La prima caccia

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È strano sai. Da molto tempo non venivo convocato in un'altro spazio tempo per parlare. Di solito voi novellini chiedete una mano per uccidere qualche bestia terribile o un nemico incredibilmente abile, e io sono ben felice di concedervi un aiuto. D'altra parte, noi cacciatori dobbiamo sostenerci a vicenda. Ma tu, invece, mi chiedi consiglio, informazioni. Amica mia, mi dispiace deluderti, ma non posso certo rovinarti il divertimento, è un percorso che devi fare da sola: scoprire il mistero di questa città, il suo antico e terrificante segreto. D'altra parte ci siamo passati tutti e... Una storia dici? Ma certo, siete sempre affamati di storie voi nuovi arrivati... Và bene, se proprio insisti, potrei raccontarti della mia prima caccia. Ah! Ai tempi ero proprio come te: giovane, audace e terribilmente ingenuo. Un pó lo sono ancora. Audace intendo.
Si...si...la mia prima caccia. La ricordo come se fosse ieri: la notte era appena calata...

La notte era appena calata e la luna splendeva minacciosa sopra di me mentre attendevo paziente, osservando il delicato bagliore della lanterna.
Il colore freddo e tenue della placida fiamma bianca al suo interno è incantevole, ancora tutt'oggi mi calma, sai?
Poi li sentii: i primi passi trascinati nelle strade laterali, i grugniti e le frasi farfugliate da quelli che un tempo erano esseri umani. Alzandomi, caricai la pistola con proiettili di mercurio e sangue, Passai il dito sulla lama della mia mannaia dentata, tanto affilata da ferirmi. "Sono pronto" mi dissi "la notte della caccia inizia".
I folli infetti riempivano le strade, bestie un tempo umane infestavano i vicoli, mentre altri orrori innominabili attendevano nei meandri più oscuri della città. Questa è Yharnam, non è poi tanto diversa da oggi, vero? Ahahah.
Si, quella notte mi feci strada tra incubi inimmaginabili. Feci a pezzi infetti e bestie in pari misura, versai così tanto sangue che ti sarebbe bastato seguirne la scia per trovarmi. E fu nel mezzo della carneficina che mi ritrovai sul vecchio ponte: tutto si era fatto improvvisamente tranquillo, ma come si dice, alla calma segue la tempesta.
Avanzai con cautela, aspettandomi qualunque cosa. Poi apparve. Scavalcó con un salto la cancellata e atterró su un vecchio carro, schiacciandolo sotto la sua enorme mole. Mi accolse con un urlo penetrante e acuto che mi fece accapponare la pelle. La bestia era alta tre volte me, tanto scarna da lasciare intravedere le ossa, dalla pelle grigia e spessa spuntavano ciuffi cadenti di pelo che le avvolgevano parte del corpo come un bianco mantello. Il viso da lupo sovrastato da due enormi corna non aveva più nulla di umano.
Il chierico bestia, lo chiamavano.
Rimanemmo immobili, a osservarci, studiandoci per minuti interi.
Poi la creatura avanzó, usando il braccio deforme per bilanciarsi. Arretrai, ma non fui abbastanza rapido. Gli artigli mi squarciarono l'abito e aprirono lunghi solchi nel petto. La vista mi si annebbió per alcuni istanti e mi sentii sollevare. Mi ritrovai sopra la testa della bestia poco prima che mi scagliasse al suolo, l'impatto mi lasció senza fiato.
Mi rialzai a fatica, sentendo l'ira infiammarmi le vene, poi mi lanciai di lato evitando di un soffio quello che sarebbe stato il colpo di grazia.
Strattonai l'arma, che si richiuse su sè stessa con uno schiocco secco; avevo bisogno di velocità e quella era la forma più maneggevole. Mi lancia sulla bestia, i denti della sega lacerarono la carne aprendo grossi solchi sul suo fianco. Il sangue infetto mi coprì il volto, il calore e l'odore acre del liquido rosso mi travolse. Mi sentii nuovamente rinvigorito.
La bestia roteó per scacciarmi, ma colpì solo l'aria. Mi scansai, evitando l'ennesimo attacco, quindi sparai. Il proiettile centró in pieno l'occhio della creatura, che si accasció dolorante. Non persi tempo, mi lanciai verso di lei e la mia mano come un artiglio penetró nel collo del mostro fino alla mandibola. Poi tirai verso di me. Un'enorme spruzzo di sangue mi investì, mentre la bestia arretrava urlante.
Folle di dolore e rabbia, si scaglió nuovamente all'attacco.
Era veloce, ma il tempo mi sembró rallentare. Sentii le pupille dilatarsi, il cuore battere forte, passai la lingua sulle labbra, il familiare sapore ferroso e amaro mi inondó la bocca. Mi accorsi di non sentire più dolore.
Ero totalmente inebriato dalla caccia.
Scansai il colpo, poi la colpii una volta, due, tre, e poi ancora e ancora, il sangue sembrava lava incandescente nelle mie vene, ne volevo di più, sempre di più.
Il mio corpo sembrava muoversi da solo, schivavo e deviavo, colpivo e tagliavo.
Il tempo sembró fermarsi. C'era solo la caccia. C'era solo il sangue.
Quando tornai in me, la bestia era ferita gravemente, si reggeva in piedi a fatica ma combatteva ancora. Dovevo porre fine alla sua sofferenza.
Accesi una molotov, e la lanciai contro la creatura. Il pelo imbrattato di sangue del petto prese fuoco, ma non bastó. Ne accesi un'altra, alzai lo sguardo appena in tempo per schivare un colpo devastante. Il vetro si infranse sul volto del mostro, riversando il liquido infiammabile che divampó pochi istanti dopo.
Il chierico bestia, sconfitto, urló al cielo un'ultima volta prima di crollare.
Rimasi in silenzio, contemplando la mia prima preda. Trovai sul suo cadavere un ciondolo, l'ultimo segno della sua umanità perduta. Sentivo freddo, e qualcosa di appiccicoso mi avvolgeva il corpo.
Tornai sui miei passi. Ripercorsi le strade imbrattate di sangue, scavalcai i cadaveri di quelli che io stesso avevo ucciso e mi ritrovai davanti alla tenue luce della lanterna.
Così bella. Così calma. Così dolce.
La vista mi si annebbió. E vi fu solo buio.

Mi risvegliai al sogno del cacciatore. Il profumo di bianchi fiori e di nebbia perpetua mi accolse, facendomi sentire di nuovo a casa.
"Bentornato, buon cacciatore" l'Automa mi salutó, come di consueto. Mi avvicinai a lei, donandole il ciondolo strappato alla belva. Non disse nulla. Rimase a fissarlo, immobile.
Io mi diressi verso la lapide sulla quale capeggiava inciso: Città di Yharnam.
"Che la caccia riprenda" dissi tra me e me, lanciandomi di nuovo nella mischia.

E la caccia riprenderà anche per te, amica mia. Molti hanno fallito, ma in te... In te vedo qualcosa. Si, mi ricordi me, da giovane. Vedo nei tuoi occhi la stessa determinazione, la stessa forza. Forse tu potresti farcela, potresti scoprire il segreto di Yharnam, il segreto del sangue maledetto che ci scorre nelle vene, quello che ci rende cacciatori, il motivo per cui siamo vivi. Si, forse ci riuscirai, come ci sono riuscito io ai miei tempi. Per me ormai è tempo di andare, mi sono fermato fin troppo, ma prima, lascia che ti dia un paio di consigli: non fidarti dei tuoi occhi, dove andrai non avrai bisogno di vedere, e gli occhi potrebbero celarti la verità.
Ma fai attenzione a quest'ultima, compagna cacciatrice! Perchè sai, l'illuminazione puó portare alla follia.
AhahahAHAHAHAHAHAH.

Bloodborne: La prima cacciaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora