1

Io coniglio, tu conigli, egli coniglia, noi conigliamo, voi...

"Piantala!".

...ssi conigliano, eh pistolero, te ne intendi tu nevvero! Era così: aveva cincischiato e gli toccava ammetterlo, e se avesse avuto una destinazione si sarebbe pure perso. L'uomo in nero gongolò dietro la quarantena. Negalo quanto vuoi socio, negalo quanto vuoi ma è così!

Ebbe il buon senso di non farlo, e neppure di lasciarsi coinvolgere nel battibecco che esisteva solo nella sua testa: aveva ancora abbastanza serenità in tasca per non cascarci. Nel buio il pistolero sorrise.

Occhi grigi, che stai facendo adesso?

* * *

Aveva abbandonato la tana del prete spingendo il mecca al passo, senza sapere dove andare, solo consapevole di dover levare le tende prima che la situazione prendesse pieghe conosciute.
Delle due direzioni che poteva scegliere, una coincideva con quella che aveva tenuto da Garland in avanti; mezza ruota dopo la balconata si era unita a un ponte di ferro sospeso sopra una rientranza del pozzo: dall'altra parte una discesa puntava a Ovest sopra una foresta di luci bianche e rosse in movimento. Sapeva di cosa si trattava.

Era sceso col mecca alla briglia approdando a una balconata identica,  seguito da occhiate che andavano dall'incredulo al divertito; si era fermato senza badare a nessuno, si era girato una sigaretta accanto ad una strada di metallo, e si era preso il tempo per contemplare lo spettacolo delle automobili che sfrecciavano a due palmi dal suolo, inseguite dal fischio delle loro turbine e dalle loro scie di polvere e colori: soltanto un'altra leggenda che diventava realtà, aveva pensato con un sorriso. Soltanto un'altra cosa strana di cui avrebbe conservato files di ricordo.

Si era messo a contarsela con perfetti sconosciuti, alcuni lo avevano chiamato 'pellegrino', altri avevano fatto come la pupattola, accecandolo a ripetizione coi loro lampi curiosi: aveva benedetto chi glielo chiedeva - perchè poi non avrebbe dovuto? - e dissuaso i più fastidiosi appoggiando le mani al calcio delle armi: e poiché i cittadini sono pecoroni pavidi anche in mondi dal cielo al neon, tanto gli era bastato per non farsi rompere troppo i coglioni.
Si era congedato quando si era stufato di far ciance, quando alcuni avevano iniziato a sfiorargli lo spolverino aveva ringhiato minacce, e di nuovo gli animi si erano placati dietro mani tese e borbottii impauriti. Aveva udito preghiere rimettendosi al passo, l'IA madre aveva suggerito di mantenere un basso profilo e lui aveva detto pure a lei di non scassare.

Due ruote e un'ora più tardi la strada aveva deviato a Sud, trasformandosi in una loggia polverosa scavata nella parete del pozzo; dopo un'altra ora la pista era risalita e si era incagliata fra le fondazioni vertiginosi dei sopralivelli e la voragine del pozzo: ora qualcosa di immenso la occupava, come una montagna di angoli e luci, di strade e di vetri.

Dalla montagna artificiale aveva spostato gli occhi alle lettere che coprivano la parete di fondo, alte due braccia, verdi, arancioni e viola, perse verso l'alto in una sfilza di luci e nomi senza senso.
Una piccola folla stava attendendo che un altro di quegli strambi montacarichi completasse l'attracco: si era messo in coda (senza aver mai smesso di attirare occhiate e lampi), pochi minuti e la folla si era riversata sulla piattaforma, lasciandolo solo nella sua area di vuoto personale: gli aveva domandato pezzi, alcuni avevano cercato parole e lui le aveva concesse, ricambiando gli sguardi di chi conigliava mentre il trasporto, nelle due ore successive, risaliva la montagna artificiale e ne raggiungeva la cima.

2

Il vuoto che aveva davanti, prima una voragine nera e ventosa, era adesso occupato da strade d'acciaio e linee di monorotaia che si intrecciavano a ponti e scale, condutture e gallerie, rampe e passaggi sotto tetti di  vetro e metallo, sospesi fra banchi di polvere e luci colorate: muovendosi nella sua ombra colossale stimò fosse larga un quarto di ruota, sostenuta da tiranti spessi come il corpo di un uomo ancorati alle pareti della città verticale, sopra pilastri di cemento larghi dieci cubiti inghiottiti dal buio e dalla nebbia.

Acque ProfondeLeggi questa storia gratuitamente!