Capitolo 8: avventura nei corridoi

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Martina's P.O.V

Due settimane passarono in fretta. Ogni giorno passavano Manfredi e suo padre, accompagnati ovviamente dal giudice Falcone. Alcune volte venivano Luca e Antonio, ma di mia madre neanche l'ombra. Ciò mi dispiaceva tanto. La persona che mi aveva cresciuta non accettava che volessi semplicemente seguire la giustizia, e credo che sarebbe peggiorata la situazione se le avessi detto cosa avrei voluto fare da grande.

Mio zio era un medico, un dentista. Aveva uno studio facoltoso e non aveva figli, e da quando ero piccola che diceva che quello studio sarebbe diventato mio. Mia madre era al settimo cielo, e a me non dispiaceva il fatto di curare le persone. Ma da quando ho conosciuto il dottor Falcone e il dottor Borsellino ho capito che svolgere il proprio lavoro per migliorare la vita del popolo era il mio destino. Anche io voglio fare il giudice.

Mi guardai attorno. Non avevo un compagno di stanza, e ciò mi faceva sentire un po sola, specialmente nei momenti in cui non avevo visite, come in quel momento. Non potevo certamente ascoltare la radio, e con quella gamba ingessata non riuscivo a fare mezzo passo senza stampelle. Decisi di leggere un libro che mi regalò mio padre quando ero piccola.

Dopo qualche pagina, sentii qualcuno bussare alla porta. Alzai lo sguardo e trovai il giudice Falcone con un pacco regalo. Gli rivolsi un sorriso a trentadue denti, iniziavo a sentirmi molto sola. Si sedette sul mio letto e mi abbraccio.

《Ciao, piccola. Come stai? Riesci a camminare?》

《Con le stampelle, si. Comunque grazie, è arrivato al momento giusto. Dato che non ho un compagno di stanza, mi sento molto sola》

《Beh, se vuoi vedrò cosa posso fare》 e mi fece l'occhiolino, con un sorrisetto sotto i baffi 《Comunque, tieni, questo è per te》 e mi porse il pacco

Lo aprii, e trovai delle cuffie ultimo modello, che si inserivano nella radio, così da poter sentire la musica senza dare fastidio. Probabilmente a Palermo non le avevano neanche dieci persone. Sgranai gli occhi dalla sorpresa, lo guardai, ma non riuscivo a parlare.

《Allora, ti piacciono》

《Se mi piacciono? Sono fantastiche! Ma lei è pazzo, chissà quanto costano!》

《Questo è niente in confronto a come mi hai fatto sentire quando mi hai parlato due settimane fa》

Capii a cosa alludeva. Il mio viso si addolcí e gli diedi un bacio sulla guancia

《Grazie!》

《Eh-ehm! Buongiorno, scusate se vi disturbo》 era il dottore. Io e il giudice ci girammo, e divenni rossa per la situazione abbastanza imbarazzante.

《Volevo solo dirti, Martina, che tra qualche ora ti toglieremo il gesso. Arrivederci》 e se ne andò

Rimasi un po sorpresa.

《Allora non sei contenta! Così puoi tornare a casa》

《Già, a casa....chissà che mi aspetta a casa...》 lui mi guardó confuso, e mi ricordai che non sapeva della lite con mia madre

《Beh, credo che capisca che non sta molto simpatico a mia madre. Poi abbiamo litigato il giorno della caduta, e mi ha detto che mi pentirò di aver scelto di essere sua amica. Da allora non mi è più venuta a trovare》 si incupí

《Ascolta, tua madre ha ragione, con me sei in pericolo, anche se tu hai deciso di affrontarlo. Ma non voglio che per colpa mia tu debba perdere la tua famiglia》

《Ma che dice! Risolverò tutto, ma non voglio rinunciare ai miei amici》

In quel momento esatto qualcun altro bussò. Emtrarono il dottor Borsellino e Manfredi.

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