taxi a fissare le luci della villa mentre a poco a poco ci allontaniamo da essa.
Eric voleva darci un passaggio ma ho rifiutato perché non potevo rimanere oltre. È stato davvero troppo. Anche se sono riuscita a resistere mi sto sentendo completamente scarica. L'adrenalina infatti ha abbandonato il mio corpo scemando non appena ho posato i piedi nudi sull'ultimo gradino della bellissima scala su cui pochi istanti prima ero con il ragazzo che ha fatto ancora a pugni per me.
«Non vedo l'ora di vedere il tuo appartamento». Camille non sta più nella pelle. Le ho già spiegato che il mio spazio vitale non ha niente di speciale e che, non voglio vedere la delusione farsi strada sul suo viso radioso quando si accorgerà che non ho niente di mio lì dentro. Ma lei non sembra avere accettato la mia spiegazione.
Guardo fuori. Le tracce sull'asfalto di un acquazzone arrivato di colpo. Apro il finestrino lasciando entrare nell'abitacolo l'aria fresca dovuta al cambio repentino e breve del tempo. Mi godo i pochi minuti di piacevole sensazione generati dal cambio d'aria e chiudendo gli occhi inspiro ed espiro prima di rispondere. «Non c'è niente di speciale in quell'appartamento. È piccolo e puzza di moquette vecchia», replico ricevendo un'occhiata da parte dell'autista che nel frattempo guida sereno canticchiando di tanto in tanto seguendo una hit del momento. Picchietta persino le dita sul volante a tempo di musica.
Nel complesso è un uomo dedito al lavoro. Non fa domande. Non si impiccia nei nostri discorsi.
«Deve pur esserci qualcosa che ti piace del posto?»
Faccio una smorfia. «Si trova in una zona poco raccomandabile e i vicini sono dei ladri imbottiti di canne», esclamo con finto sarcasmo godendomi l'espressione di Camille improvvisamente nervosa. Il suo sorriso diventa plastico, forzato. Inizia ad avere dei ripensamenti e non solo sul fatto di avere lasciato Steve. Glielo si legge negli occhi grandi e sinceri.
«Però se fai amicizia con loro non rischi di essere derubata», cerco di salvarmi in extremis. Non voglio farla allarmare o preoccupare. Voglio solo che questa nuova giornata finisca in fretta così come il ricordo del mio compleanno.
Non ho più festeggiato da quel giorno. Dopo la morte dei miei genitori. Non voglio ricordare la loro mancanza, la loro perdita perché sono morti in un giorno di festa. Mi hanno lasciata sola e senza via di fuga. Senza un piano per il futuro. Ho dovuto reinventare me stessa costruendo tutto dalle fondamenta dopo una lunga e dura delusione da superare. Nella mia vita la morte è sempre stata una costante. Non conosco altro oltre il dolore. E non si tratta di certo della sensazione provata ma della sua assenza durante la prima fase.
Perché il mondo funziona così: quando tieni davvero tanto a qualcuno, ti viene strappato via dal destino, dalla cattiva sorte.
Camille posa una mano sulla mia riportandomi alla realtà. Stiamo entrando in città. I miei occhi vengono abbagliati dal riflesso delle luci dei lampioni e delle case, dei palazzi alti illuminati. Le mie orecchie inondate dal vocio e dai rumori che entrano nell'abitacolo riscaldandomi.
«Emma, tutto bene?»
«Si, pronta?» chiedo quando il taxi dopo un paio di curve e km, nonché fermate, frena la sua corsa di fronte il palazzo antico rosso dalle finestre bianche di pietra. Lo guardo sentendo la mancanza del mio appartamento, quello conquistato dopo mesi di sacrifici.
«Aspetta», Camille paga velocemente il taxi senza neanche darmi il tempo trascinandomi verso l'entrata più che entusiasta.
Nell'androne c'è una guardia diversa. Salutiamo salendo le scale anziché prendere l'ascensore perché traballa troppo per i miei gusti e inoltre ci mette parecchio per portarti al tuo piano.
Camille sorride con le guance rosee; ancora ubriaca, barcolla visibilmente rischiando di cadere lungo lo stretto corridoio trascinando dietro i quadri incolori e i vasi con i fiori ormai appassiti a cui nessuno ha dato loro cure amorevoli.
Osservo i petali secchi di una rosa ormai a testa in giù, quasi fosse triste. Mi sento proprio come lei. Rinsecchita, prosciugata dalla vita, stanca, pronta a crollare. Non servirà di certo un raggio di sole o una goccia d'acqua a farmi riprendere.
Non so con esattezza perché sento questo, so solo che adesso ho bisogno di chiudere la porta alle spalle e mettermi a dormire, magari per ore.
Aperta la porta lascio entrare Camille che ha tanto l'aria di una turista pronta a scattare qualche foto per immortalare un posto che probabilmente ha visto anche qualche omicidio. «È carino qui. Non capisco perché eri così preoccupata di mostrarlo», biascica avvicinandosi al quadro appeso sulla parete all'entrata dell'appartamento.
Sta mentendo. Lo leggo nei suoi occhi nocciola rotondi come biglie che vorrebbe trovarsi altrove.
«Non mentire», brontolo sentendomi in parte ferita.
Dovrebbe essermi riconoscente. Non sono arrabbiata con lei, sono solo stanca e delusa da me stessa, dal mondo o dal destino che continua a mettermi i bastoni tra le ruote.
Mi blocco un attimo prima di proseguire verso la cucina. Sul pavimento, in bella mostra ci sono dei pacchetti. Confezioni regalo per me.
Osservo inorridita la carta lucida color Tiffany e argento. La scatola di un rosa tenue di camoscio e una color crema marmorizzata.
Corrugo la fronte. Come ci sono arrivati questi qui dentro? Chi mai potrebbe ricordare il giorno del mio compleanno? È già arrivato?
«Mi dispiace disturbarti ma... ho bisogno del bagno», esclama Camille saltellando non accorgendosi della tempesta che mi investe rischiando di annegarmi.
Glielo indico distratta avvicinandomi ai regali. Mi tremano le mani quando li porto in cucina. Toccarli mi regala una strana sensazione. Era da tempo che non provavo niente di simile. Mi sembra impossibile e... sono davvero curiosa di capire chi sia il mittente.
Aperta la scatola marmorizzata trovo dentro una torta con glassa al fondente e granella di pistacchio con la scritta: "Buon compleanno".
Posandola sul ripiano indietreggio e stordita mi ritrovo seduta sul materasso. I due regali ancora non aperti accanto. Scarto il primo che ha uno strappo all'interno. Trovo una confezione di popcorn, una ciotola e il mio film preferito. La pellicola originale con tanto di contenuti extra ed interviste.
Sollevo il coperchio della scatola. Tolto l'involucro di velina bianca le mie dita si fermano a mezz'aria. Spalanco gli occhi incredula. Davanti a me: il tubino rosa che non avevo preso al centro commerciale quel giorno perché non ero convinta del colore.
Sollevo il vestitino davvero bello rispetto a come lo ricordavo e mi cade in grembo un biglietto. Sollevandolo leggo:

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