Capitolo 18

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Ore 20:30
Non sono ancora pronta. Non riesco proprio a trovare qualcosa di decente da indossare. Il mio armadio è solo un ammasso di capi sportivi e giornalieri, niente di elegante o casual da indossare per determinate occasioni importanti come l'uscita con un'amica.
Prima o poi dovrò accettare l'invito di Anya e andare con lei a fare shopping convulsivo, il sogno di ogni ragazza: ma non il mio. Per me è proprio un incubo girare per i negozi continuando a provare dei capi che, con ogni probabilità non acquisterò mai perché troverò sempre un difetto, qualcosa che non mi piace o che mi fa sentire a disagio.
Anya, già in tiro, sprizza allegria da tutti i pori. Deve avere qualcosa in mente perché la sua allegria non è ancora scemata del tutto. È da tutto il giorno che sorride da sola. Ultimamente la vedo parecchio distratta. Anche se mi preoccupa e non poco il suo improvviso nervoso visto che sta iniziando ad avere degli orribili tic. Questo suo atteggiamento altalenante è alquanto sospetto.
Lei, indossa un vestitino rosso scuro aderente con del pizzo sul davanti; tremendamente corto sopra. Tacchi vertiginosi neri e per completare il look da rockettara: le sue immancabili collane e i suoi adorati anelli.
Quando mi ha chiesto di uscire, ho accettato il suo invito per passare un sabato sera alternativo. Non abbiamo passato molto tempo insieme, anche perché è stata parecchio sfuggente negli ultimi giorni.
Non riesco ancora a credere di avere superato una settimana senza piangere, senza disperarmi o altro. Sono stata forte e sicura. Ho anche trovato molteplici distrazioni e ho sorriso, una cosa davvero molto difficile per me.
Mi sono imposta di non pensare troppo, di non smarrirmi e di avere sempre qualcosa da fare. Ho impegnato il tempo libero facendo tutto ciò che ho sempre voluto fare per sentirmi libera e spensierata.
Non sono andata al lavoro ma sono riuscita comunque a tenermi in contatto con Max per tranquillizzarlo.
Inoltre, il fatto che chiuderà il locale per un mese: non mi entusiasma. In parte spero che questa: possa essere l'occasione giusta per iniziare a vivere un pò di più.
Giugno sta quasi volgendo al termine quindi avrò un mese di vacanza in piena regola. Senza lavoro e senza studio. Giorni da dedicare solo a me stessa.
Trovandomi ancora davanti l'armadio con le ante spalancate: sbuffo e alla fine tiro fuori dall'armadio il tubino nero nuovo, quello che non ho ancora avuto modo di indossare. Stacco l'etichetta e lo indosso cercando di chiudere la zip di lato. Mi sento soffocare: è troppo stretto.
Rimpiango di non avere preso quello rosa quel giorno al centro commerciale, ma non era di certo il mio colore. Mi sento più a mio agio con il nero.
Allaccio i cinturini dei tacchi, sistemo i capelli ordinatamente e abbondo con il mascara.
«Emma sei pronta?», Anya arriva in camera correndo. Si blocca sulla soglia e mi sorride facendo un piccolo passo avanti tenendo le mani dietro la schiena proprio come una scolaretta. «Wow, che bella! E questo fisico dove lo tenevi nascosto?», esclama facendomi fare una giravolta per osservarmi meglio.
Mi sento un pò a disagio sotto il suo sguardo. Non sono abituata a vestirmi in questo modo. Per una volta però: voglio provare a vivere e divertirmi cambiando un pò le mie stesse regole.
«Diciamo sotto le tute che tanto odi vedermi addosso», replico toccandomi una guancia riscaldata dal complimento.
Anya arriccia il naso. «Non hai niente da invidiare alle modelle. Dovresti vestirti più spesso così. Bene, andiamo!» battendo le mani poi afferra la mia trascinandomi fuori dall'appartamento.
Uscite di casa, ci avviamo verso il Devil's Club. Il viaggio in auto con Anya è un continuo susseguirsi di esclamazioni e piccole urla come: "attenta", "potevi travolgerlo".
Quando guida mette tantissima ansia addosso e, quando finalmente arriviamo al locale scendo in fretta dall'auto, perché proprio come la prima volta: mi sento in alto mare.
Lei ghigna mostrando uno dei suoi sorrisetti sfrontati. «Andiamo fifona, non guido poi così male. Era quel ciclista disattento!»
La guardo spalancando gli occhi. «Lasciatelo dire, guidi davvero male!»
Mettendosi a braccetto mi guida verso l'entrata.
Gli interni, sono totalmente modificati. Il locale, sembra essere stato smantellato e rimodellato per l'occasione: una serata con un Dj famoso e a base completamente alcolica. Il bancone sulla destra sembra più grande, la superficie liscia e lucida in onice dietro una vetrina a specchio piena zeppa di bottiglie, calici e bicchieri di ogni forma e dimensione; e la sala: ampia, priva di tavoli oltre il palco lasciato libero per dare spazio a tutte quelle persone che hanno bisogno di perdere il controllo per una notte.
C'è già un bel pò di gente quando arriviamo. Per fortuna Anya aveva prenotato un tavolo. Questo si trova sulla parte sinistra accanto alle vetrate proprio dietro un lungo divisorio a separare la pista da ballo. Le mura dipinte di rosso sono coperte da quadri in bianco e nero, ci sono anche delle mensole a forma di cubo sospese sulle pareti su cui poggiano delle graziose piante. Il tutto a fare da cornice ai divani che circondano a forma di C un tavolo quadrato.
Mi siedo continuando a guardarmi attorno sorpresa. «Mi piace», esclamo subito.
La pista da ballo sotto il palco è affollata e dalle casse, si sta diffondendo la versione remix di: Est ce que tu maimes. La canticchio distratta mentre Anya controlla continuamente l'orario dal suo telefono, impaziente di vedere arrivare Mark.
Quei due, non me la raccontano giusta. Stanno sempre attaccati a complottare, a ridere, a sghignazzare. Sembrano così intimi che spesso mi ritrovo a sognare ad occhi aperti di avere una storia come la loro.
Mi piace il modo in cui Mark la guarda, la protegge e fa di tutto per renderla felice. Mi piace il modo in cui Anya lo bacchetta e lo ama con tutta la sua anima ribelle. Il modo in cui si prende cura di lui dimostrandogli che in fondo nella vita abbiamo bisogno di qualcuno accanto da amare, da vivere.
«Arriverà», la rassicuro.
Annuisce anche se non sembra poi così convinta. «Mi prometti almeno una cosa questa sera?»
«Che cosa?» chiedo improvvisamente in ansia agitandomi sul divano a causa del suo sguardo serio.
«Questa sera berrai almeno una birra?», fa il suo sguardo convincente battendo persino le lunghe ciglia.
Ci penso un momento su. Mi dico che devo superare le mie paure e divertirmi come ogni altra ragazza. Abbasso le spalle. «Ci proverò, ma niente birra», rispondo sorridendole.
Anya strilla battendo i palmi sul bancone. «Sicura?»
«Si, lo farò solo per te. E se dovessi ubriacarmi tanto, sarai costretta a portarmi a casa tenendomi in braccio», dico seria. Ripensando a quelle volte in cui da ubriaca combinavo qualche pasticcio cacciandomi nei guai. Sembra passato un secolo da allora e, molte cose sono cambiate; io sono cambiata. Quasi stento a riconoscermi.
Sporgendosi mi abbraccia. «Grazie!»
Mark arriva dopo qualche minuto. Anya si illumina maggiormente dando la bella notizia al suo ragazzo. «Emma ha promesso di bere almeno un goccio stasera, quindi possiamo festeggiare come si deve.»
«Chi è che berrà?», domanda una voce, che ho imparato a conoscere bene, alle mie spalle.
Mi volto, Ethan mi sorride pizzicandomi una guancia. Lo fa sempre, non riesce proprio a trattenersi. Non so la ragione di questo suo gesto, so solo che si comporta in modo strano dopo la serata passata da Seth. Forse questo suo atteggiamento è solo un modo per dimostrarmi la sua protezione e amicizia, mi dico osservandolo.
Indossa Jeans neri attillati, una maglietta bianca stretta che mette in mostra il suo fisico. I capelli leggermente scompigliati e gli occhi accesi, vispi.
Mi guarda con la stessa intensità di sempre. Proprio come la prima volta. È sempre riuscito a disarmarmi con un solo sguardo, sin dall'inizio. Sento anche il modo in cui apre un varco dentro di me, scava addentrandosi nel profondo della mia anima; come se cercasse qualcosa di prezioso in mezzo alle molteplici macerie che da sempre hanno riempito la mia fragile esistenza. Lui è davvero l'unico che con uno solo sguardo riesce a fare crollare tutto, mura comprese. Quelle che ho costruito per proteggermi.
«Beh, mi sembra ovvio, no? Emma!», Strilla eccitata Anya trascinando velocemente Mark in pista.
Fisso imbarazzata le punte delle scarpe e quando alzo di nuovo lo sguardo, Ethan mi sta sorridendo. I suoi occhi brillano e ad un certo punto ho il timore che lui abbia assunto qualche sostanza prima di arrivare qui al locale. Mi rabbuio leggermente vagando con lo sguardo ovunque, evitando i suoi occhi.
Al bar, dietro il bancone a servire i clienti: c'è di nuovo quel ragazzo carino. I suoi occhi, sono puntati proprio nella nostra direzione. Mi fa subito un cenno di saluto. Ricambio anche se un po' impacciata. Per fortuna Ethan non se ne accorge. Non so nemmeno perché mi sto preoccupando così tanto del suo giudizio: visto che lui è ancora impegnato, mentre io sono libera.
Sul cubo, due ragazze stanno ballando. Sembrano completamente andate. Vorrei essere come loro: così disinibite, così aperte alla vita, così libere mentalmente dai giudizi che la gente potrebbe avere su di loro.
Anya torna al tavolo tirando Mark dietro. «Abbiamo ordinato!», strilla per sovrastare una canzone di David Guetta.
La cameriera gentile dai capelli fucsia raccolti in uno chignon scomposto si avvicina e, abbassandosi verso il mio orecchio sussurra: «Questo te lo manda Stephan.» Mi fa un sorrisetto lasciando sul tavolo un bicchiere azzurro con un bigliettino.
Rimango per un momento interdetta di fronte al biglietto colorato in cui c'è scritto:

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